Babilonia: moneta e astrologia


La moneta si dice nata in Lidia, ma anche in Babilonia
assistiamo alla sua religiosa genesi.


L'introduzione del bronzo comportò il completo abbandono degli antichi mezzi di scambio. Il nuovo metallo causò trasformazioni di così vasta portata e così profondi da significare una rivoluzione tecnica di tale ampiezza che il suo possesso divenne questione di vita o di morte.
Sono facilmente comprensibili le ragioni per cui il bronzo assuense funzioni di messo di pagamento: il metallo era  tesaurizzabile, facilmente trasportabile, lo si poteva fondere in barre od anelli, era divisibile ed era desiderato da tutti come materia prima per farne armi, utensili e ornamenti.

Ma come si giunse alla valorizzazione dell'oro e dell'argento ? Come è potuto accadere che questi metalli siano assurti a preziosi metodi di pagamento ? Impossibile fornire risposte basate su modelli o considerazioni economiche: l'utilizzazione pratica dei due metalli era assai inferiore a quella del bronzo, e quanto alla loro rarità, avorio e ambra non erano da meno, oltre ai vantaggi della Cypraea moneta.


Per quanto riguarda la nostra civiltà bisogna rifarsi alle antichissime religioni, e precisamente a quel culto degli astri che ebbe la sua massima diffusione nel Medio Oriente. In Mesopotamia vivevano già nel IV millenio a.C. popoli che avevano dato vita ad un importante civiltà, creando un impero che nel III millennio, per certi periodi si estese dal Golfo Persico al Mediterraneo. Questa civiltà, i cui influssi erano avvertiti sino in Egitto e negli arcipelaghi greci, è degna di nota anche per il culto delle stelle e l'astrologia che ne costituirono una caratteristica saliente. Per avvicinarsi più alle stelle i Babilonesi avevano eretto grandiosi torri (come la torre di Babele) le quali erano usate come osservatori. I sacerdoti di Babilonia parlavano di un segreto legame dell'oro col sole e dell'argento con la luna.



La credenza nell'oro e nell'argento, così decisiva al fine della valorizzazione economica dei due metalli, risale quindi a parecchi millenni prima di Cristo, e va ricondotta alla fede nel loro significato ultraterreno, che si riteneva garantito dalle divinità astrali. In altre parole la loro scelta come mezzi di pagamento non ebbe in un primo momento nulla a che vedere con la loro utilizzazione pratica e nemmeno con la domanda e con l'offerta.


 

I sacerdoti babilonesi erano eccellenti matematici. Il valore dell'oro rispetto all'argento fu da essi stabilito nella proporzione di 1 a 13,5, in base al rapporto tra anno solare e mese lunare. L'argento fu il primo dei due preziosi metalli a venire coniato e ad essere usato come mezzo di pagamento. Tuttavia i Babilonesi non giunsero ancora al punto di produrre frazioni di argento di valore costante (le monete), così chi volesse usarlo come forma di pagamento era costretto a dividerne le barre in frazioni del peso corrispondente a quello necessario per la trattativa. Ciò rese però necessaria la costituzione di adeguate unità fisse di peso.

Babilonia

Partendo da quella del grano (ancora oggi usata dagli orefici) i sacerdoti di Babilonia idearono il siclo, pari a 180 grani, che divenne l'unità base dell'argento da pagamento. Sessanta sicli componevano una mina, sessanta mine un talento; quest'ultimo aveva già un peso tale da rendere necessaria la sua conversione in oro.

Che la moneta fosse di origine sacra è comprovato dal fatto che a Babilonia si usava il sistema duodecimale (in base 12) anziché quello decimale (più semplice perché riesce naturale usare le dieci dita per i calcoli). Ma il numero 12 era sacro: 12 erano infatti le costellazioni dello Zodiaco. A quell'epoca l'oro aveva, come oggi, poco corso effettivo ed era accantonato al sicuro sotto le volte dei templi, per essere eventualmente usato solo per pagamento nei commerci con l'estero.

Con esso erano conservati anche i campioni di pietra che servivano da unità di misura per tutti i pesi di un certo paese, i quali pesi avevano forma di anatra a Babilonia e di testa di bue in Egitto, evidente ricordo dell'uso del bestiame come prima unità di misura del valore. I templi divennero così uffici sacri di verifica dei pesi e delle misure, oltre che, diremmo oggi, banche di emissione, sotto la protezione degli dei.
Ci sono noti rilievi di templi egizi che mostrano asiatici intenti a consegnare al Faraone oro in barre; nelle iscrizioni si parla pomposamente di tributi, ma in realtà si pensa dovessero essere pagamenti effettuati per ragioni commerciali, cioè acquisto di merce egizia.