Le monete celtiche


Presso i Celti esistevano già delle forme premonetali di metallo, generalmente rotonde o quadrate con foro centrale, la cui funzione monetale è presunta ma non provata.
La vicinanza con le colonie greche, specialmente Massilia, fece conoscere ai Celti questo oggetto per il commercio, la moneta, nel II secolo a.C., la quale fu presto copiata.


I Celti, chiamati dai Greci "oi Keltoi" erano in origine numerose tribù indoeurpee nomadi che occuparono quasi tutta l'Europa centro occidentale; onoravano beleno dio solare e fonte di vitama non avevano una politica comune quindi non costituirono nè un popolo nè una nazione unita.

in origine il commercio tra componenti della stessa tribù ed anche con quelle vicine si esercitava tramite il baratto e quindi non era necessaria la moneta. Esistevano però delle forme premonetali di metallo, generalmente rotonde o quadrate con foro centrale, la cui funzione monetale è presunta ma non provata. Allo svilupparsi del commercio con i popoli confinanti si rese necessario dotarsi di un mezzo di scambio, il quale fosse riconosciuto dai mercanti con i quali si intrattenevano rapporti.

La vicinanza con le colonie greche, specialmente Massilia (Marsiglia), fece conoscere ai Celti questo oggetto per il commercio, la moneta, nel III secolo a.C. la quale fu presto copiata.

Fu quindi adottata, imitando la tipologia delle monete d'argento di Filippo II di Macedonia del peso di circa 11,5 grammi (tetradrammi) riportanti al recto una testa maschile volta a destra o sinistra, con serto di alloro sul capo e due file di foglie e due perline, al verso un cavaliere con o senza globetti sulla testa su cavallo galoppante.

La numismatica celtica è un campo in cui la datazione dei reperti è estremamente problematica.
Contrariamente a quanto avviene nel caso delle monete romane, in cui sia le iscrizioni che le
effigi rappresentate sono di grande utilità dal punto di vista cronologico, nel caso delle monete celtiche risulta difficile ottenere una datazione precisa di ciascun pezzo. Questa difficoltà è
dovuta, oltre che alla mancanza di reperti scritti, anche al fatto che le monete stesse
forniscono usualmente poche informazioni utili per risalire alla data di conio.


Dal punto di vista delle rappresentazioni e delle iscrizioni sulle monete, predominano
teste di re e magistrati sul dritto e cavalli e cavalieri sul verso, ma non mancano casi
curiosi e interessanti, soprattutto dal punto di vista astronomico.

Alcune monete riportano sotto il cavaliere, una delle seguenti legende:
ATTA, COPOT, NEMET, TINCO, T venetica oppure altre.

Più rare sono le monete auree, gli stateri, le frazioni di argento dei tetradrammi
e quelle divisionali di rame.

Si hanno poche notizie sulla dislocazione delle zecche di sede fissa, nè tantomeno di quelle itineranti. Numerosi ritrovamenti monetali a Zuglio e in altre località della Carnia (zona alpina in provincia di Udine), c'era in loco qualche officina per il conio delle monete.*

Anche la società celtica del L. T. Medio viene in genere considerata una società «di rango» a carattere tribale, anche se alcuni fatti, in particolare l'adozione della moneta e la stabilizzazione degli insediamenti, sembrerebbero contraddire almeno in parte questa immagine. Le monete L. T. imitano soprattutto prototipi greci, tra cui i principali sono le dracme d'argento di Marsiglia, gli stateri d'oro e i tetradrammi d'argento di Filippo II e di Alessandro, poi anche, in qualche caso, prototipi romani. In Europa centro-occidentale, però, sia gli originali greci che le loro imitazioni, spesso sporadiche, in genere non sono databili in base al contesto archeologico. La cronologia delle prime dracme di imitazione massaliota emesse nella Gallia cisalpina dipende da quella del prototipo: la dracma pesante che sarebbe stata coniata fra l'inizio del V sec. e il 360 a.C. o la dracma leggera con gli stessi tipi iconografici ma successiva al 225 a.C. Le prime emissioni cisalpine, se - come pensano alcuni autori - sono collegabili, dal punto di vista ponderale, alle dracme pesanti, potrebbero risalire al IV sec. a.C. Cronologie sensibilmente più basse per le prime monete celtiche transalpine sono state proposte negli anni Settanta da varí autori, che si· fondavano soprattutto sulle emissioni di primo secolo, meglio databili perché più abbondanti e spesso rinvenute in contesti archeologici. All'inizio degli anni Ottanta, però, H. Polenz, riesaminando sistematicamente i pochi corredi con monete anteriori al primo secolo presenti in Europa centrale, ha potuto dimostrare l'esistenza di associazioni sicure tra monete celtiche e corredi del L. T. Medio, e addirittura prospettare l'ipotesi che due tombe con imitazioni di stateri di Alessandro e di Filippo, Dobian e Hostomiz, note da recuperi ottocenteschi, potessero venire datate al momento finale del L. T. Antico (L. T. B2).

A Garlasco dracme e oboli padani compaiono in alcune tombe della fine del periodo (L. T. C2) che rappresentano quindi il primo aggancio cronologico sicuro per le emissioni padane, da intendere certo solo come un terminus ante quemper l'inizio della monetazione.

ollari d'oro, spesso a coppie e talvolta associati a monete d'oro o d'argento, rappresentano un tipo di rinvenimento verosimilmente a carattere votivo documentato almeno a partire dal L. T. Medio (A. Furger-Gunti). Tra le offerte sono ora documentati oggetti miniaturistici, monete e a volte anche statue lignee, come nel caso delle sorgenti della Senna.

Nei centri minori come Berching-Pollanten, un insediamento all'aperto di poche decine di ettari, non lontano da Manching e da Kelheim, sono presenti monete relativamente numerose, soprattutto divisionali d'argento. Alarne monetine d'argento trovano confronti a Manching e sono state interpretate come un'ulteriore prova dei legami commerciali con questo centro; per altre, risultate in un primo momento prive di confronti precisi e denominate perciò «tipo Pollanten», è stata ipotizzata una lavorazione in loco (in seguito però ne è stato rinvenuto un esemplare a Manching). Le monete risultano quindi presenti soprattutto negli oppida, dove sono frequenti in particolare quelle di bronzo e di «potin» (monete di bassa lega di bronzo, contenente anche piombo, sia coniate che fuse), ma anche negli abitati all'aperto, e sembrano essere state prodotte sia negli uni che negli altri; tracce di lavorazione di monete sono state rinvenute in oppida come Manching, ma anche nel sito non fortificato di Aulnat. La diffusione di emissioni di basso valore, accanto a quelle in metalli preziosi, sembra indicare che gli oppida fossero centri di scambio, oltre che di produzione, caratterizzati da un'economia nell'ambito della quale transazioni anche di modesta entità potevano venir effettuate con monete. Anche se gran parte delle coniazioni è anepigrafa, le monete rappresentano inoltre una delle poche fonti epigrafiche disponibili per il mondo celtico. Nel L. T. Tardo a Ν delle Alpi la conoscenza della scrittura è indubbia, anche se è difficile valutarne la funzione e l'impatto all'interno della società.**

Ancora nel tardo periodo di Hallstatt divenne stabile l'usanza di considerare come vunità pred di valore delle striscie di ferro non lavorato apprpssimativamente tutte dello stesso peso, più larghe al centro e con una estremità restringente. Questi lingotti monets eranio esportati dai territori celtici in tutti i paesi vicini e specialmente in Britannia rimasero a lungo in vigore. L'espansione eccezionale del potere celtico nel periodo della maggiore prosperità economica e commerciale, rendeva necessaria la coniazione di monete le prime monbete barbare emesse nella gallia e nell'europa centrale. Le bande di guerrieri celtici si erano rese conto dei vantaggi di battere moneta già dal IV secolo a.C. e specialmente in occasione delle loro incursioni in Grecia e in Italia e i mercenari celtici riscuotevano la loro paga in denaro. Per tutto il periodo in cui i celti ebberso successo nelle loro spedizioni armate non avvertirono la necessità di possedre una coniazione propria. ma dal terzo secolo in poi, quando sempre più vennero a basare sulla loro attività produttive la loro stabilità economica e quando già erano in grado di produrre un certo sopravvanzo, che superava la richiesta locale, una propria coniazione divenne condizione necessaria per lo sviluppo ulteriore.
Nel mondo celtico le monete in oro e argento erano regolarmente in uso, molto più rari erano le monete di altri metalli, rameo bronzo. Nelle terre cecoslovacche i Celti coniarono soprattutto monete d'oro mentre quelle d'argento erano assai meno comuni. Nelle regioni dell'Ovest erano in circolazione monete di entrambi i metalli ed il preodimnare dell'uno o dell'altro dipendeva dalle risorse locali.
Le prime monete celtiche compaiono attorno alla metà del secondo secolo a.C. seconda metà divennero sempre più numerose. Da ultimo derivano da esemplari della Macedonia o della Grecia. Di questo tipo era lo statere di Alessandro III recante la testa di Pallade Atena con in capo un alto elmetto corinzio sul dritto, e sul rovescio una Nike la dea alata della vittoria reggente una corona d'alloro nella mano destra. Queste monete in oro in origine recavano iscrizioni in greco, pesavano 8,4 grammi e avevano un diametro di 18-20 mm. Oltre a questi stateri interi, si coniavano pure monete del valore di un terzo, un ottavo e un ventiquattresimo dell'intero. Esse ci sono famigliari per i ritrovamenti fatti in Boemia (tesori di Nechanice presso Hradec Kralové e Stary Bridzov) e in molti luoghi della Moravia, specialmente nelle vicinanze dell' oppidum di Staré Hradisko; ma sporadicamente compaiono pure in Austria e in certe parti dell'Ungheria. Le monete di questo tipo più tarde degenerano e si discostano sempre più dai modelli originali.

Nell'Europa centrale a partire dalla Slesia, attraverso le terre ceche sino all'Austria, compaiono monete d'oro cona la testa di Pallade Atena sul dritto ma con la figura di un guerriero con scudo, una cintura attorno ai fianchi e reggente una lancia; motivi cioè strettamente collegati con il mondo indigeno dei Celti. Esse pesano circa 8,16 grammi e hanno un diametro che varia dai 15 ai 17 mm. Pure queste monete col tempo andarono deteriorandosi con semplici contorni sporgenti, la figura del guerriero era rappresentata da un semplice disegno schematico. La purezza dell'oro invece raggiungeva spesso il 97 per cento. Sembra che fossero in circolazione nell'epoca di fioritura degli oppida poichè sono state trovate anche a Stradonické Hradiste. Talvolta gli stampi di Atena-Alcis erano usati per coniare monete d'argento.***

Nel territorio della Francia odierna, i coniatori erano fortemente influenzati da Massilia, che fece uso molto presto delle monete emesse dalle colonie greche dell'Asia Minore, poi le imitò e infine (nel quarto secolo), comiciò ad emettere le sue proprie dracme, che recavano sul rovescio la testa di una ninfa con un leone, più tardi un toro; qui si coniavano mpure monete di bronzo. In seguito Rodi, Emporion e altre colonie situate nella parte settentrionale della costa orientale della penisola iberica ebbero monete proprie. Queste monete penetrarono in Gallia attraverso il commercio e sporadicamente trovarono la loro via sino all'Europa centrale, poichè ne furono trovate imitazioni in bronzo, col simbolo di un toro che carica a Bibracte e pure a Strabodnice.

Nella Gallia vera e propria la maggior fonte di ispirazione nella nuova arte della coniazione, fu lo statere d'oro di Filippo II di Macedonia, recante sul rovescio la testa di Apollo e la sua famosa quadriga. Il disegno era semplificato (più tardi un cavallo solo prese il posto dei due originali) secondo i tratti caratteristici della coniazione celtica. Il cavallo del rovescio assunse in seguito testa umana. I nomi greci che si trovano su queste monete (quelle di Filippo) ben presto si barbarizzarono e lasciarono spazio ai nomi celtici; più tardi i nomi comparvero solo sproradicamente sulle monete, soprattutto nel territorio dei Treveri (Abucatos sugli stateri dei Biturgi, Niros sulle monete d'oro dei Nervi o dei Treveri, Pottina, Lucotios, Vocaran e altri: forse nomi di condottieri di tribù). Nella Gallia occidentale , in Boemia e nell'Europa centrale compaiono contemporaneamente dei globuli rozzamente fusi, con disegni quasi illegibili.

In Gallia in un'epoca più tarda si coniarono monete d'argento secondo lo stile dei denari della repubblica romana del secondo secolo, con il motivo di una figura cavallo nella regione franco-svizzera, con un cavallo e la leggenda Kal, Kaledu, talvolta attribuita agli Edui (ritrovamenti nella stazione di La Tène ma anche a Stradonické Hradiste), o con una figura umna che reggeva una torcia.

In tale epoca l'arte della coniazione si era diffusa anche nelle regioni del sud-est, nel Norico, e nei territori romeno-ungarici della Serbia e della Bosnia. In queste regioni dei Carpazi i coniatori indigeni si rifacavano tra l'altro a tipi come la tetradracma di Filippo II di Macedonia, la quale continuò ad essere emessa per lungo tempo dopo la sua morte per la paga dei soldati e i rapporti commerciali con i barbari dei territori circostanti. Queste emissioni fsatte sopratutto ad Anfipoli (sulla costa del mar Egeo ad est della penisola calcidica) cessarono subito dopo il collasso della potenza macedone (battaglia di Pidna 186 a.C.) e così le tribù confinanti cominciarono per conto loro ad eseguire imitazioni. Parecchie varianti di queste monete furono certamente coniate nell'odierna Slovacchia probabilmente usando argento grezzo locale; il tipo Audoleon, con il rovescio equino e la legenda indistinata Audoleon, si trova soprattutto concentrato attorno alla catena del Matra ed un tipo Hont ad esso collegato è diffuso dal Burgenland sino alla regione di Bratislava. L'emissione in argento del Norico che raffigura al rovescio un cavallo solo o montato e sul dritto la testa di Apollo, reca occasionalmente anche una legenda: Boio, Tinco, Nemet,
Andamati, ecc... ***

Nell'Europa centrale entrò in circolazione, tra la fine del secondo e l'inizio del primo secolo a.C.,
uno statere d'ordo recante sul rovescio la raffigurazione di un cinghiale: esso era particolarmente comune in Boemia, e certo si ricollega al significato culturale dell'orso nel mondo celtico. In Boemia vennero alla luce pure degli stateri d'oro con la rappresentazione barbarizzata di una testa sul dritto e sul rovescio un uomo in corsa o in ginocchio che tiene nella destra dei bastoni a croce; come pure degli stateri col motivo Roll-tier (che si pensa fossero originari dell'area culturale Scita); essi furono ritrovati a Osov, e, in maggior quantità a Stradonice presso Beroun e in altri luoghi.
Di uso corrente nella prima metà dell'ultimo secolo a.C. erano due tipi di monete d'oro a fondo concavo. Quelle del gruppo più occidentale, chiamato guttae iridis, sono sparse soprattutto in Baviera e sono normalmente attribuite ai Vindelic; si possono però trovare in un area che si estende dalla Francia orientale alla Boemia. Sul dritto vi è un motivo di Rolltier, e sul rovescio una torcia di sei palle; più tardi solo un drago o una testa di uccello con ghirlanda; nella valle del Reno è spesso associato a questo disegno un motivo triangolare. La maggior parte erano contenute in tesori (ripostigli). Ad Irsching, presso Manching, erano circa 1400 ma altre sono state trovate in Svizzera e anche nell'oppidum di Stradonice. L'oro bianco con cui sono state coniate è spesso meno puro, a volte sotto il 70 per cento.
Pesanti monete d'oro (Goldknollen) con un'alta percentuale d'oro (sino al 90 per cento) e un peso medio di circa 7,45 grammi hanno una forma a facce concave non del tutto definita. Il disegno è barbarizzato e non facilmente riconoscibile, spesso degenerato in protuberanze indistinte. Facevano parte del celebre ritrovamento di monete avvenuto nel 1771 in una località non lontana dal villaggio di Podmokly presso Zbiroh nel distretto di Rokycany nella Boemia sud-occidentale. Si rinvennero racchiuse in una caldaia di bronzo, oltre ad un braccialetto d'argento circa 5000 monete d'oro che comprendevano stateri interi, di un terzo e di un ottavo, vale a dire un tesoro di parecchi chilogrammi d'oro. Il ritrovamento fu però fatto in modo illegale e il tesoro andò disperso; solo una parte di esso, circa 1260 monete fu recuperato dall'Ufficio di Stato di Furstemberg ma questa parte fu rifusa per coniare i ducati del Furstemberg!

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In tale epoca l'arte della coniazione si era diffusa spesso


https://ilfattostorico.com/2012/06/26/trovate-50-000-monete-celtiche/

http://www.brera.mi.astro.it/~adriano.gaspani/monete.htm

 

* Giancarlo Cerabino - Ex Presidente del Circolo Numismatico Patavino

** Enciclopedia Treccani

*** La fonte più completa e autorevole per questa storia è Jan Filip, studioso di Praga - "I Celti alle origini dell'Europa"