Le monete inglesi


La monetazione inglese si distingue tra quella dei Sassoni e tra quella
dopo l'invasione dei Normanni, a sua volta divisa in tre periodi.


Dicevamo nel capitolo riguardante le invasioni barbariche dei 200 anni in cui le monete romane furono ignorate. I Romani abbandonarono l'Inghilterra già verso il 400 d.C. e l'isola fu invasa da Angli, Sassoni e Juti i quali non si interessarono dell'economia monetaria e in questo periodo buoio e confuso forse rimasero in circolazione solo alcuni vecchi denari, di dubbia utilità.
La moneta d'argento, dal peso di 1,3 grammi riapparve solo verso la fine del 600 e si chiamò sceatta, una probabile imitazione del denaro merovingio.
Il commercio coi Frisi, per nulla originali nei loro conii e spesso di bontà inferiore, aumenta la confusione tra monete inglesi, frisoni e merovinge.

I Sassoni ed i primi Normanni non coniarono che solo argento e nessuna moneta
superiore al penny (l'equivalente del denaro carolingio).
I Sassoni avevano monete di rame in valore di un ottavo di denaro e avevano
il bizante (bizans o bezans) ma questi erano coniati a Costantinopoli (Byzantium).
L'antico mancus, mancusa o manca dei Sassoni non fu mai una moneta ma semplicemente
un nome monetario di cui si faceva uso nei conti per indicare un numero di denari.

Paradosso dell'economia che il sistema lira -12 scellini- 20 penny (livre-soul-denier)
durato sino al 1971, sia stato concepito durante questo oscuro momento di transizione.

Nei 25 anni dalla riforma di Pipino, due sovrani minori del Kent (il territorio sotto Londra) Heahbert e Ecgbert emisero pennies come i deniers di Carlo Magno e Offa, re di Mercia, dopo aver conquistato il Kent, nel 783-784, effettuò una ricca emissione di pennies. Re Offa aveva stretti rapporti con i franchi, quindi non stupisce il suo imitare la moeta carolingia, seppur con alcune differenze. Se Offa e Carl Magno dovessero sopravvivere solo attraverso le loro monete, Offa godrebbe in questo caso della superiorità che vanamente cercò di ottenere in vita. I suoi pennies di Canterbury, erano eseguiti secondo la migliore tradizione dell'arte inglese mentre quelli dei suoi successori non raggiunsero mai nulla di simile, nonostante ci sia una certa rustica grazia in una moneta londinese di Coenwulf, re di Mercia, e alcuni pennies di Cuthred re del Kent, abbiano qualcosa della purezza di quelli di Offa.

Il contrasto fra i pennies coniati in Inghilterra e i denari coniati in Francia non è soltanto artistico: dal tempo di Offa i regnanti esercitavano un severo controllo sulle zecche. Dal X secolo quando la signoria dei sassoni dall'ovest si estese a tutta la Gran Bretagna, esclusa la zona vichinga del nord, tutto il regno ebbe una monetazione uniforme distintamente distribuita da una grande quantità di zecche locali, alle quali i punzoni venivano forniti da determinate autorità centrali o locali.
Il sistema anglosassone elaborato da Edgardo (959-975) sopportò senza sforzo non soltanto le enormi emissioni di Etelredo II per il pagamento del tributo ai sovrani danesi ma anche il cambiamento della tipologia implicante la riconiazione di tutta la moneta in circolazione che Etelredo e successori ordinarono periodicamento come fonte di introito.

Situazione anomala, le monete forestiere non potevano più circolare nel paese cosicchè internamente la moneta nazionale potè conservare il valore conferitole dai decreti reali
senza considerazione per i frequenti cambi di peso. Questa ultima disposizione fu la
sola che Guglielmo I non riprese dopo la conquista normanna dell'Inghilterra nel 1066.
La moneta normanna era la peggiore della Francia perciò egli fu contento di conservare
nel suo nuovo regno un sistema in pari tempo efficiente e vantaggioso ma fissando
il peso della moneta legale egli la rese più accettabile all'estero dove fu conosciuta
con il nuovo nome di sterlina: il significato originario di sterling è moneta buona.

Elenco dei regnanti inglesi, necessario per capire le successioni.


Nei primi tempi normanni, gli Italiani, i Fiamminghi ed i Giudei,
imprestatori di denaro, portarono in Inghilterra le monete d'oro straniere.
Ma dobbiamo subito ricordare che sino al tempo di Edoardo III (1327-1377) nessun
sovrano inglese coniò moneta d'oro, eccetto forse il penny d'oro di Enrico III (1216-1272)
calcolato 20 denari d'argento e probabilmente mai messo in circolazione.

Nessuna altra moneta nazionale di rame/bronzo fu coniata dalla
Conquista del 1066 sino al regno di Giacomo I (1601-1625).
Questo metallo si considerava vile e i pezzi di rame si consideravano come un gettone;
sotto il regno di Elisabetta I fu battuto un mezzo denaro ma non posto in circolazione
e porta il nome halfpenny; le parole "pledge of halfpenny" - pegno di un mezzo denaro;
gli stessi fardini di re Gioacomo erano considerati un gettone.

 

La moneta inglese dopo l'invasione dei Normanni, si può dividere in tre periodi.

Nel primo che va sino ad Edoardo III (1327-1377) le grosse somme si pagavano a peso
e le piccole monete servivano per i piccoli affari. In quest'epoca l'argento era l'unica
moneta nazionale e non ve ne era più alta di un penny, mentre tutta la moneta d'oro
in circolazione proveniva da fuori, importata dai mercanti, come detto.

Quando Edoardo I (1272-1307) coniò i 4 denari (four pences) li chiamò
groats
o grandi monete ma esse non circolarono sino ad Edoardo III.
L'oro si calcolava a peso per un valore maggiore 9 volte dell'argento.

Delle monete in oro coniate da Edoardo III la più attraente per la sua stupenda bellezza è
indubbiamente un esemplare del valore di 6 shilling e 8 pence, detta "NOBLE" o Nobile;
essa porta al verso una iscrizione criptico-latina: JESUS AUTEM TRANSIENS PER MEDIUM
ILLORUM IBAT ("ma Gesù passando in mezzo a loro se ne andò" [San Luca IV/301].
Allusione all'esplusione di gesù dalla Sinagoga e al suo miracoloso passaggio attraverso
una folla ostile.
Naturalmente questa iscrizione non è in correlazione con l'iscrizione del recto:
EDWARD DEI GRA(tia) REX ANGL(iae) ET D(omi)N(u)S HYB(erniae) Z(=et) AQ(ui)T(aniae)
oppure con la figura del re ritto sulla nave in atto di tenere la spada e lo scudo con i simboli di Inghilterra e Francia e nemmeno con la stessa incisione del verso. Essa suggerisce piuttosto
ci suggerisce che la stessa moneta contenga un incantesimo utile ed efficace contro i ladri e i banditi che a quei tempi infestavano le strade inglesi. Infatti i pellegrini che si recavano a Canterbury nutrivano gravi preoccuazioni di salvare i loro denari e le stesse strade di Londra
non davano sicurezza ai cittadini onesti.

Il "NOBLE" battuto ad iniziare dal 1344 aveva un peso pari l trentanovesimo e mezza
della libbra della Torre di Londra (79 NOBLES pesavano due libbre): quindi grani 138 e 6/13
equivalenti a grammi 8,97.*

La moneta ebbe un notevole successo anche tra i mercanti stranieri tanto che questo
tipo i nummo fu usato sino al XVI secolo, pur mutando il suo peso due volte: nel 1351
fu fissato in grani 120 (pari a grammi 7,78) e nel 1412 in grani 108 (pari a grammi 7).
questa ultima versione risultava di valore doppio rispetto ad un fiorino o ad un ducato.


Nel secondo periodo che finisce con Enrico VIII (1509-1547), si introdusse gradatamente
una moneta d'oro nazionale e la si fece scendere sino alle piccole somme; ideate durante il regno di Edoardo III, esse riflettono nelle loro iscrizioni i problemi economici, sociali e politici del loro tempo.
Fu introdotto il groat di 4 pence e rimase per tutta quell'epoca la più grossa moneta in argento.

Nel terzo periodo che finisce quando Newton regolò la zecca, le monete d'oro
si moltiplicarono grandemente ( era avvenuta la scoperta dell'America) e
più grosse monete d'argento furono battute. L'oro antichissimo e
molto logoro ma piuttosto a peso che secondo un valore nominale.
in seguito la varietà delle monete è stata molto diminuita e ci siamo avvicinati
alla semplicità di un buon sistema monetario.

Stabilito un tipo, l'oro, dapprima per pratica misura dei regolamenti di zecca,
poi per legge espressa, si è estinta la grande sorgente di confusione regnante
nei tempi antichi e nacque l'idea di una moneta nominale, cioè la nozione
di una promessa scritta e non sempre convertibile in oro effettivo: le banconote.

Da ciò si vede che sino ai tempi di Edoardo III, la moneta inglese era
di argento e le grandi somme di denaro si pesavano, non si contavano!
La libbra di argento (circa 410 grammi) era l'unità principale quantunque fosse più usato
il marco, i 2/3 di una libbra. Il sistema monetario si componeva tutto di denari, mezzi denari e fardini (farthing), in modo che altro scopo queste monete non avevano che quello di
impedire la continua pesata di ogni più piccola somma. Inoltre la croce, di cui era sempre segnato il rovescio di un penny, serviva ad agevolarne la spezzatura in 4 fardini, ma è dubbio se ciò si facesse realmente. L'uso di stampare una croce sopra le piccole monete diede orgine all'espressione
"egli non possiede neanche una croce", con cui indicare l'estrema povertà di un uomo.

Il fardino si distingueva dal mezzo penny soltanto per una croce che portava
su una faccia e per un erpice** sull'altra.

Sembra antico principio che il che il campione della moneta mai dovesse essere una moneta: serviva a ciò lo scellino, peso equivalente alla ventesima parte di una libbra;
serviva a ciò il marco, peso equivalente ai 2/3 di una libbra, il quale non fu mai una moneta e nondimeno non havvi nel linguaggio monetario d'Inghilterra una parola più comune di questa.
E serviva a ciò la libbra, poi la libbra tower minore dell'altra per 3/4 di oncia e finalmente
la libbra troy, composta di 12 oncie, ciascuna divisa in 20 pence (uno scellino)
ed ogni penny si forma di 24 grani. Si dice pence e non penny weights (denaro di peso)come si dice ora, perchè all'epoca il penny non era che un peso, e troviamo l'espressione
11 oncie, 2 pence ed 1 fardino per indicare ciò che nell'Ottocento si sarebbe detto:
11 oncie, 2 denari e un quarto.
La parola pound (lira ) non fu mai il nome di una moneta. I pezzi da 20 scellini di Giacomo e Carlo si chiamarono laureati e carlini, quello di Giorgio III (1760-1820) si chiamò sovrana.
In uguale modo lo scellino rimase sempre la ventesima parte di una libbra d'argento, finchè Enrico VII (1485-1509) battè pochi scellini e suo figlio Enrico VIII li mise in cirolazione.
Ma il nome non fu introdotto con la moneta. Ciò che nell'Ottocento fu lo scelino fu prima il groat di 12 denari ed il testone.

L'intento di una doppia moneta, con due tipi distinti

Esso nasceva dalla continua variazione del valore relativo fra oro e argento, e dal graduale svilimento delle monete d'argento. I denari da Guglielmo I sino a Enrico III (1216-1272) erano regolati in ragione di una lira per una libbra d'argento, cioè il valore della riforma carolingia.

Di grado in grado si scese sino a lire 6 e scellini 6 per libbra d'argento nell'Ottocento.

Anche l'oro variò, causa le mutazione per equlibrare il calo dell'argento e in parte causa le esigenze dei tempi: i fiorini di Edoardo III (1327-1377) rendevano 15 lire per libbra d'oro, i nobili di Edoardo IV erano 22 lire e 15 scellini, mentre Enrico VIII (1509-1547) coniò, in anni diversi, sovrane da 27 lire, da 28 lire e 16 scellini, e da 30 lire per una libbra d'oro. Edoardo VI (1547-1553) arrivò a 33,34 e 36 lire.

Le monete d'oro furono in circolazione per tanti fardini ad ongi pezzo e questo valore si mantennero sempre in uno stato di oscillazione.

Quindi veniva la necessità di un continuo ragguaglio tra le diverse monete delle diverse epoche.
Posando gli occhi sulle "Note e domande" in cui si trova un estratto dei conti dati dai Guardiani della Chiesa, nel 1551, i quali due volte danno credito di una somma perduta per "decadimento di moneta".

In tutti i modi si rileva che la moneta era una merce da valutarsi come qualunque altra merce e non una misura dei valori, della quale si dovesse solo verificare la bontà, ciè l'autenticità governativa.

I Sassoni ed i primi Normanni non coniarono che solo argento e nessuna moneta superiore al penny (l'equivalente del denaro carolingio).

 

* Walter Muschietti e il Circolo Filatelico Numismatico di Tarcento UD - Si veda il loro articolo sul Nobile d'oro

** Macchina impiegata per completare il lavoro dell'aratro e per preparare il letto di semina