Le monete barbariche


I barbari (Goti, Franchi, Vandali, Longobardi... ), i quali invasero
l'Impero occidentale nel V secolo, non avevano monete proprie,
perciò o rilevarono quelle che trovarono o le ignorarono del tutto.


Così avvenne in Inghilterra per circa 200 anni.

Nella maggior parte degli altri paesi i barbari mantennero le zecche e le monete romane,
così come altre istituzioni imperiali. I loro sovrani, fregiandosi il diritto di rappresentare
il potere imperiale, emisero monete in nome del solo Imperatore che essi conoscevano:
quello di Costantinopoli !

Ma lo fecero riuscendo solo ad imitare rozzamente i tipi delle monete già esistenti.

Odoacre, Re degli Eruli, passato alla storia come destitutore dell'ultimo imperatore
Romano d'Occidente, Romolo Augustolo, fu il primo a battere moneta nelle Zecche
di Roma e Ravenna, tra il 476 e il 489.

In seguito batterono moneta tutti re Goti nella loro frammentaria dominazione
dell'Italia, monete di scarsissima qualità ed oggi di estrema rarità.


Il loro periodo dura tra il 493 e il 553, quando avvenne la "Riconquista" di Giustiniano.

Le monete di Teodeberto di Austrasia (534-548) il primo re che ruppe il
monopolio imperiale sull'oro erano artisticamente meno coraggiose:
la legenda "DN Theodebertus Victor" proclamava l'indipendenza dei Franchi
ma il ritratto frontale era ancora quello di un imperatore Bizantino.

In Occidente la monetazione in bronzo e le rare emissioni di argento cessarono a metà del VI secolo ma per i seguenti cento anni si coniarono monete in oro, strana circostanza per una econonomia povera, ma tale oro era usato solo per scopi fiscali, per le donazioni reali e per i sussidi mentre per gli usuali scambi commerciali non vi era moneta. Tra le monetazioni di oro più abbondanti c'era quella dei Visigoti di Spagna e della Gallia Narbonense. Questa monetazione venne emmessa da 19 dei 20 re di breve durata regnanti dal 568 sino all'estinzione dl regno visigoto di Spagna nel 711 ad opera dei mori. Era costituita da una sola moneta il triente ma più grande e più sottile di prima, aveva quasi il diametro del solido.

Ogni moneta era emessa con il nome del sovrano e di una delle 80 zecche tra
Oporto e Narbona. Lo stile benchè barbaro non era degenerato e presenta forme
nuove ricavate dagli originali romani erano ben definite e ben equilibrate.

I Re Merovingi in Francia o quelli Longobardi in Italia continuarono a coniare moneter d'oro, più raramente d'argento. Sarebbe erronero però vedere in ciò un interesse diretto a promuovere la circolazione dei beni. I re barbarici pensavano di accrescere il loro prestigio coniando monete d'oro auree ad imitazione di quelle bizantine. Tali monete con un potere di acquisto piuttosto elevato avevano poi solo due funzioni: l'acquisto di beni di lusso e il pagamento di penalità pecuniarie.
Quanto al pagamneto delle imposte, i re germaninci avevano inizialmente erditato il sistema fiscale romano ma essi ebbero sempre meno forza di esigere le vecchie tasse romane: la Chiesa si era fatta prersto riconoscere il diritto all'esenzione, i capitribù che diventavano latifondisti rifiutavano simili pagamenti e la nobiltà fondiaria romana era abituata da tempo a non pagare. Solo costituendonsi un ricco patrimonio fondiario, ancora una volta poggiante sulle spalle dei servi e dei contadini, i re germanici riuscirono a crearsi i mezzi per nurtrire, vestire e armare il proprio seguito.

 

Il dissolvimento dell'economia monetaria non fu totale e non perchè erano rimaste poche isole di fatti monetari; anche quando gli scambi di mercato avvenivano nella forma del baratto, si misurava in unità monetarie il valore dei beni barattati. Gli uomini penavano in termini di prezzi anche se la moneta era assente. In molti casi dietro una apparente vendita contro denaro, c'era in realtà un baratto, ma l'apprezamento del vaolre restava un fatto monetario.

I re Longobardi tra il 686 ed il 769 coniarono a Pavia (loro capitale) e Lucca
piccole monete d'oro e d'argento in scarsa quantità ed oggi rarissime.

 

 

Nell'ovest, quindi in pratica i trienti sostituirono largamente il Solido d'oro, base
dell'economia dell'Impero Bizantino. L'argento era raro e per l'uso comune c'era solo il bronzo.