Le monete di Firenze e il fiorino d'oro


La moneta d'eccellenza di Firenze fu il fiorino d'oro, la sua creazione un evento di portata enorme nella storia sia economica sia numismatica.

Con la ripresa dei commerci dal XII secolo, la riforma monetaria carolingia iniziava a diventare inadeguata e il denario era ormai tanto svalutato in peso e titolo da essere ridotto (a una monetina tanto fina) a dimensioni ed apparenza assolutamente miserabili; un brutto dischetto piccolo e sottile, di bassa lega, facile a perdersi ed addirittura a rompersi; da rompersi se si provava a piegarla, come ci racconta Mario Cipolla.

Tanto svilito nonostante la ripresa dei raffici e l'incremneto degli scambi. Così da più parti si era risposto alle nuove esigenze economiche con l'introduzione del grosso d'argento coniato da genova e da Venezia tra XII e XIII e poi anche da altre zecche forestiere a seguito dei successi che aveva accolto, specie nei mercati del Levante; occidente legato al monometallismo argenteo invece Italia meridionale (in orbita araba e bizantina) aveva continuato battere moneta d'oro

E poi dal dicembre 1231 l'augustale istituito da Federico II dal conio di marcata derivazione classica, peso 5,28 grammi e lega di 20,5 carati (Cipolla pp 116-117). Poco successo appena vent'anni più tardi esigenza anche in italia di una moneta aurea che fosse universalmente accettata e da base scambi meglio dell'argento (diverse tr aloro per peso e finezza): nel 1251 calo dell'oro rispetto all'argento e a distanza di pochi mesi Genova e Firenze coniano genovino e fiorino.

Sino a quasi metà duecento Firenze non aveva una sua zecca ma usava le monete di Pisa e Lucca (quest'ultima attiva da oltre un secolo in qualità di Zecca Imperiale), città che la superavano per potenza e ricchezza. La prima moneta che vi si coniò fu quasi certamente un "fiorino grosso antico da denari 12, comparso nel 1237"

La città passò a libero comune indipendente dal Marchesato di Toscana nel 1237 e l'attività della zecca iniziò poco dopo; la prima moneta che vi si coniò fu quasi certamente un fiorino grosso antico da denari 12.

Nel 1252 Firenze coniò i primi fiorini d'oro, chiamati poi gulden nel resto d'europa, i quali ebbero subito un enorme successo e furono imitati in tutta l'Europa del Nord, come simbolo di valore e di ricchezza, persino in Inghilterra, Germania, Ungheria e Russia.

Per la sua bontà, e la bellezza salì in tanto pregio, e stima, che estinse ogni altra moneta d'oro, che per l'innanzi correva; e dando il suo nome a tutte l'altre che di conio elleno si fossero, divenne quasi moneta comune del Cristianesimo: ond'è che da grandissimi Re, e Principi in tutte le province fu battuto (Vettori, p. 1). Il nome fu attribuito a varie monete di Firenze con impresso il giglio, emblema della città. Nell’11° e 12° sec. i fiorini furono solo d’argento; nel novembre 1252 fu coniata la moneta d’oro (massa di 3,54 g e bontà di 24 carati) con i tipi di s. Giovanni Battista e del giglio. Per diversità di coniazione e di peso, ebbe denominazioni speciali nelle successive emissioni (largo, leggero, stretto, di grosso o buon peso, di suggello). Larghissimi il credito e la diffusione della moneta fiorentina, imitata ovunque e talora contraffatta; in Italia vi furono così il fiorino di Lucca, di Milano, papale o di camera, di Savoia ecc.

Fiorini d'oro furono coniati in quasi tute le zecche dell'Occidente (cfr. Orsini) intendendo imitare il prototipo fiorentino, senza raggiungerne tuttavia la purezza assoluta di 24 carati. Il fiorino grosso d’argento ( popolino) fu emesso a Firenze (1296) con gli stessi tipi di quello d’oro, del valore di 2 soldi; il fiorino piccolo ebbe valore di 1/12 di soldo.

La Zecca di Firenze era organzzata in vari istituti e maestranze che rimasero invariate per tutta la durata della Repubblica; non era gestita direttamente dalla Signoria ma la sua attività i proventi erano condizionati dall'invio di ora da parte di mercanti e banchieri.

Nel 1284 il Comune, per cautelare la propria moneta, istituì l'Ufficio del Saggio, dedito a controllare il peso dei fiorini, 96 per libbra; il Saggiatore e i suoi collaboratori appartenevano all'Arte degli orafi ed erano a disposizione, in opportuni uffici, a chiunque avesse monete da verificare. I Fiorini irregolarimo tosati erano confiscati e venivano cambiati con Fiorini regolari, con la richiesta di una adeguata integrazione di oro.

Dato di Giunta, Niccolò di Pazzino, Piero di Goro, Michelozzo di Bartolommeo sono i nomi più ricorrenti degli "intagliatori di conii"

Il "Libro della Zecca" conservato all'Archivio di Stato di Firenze resta la fonte principale per gli studi sulla moneta firentina; fu una iniziativa di Giovanni Villani, "Signore della Zecca per l'argento" e inziai dal 1316.



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