La moneta nasce in Lidia


La moneta, intesa come disco di metallo da usare per l'acquisto delle merci,
nacque in Lidia, una regione dell'Asia Minore, attuale Turchia.


Ci racconta lo storico greco Erodoto (485 - 425 a.C.), definito il Padre della Storia, nel suo libro I :

"Hanno i Lidi, costumi simili agli Elleni; tranne il fatto che prostituiscono le figlie. Furono essi i primi, che noi sappiamo, a battere e ad usare moneta d'oro e d'argento e a istituire il piccolo commercio. E anche i giuochi attualmente in uso presso di essi e presso gli Elleni, sarebbero secondo i Lidi stessi, loro invenzione."

Le loro monete erano realizzate in elettro, una lega di oro e argento, dovuto al fatto che non erano ancora in grado di padroneggiare la tecnica necessaria per separare i due metalli.

All'inizio del 2 millennio, la contabilità del tempio del dio del Sole a Sippar venica tenuta in cerchi o "teste di Shamash" d'argento, il primo indizio di una coniatura di monete. I rilievi egiziona raffigurano il bottino o i tributi pesati in anelli d'argento. Poco tempo più tardi, gli Assiri, pur servendosi dell'argento per prestiti o le transazioni maggiori, usavano il piombo per quelle minori. Al posto del piombo si ebbe poi il rame e al posto del rame poi il bronzo. Sennacherib (Figlio di Sargon, re di Assiria 705-681 a.C. Nei primi anni del suo regno conquistò Babilonia e stabilì il territorio settentrionale del regno.), per descrivere la facilità con cui faceva fondere immensi tori di bronzo, affermava:"Ho costruito una forma di argilla e vi ho versato dentro del bronzo come se stessi facendo pezzi da mezzo siclo". Per i prestiti di carattere agricolo risalenti agli ultimi anni dell'impero assirco si fa menzione di pezzi d'argento detti "teste di Ishtar". La loro foggia è stata rivelata da pezzi di argento battuto rinvenuti a Ashur.

I poeti greci di età classica cantavano del Pattolo ricco d'oro, il quale bagnava Sardi capitale della Lidia. L'oro che le acque trasportavano dal monte Tmolo.
Con una quantità relativamente abbondante del prezioso metallo proprio accanto alle porte del palazzo e con la possibilità di sfruttare il ben più economico lavoro degli schiavi, non desta sorpresa che già all'inizio del settimo secolo i sovrani della Lidia iniziarono a battere monete mentre i sovrani assiri si vantavano dei loro pezzi da mezzo siclo e i nobili davano a prestito "teste di Ishtar".


A quel tempo non si era ancora scoperto un metodo adatto per separare l'oro dal meno prezioso argento e dunque le prime monete lidie furono in elettro una lega naturale contenente oro in proporzioni dal 40 al 60 per cento. Sul diritto era raffigurarto l'emblema lidio, il volto di un leone ruggente, mentre il rovescio portava soltanto il quadrato incuso, il segno del dado.

Lo statere fu assunto come la nuova unità del sistema lidio, con un peso di circa 14 grammi. Si provvide poi all'istituzione di monete spicciole, nella forma di terzi, sesisti, dodicesimi, 24esimi, 48esimi e addirittura 96esimi di uno statere. La monetazione era evidentemente basata sul sistema sessagesimale babilonese; i 96 erano così piccoli che pesavano appena poco più di un decimo di grammo ciascuno.


Lidia


L'ultimo sovrano della Lidia, Creso, è stato immortalato dalla pratica occidentale di usare il suo nome come sinonimo di miliardario. La sua immortalità è peraltro dovuta ad un importante riforma monetaria. I Lidi avevano sviluppato nuove tecniche per la purificazione dell'oro, e Creso decise di servirsi di questa conoscenze per battere moneta sia in oro sia in argento. Dal momento che allora lo statere divenne una moneta d'oro puro, con solo quel tanto di lega necessaria ad indurire il metallo contro l'usura, il suo maggior valore venne accompagnato da una diminuzione del suo peso, ora intorno ai 10,6 grammi. Immagine evidente della riforma, un nuovo disegno sul diritto delle monete, un leone di fronte ad un toro. I tagli minori in oro poterono da allora limitarsi alla metà e ai terzi. Gli stateri d'argento vennero ridotti al peso di 10,5 grammi, anche se i mezzi stateri acquistaro o una maggiore popolarità e divennero i sigloi greci. Un dodicesimo di uno statere divenne il predecessore dell'obolo che i Greci avrebbero portato servendosi delle proprie ganasce come di un portafoglio.

I Greci dovettero apprendere anche i nomi dei pesi dal momento che biltui divenne talanton, il manala mina e lo shiqlu il siglos mentre la "testa di Ishtar" si trasformò nello stater.

Per quanto riguarda la fine dl Regno di Creso:

Nella capitale Sardi c'era la leggenda dell'inespugnabilità delle sue mure, dovuta al fatto ch l'antico re Meles avesse portato il suo leone attorno alle mura, dove la rocca era attaccabile, quando i Telmessi avevano sentenziato che, se si fosse portato intorno al muro il leone, Sardi sarebbe stata imprendibile."

Ma aveva trascurato un lato, ritenendolo scosceso e inespugnabile; da quella parte riuscirono a penetrare i Persiani, guidati da Ciro il Grande, i quali stavano assediando la città da due settimane. Siamo nel 546. a.C.

Nelle monete di Sardi era riprodotto appunto il leone; di conseguenza il rito era pensato per rafforzare la protezione che la città si attendeva da questo autentico totem.

Monete di Creso furono rinvenute nei palazzi persiani, sopravvissute alla depredazione macedone...