La legge di Gresham


Sir Thomas Gresham, fu banchiere (Londra 1519 circa - ivi 1579), agente finanziario della corona all'estero e tesoriere della regina Elisabetta. Sostenne il ritorno alla moneta di valore intrinseco pari a quello nominale, con argomenti che valsero il nome di "Legge di Gresham" (attribuita dall'economista H. D. Mac Leod nel 1857), secondo il principio per cui "la moneta cattiva scaccia la buona".

Sir Thomas Gresham fu un mercate e finanziere inglese del ’500. Costruì a sue spese la Royal Exchange della City (distrutta nell'incendio della città nel 1666), fondò il Gresham College e istituì le prime cartiere inglesi.
Il suo nome è soprattutto legato alla cosiddetta legge di Gresham: «la moneta cattiva scaccia quella buona». Curiosamente, questa legge viene citata più dai moralisti che dagli economisti. Iniziamo con il citare correttamente la legge: in un Paese con due monete legali in circolazione, la cattiva scaccia la buona, quando il rapporto reale tra esse viene a mutare.

Cosa significa questa strana frase? Supponiamo che vi siano due monete in circolazione, i dollari e i talleri, di egual valore. È possibile cambiare un dollaro con un tallero e viceversa. I dollari sono d’oro, i talleri d’argento. Supponiamo che l’oro aumenti di valore. Tutti cercheranno di cambiare i propri talleri in dollari: seppelliranno le preziose monete d’oro in giardino o nelle casseforti e cercheranno di pagare le merci con i talleri. Nel giro di poco tempo, la moneta cattiva, il tallero d’argento, avrà soppiantato negli scambi, la moneta buona, il dollaro d’oro.

Il problema è che il dollaro è la moneta buona per Gresham, economista del ’500, convinto che la moneta debba avere un valore intrinseco, una copertura che ne garantisca il valore. Per un economista moderno non è così: il valore della moneta non è dato dal suo essere in oro, in argento o in rame. Il suo valore è dato dagli scambi, e dal momento che il dollaro d’oro non viene più scambiato, è moneta cattiva. La moneta buona è la banconota non coperta da riserve di materiali preziosi, il cui valore è semplicemente, e liberamente, stabilito dagli scambi. D’altra parte, il dollaro d’oro è un ottimo bene rifugio: e infatti nei giardini e nelle casseforti è il dollaro ad aver scacciato il tallero.

Verso la metà del ‘500 e per l’esattezza nel 1551 Sir Thomas Gresham, s’accorse che si andava diffondendo la tendenza a “tosare” le monete, ovvero a togliere la percentuale d’oro in esse contenute, fondendole, aggiungendo percentuali di metalli poveri e rifacendone il conio prima di rimetterle in circolazione. Le monete in tal modo, pur conservando il loro “valore nominale legale” (con la complicità interessata della Banca d’Inghilterra e dei banchieri dell’epoca) perdevano il loro “valore reale” diventando di fatto la “moneta corrente” seppure “cattiva” che via via soppiantava quella buona. E più la moneta cattiva invadeva il mercato, più quella buona veniva tolta dal mercato, tanto che alla fine scomparse completamente non solo dall’uso corrente ma persino dalla visibilità pubblica. Solo i più anziani e le persone di cultura e di scienza ne custodivano la memoria e qualcuno, più fortunato, ne conserva qualche esemplare, ormai molto raro.

In realtà, osservazioni analoghe erano già state scritte da Nicola d’Oresme filosofo e teologo presso l'università di Parigi intorno al 1355, e nel 1522 dal famoso astronomo Nicolò Copernico; membro del Capitolo di Warmia, egli s’interessò anche di riforme del sistema monetario e sviluppò studi di economia politica che lo portarono ad enunciare in anteprima alcuni principi sulla moneta cattiva che scaccia la moneta buona.