L'oro e le monete della Spagna


Le aree monetarie fondamentali dei distinti regni di Spagna all'avvento di Ferdinando
e Isabella erano la musulmana e l'europea. Quanto ai regni della corona di Aragona, ciascuno coniava monete distinte.


I maravedì o marabotini sono monete di conto, mutuate dai sultani Almoravidi d’Africa, con cui la penisola iberica e in particolare le provincie della Castiglia, dalla conquista dei Mori nell’VIII secolo, sono rimaste sempre in stretto rapporto, anche nel campo monetario. Si discute ancora oggi se si tratti delle stesse monete odi due monete di diverso valore, anche se la prima tesi sembra suffragata da numerose prove. Incerta l’etimologia: chi fa derivare il nome, con una chiara corruzione di quello degli oppressori, dalla voce araba “al morabeth” (Almoraveda), chi indica le origini nella Mauritania: il Bovard afferma che fu la prima moneta dei Mauri spagnoli e che il nome deriva da “Mairanorum spolia”, essendo detti i Mairanos “Mauri di Spagna”. Con maravedi o marabotini e con mancusi (anche questa parola è di origine incerta: forse significa “calante di peso”) è chiamato in Spagna e in Occidente il dinar d’oro arabo, di chiara derivazione, questa volta, dal latino “denarius”.

Al dinar (quelli doppi degli Almohadi sono tra le monete più perfette del mondo islamico) si richiamano le prime monete d’oro battute, sullo stesso piede del dinar (cioè allo stesso peso e bontà), nel Portogallo e nella Spagna, liberatesi dai Mori. A re Sancho I del Portogallo (1185-1211) si deve una bella moneta d’oro che continua a chiamarsi morabitino: al dritto il re appare armato e in sella ad un focoso destriero mentre al rovescio c’è una croce con agli angoli una stella. La coniazione dei morabitini continua sotto Alfonso II, Sancho II e Alfonso III fino al 1279. In Spagna è Berenguer Ramon I conte di Barcellona (1018-1035) a battere il Mancuso, imitato dal dinar del re mauro di Malaga, Yhia. Seguono i maravedi del Regno di Leon battuti sotto Ferdinando II (1157-1188) e sotto Alfonso IX (1188-1230), detti questi ultimi anche alfonsini. Al dritto il re è raffigurato coronato, con la spada in mano; al rovescio un leone. Le legende sono in caratteri latini. Ma i maravedi del Regno di Castiglia battuti da Alfonso VIII (1158-1214) a Toledo hanno le legende arabe e recano il titolo di “Emiro dei cattolici” al dritto; al rovescio, quasi a titolo di compenso, c’è un versetto del Vangelo. La data è quella dell’era di As-Safax, l’era spagnola che parte dal 38 a.C. Quando a Burges Giovanni II (1406-1454) batte la sua apprezzata “dobla de la banda” non fa altro che mutuarla dalla “dobla grenadina” o “moreséa” (3,70 grammi d’oro, pari a 335 maravedi).

La Spagna numismatica inizia con il decreto di Medina del Campo nel 1497 emanato per riformare il sistema monetario della Corona di Castiglia e mettere ordine al caos monetario dei vari Regni. La Corona d'Aragona invece mantenne il proprio sistema monetario fino ai decreti di Nueva Planta tra il 1707 e il 1716. In oro fu battuto l'Excellente di grammi 8,58 di oro quasi pure ( quindi oltre il doppio di un fiorino o ducato) suddiviso in 11 Reali e un Maravedi.


 Il sistema monetario dei Re Cattolici era trimetallico basato sull'uso di oro, argento e leghe di argento e rame. Le monete d'oro erano ducato ed escudo, la moneta d'argento era Real e la moneta di billon era il Maravedi. La finezza e il peso stavano diminuendo con i secoli, e il biglione fu cambiato dal rame nel 1600.

Anche i maravedi, come tutte le monete di questo mondo, subiscono una lenta ma progressiva svalutazione: sono coniati prima in argento, poi in mistura e infine in rame. Sotto Ferdinando II (1474-1516) i maravedi sono in lega d’argento al taglio di 96 per marco. Il fiorino di Firenze e il ducato di Venezia si cambiano con 240 maravedi d’argento. Dal 1474 Isabella I di Castiglia conia i maravedi in mistura, detti di “vellon”, pari alla 34esima parte del reale, mentre il maravedi “de plata”, ossia d’argento, vale il doppio. Sotto Ferdinando e Isabella (1476-1516) si coniano anche i multipli in rame da 4 e 2 maravedi con la torre di Castiglia e il leone d’Aragona, e poi i nominali da 8 e 16.

 

Queste monete si svalutano talmente che ai tempi di Colombo ci vogliono 400 maravedi per un ducato o un fiorino d’oro. Ma certamente non è con queste che viene finanziata la spedizione di Colombo e nemmeno con le monete coniate con l’argento estratto dalle miniere di Cartagena e di Almadén: i “reales de plata” (d’argento), coniati per la prima volta al valore di 34 maravedi e al peso di grammi 3,5 in Castiglia da Pietro I il crudele (1350-1368), con il doppio la metà e il quarto. Al tempo di Ferdinando ed Isabella recano lo stemma inquartato al dritto e al rovescio un giogo, emblema del re, e un fascio di frecce, emblema della regina. Ci sono poi i “blancos” in lega di rame, stagno e argento, per la cui coniazione molti stranieri – soprattutto genovesi – hanno ottenuto l’appalto delle zecche (Enrico IV dal 1454 al 1474 ha concesso ben 150 permessi).

Carlo V introduce lo scudo d'oro di grammi 3,82 al titolo di 950/1000 del valore di 350 maravedis: al dritto lo stemma con le Armi di Aragona, di Castiglia, Leon, Navarra, Granada, Sicilia e Gerusalemme mentre al rovescio viè una croce racchiusa.
Sui reali d'argento e nei loro multipli, allo stemma coronato si contrappongono le colonne
d'Ercole sorgenti dal mare con la leggenda PLUS ULTRA, allusiva alla scoprta del Nuovo Mondo!

Con questi aggiustamenti il sistema durò fino al 19 ° secolo. Il sistema fu progressivamente trasformato in decimale tra il 1808 e il 1848, copiando il sistema del franco francese. Esistevano diversi sistemi intermedi basati su reali de vellon, decimali reali e escudo. Il sistema spagnolo adottò il modello del sistema monetario latino nel 1868. La nuova moneta era la peseta con monete d'oro, argento e bronzo. Dopo il 1925 furono introdotte nuove monete con valore fiduciario. Durante la guerra civile spagnola 1936-1939 ogni parte aveva la sua peseta. In questo periodo c'erano monete di necessità emesse da consigli comunali o realizzate con francobolli incollati su cartoni.

 

Spain - Real (1474-1850)

34 Maravedíes = 1 Real de vellón = 1/2 Real de plata = 2/5 Real de plata fuerte • 2 Pesos = 1 Escudo = 16 Reales de plata (fuerte, from 1737)

 

L'excelente risponde al tentativo di unificare i tipi monetari, particolarmente in Castiglia.La prima iniziativa in tal senso data 26 giugno 1475, una norma che indicava il castellano come unità aurea. Si coniò anche il doppio castellano (o doppio ducato), che prese appunto il nome di excelente.

L'excelente fu il nome preso in Spagna dal ducato d'oro (altri nomi in uso furono águila e doble castellano). Fu coniata per la prima volta da Ferdinando II di Aragona e della moglie Isabella, dopo la conquista di Granada alla fine del XV secolo. Il nome deriva dal fatto che avesse un titolo assai alto[2]. Al dritto erano rappresentati i busti affrontati dei Re Cattolici e al rovescio era raffigurata l'aquila di san Giovanni di fronte ad ali aperte, con lo stemma dei monarchi sul petto.
Il peso della moneta era di 3,5 grammi, si coniò anche il medio excelente da 1,75 circa..
Tra il 1504 e il 1516 lo coniò anche la zecca di Napoli, a cura dello zecchiere Tramontano. Le monete di Napoli si distinguono per la presenza delle lettere I • T, ai lati dell'aquila.

 

In base alle leggi del 1475 e del 1497, il maravedì era una moneta
di rame valutata a 375 al ducato (o escudo) d'oro.

 

Anno 1503 maravedì 3.000.000 = 8.000 ducati

Anno 1505 maravedì 22.000.000 = 58.660 ducati

Anno 1512 maravedì 34.000.000 = 88.640 ducati

Anno 1518 maravedì 46.000.000 = 122.600 ducati

Anno 1535 maravedì 119.000.000 = 317.250 ducati

Documenti delle entrate reali dalla Casa de Contratacion, organizzata nel 1503 per controllare tutto il commercio con le colonie spagnole delle Americhe. Amerigo Vespucci la diresse dal 1506.

 

 


* M. Peterson - "La flotta dell'oro"

Il doblone, la leggendaria moneta d’oro spagnola che ha conquistato il mondo

Nel corso della storia sono molte le monete d’oro spagnole che sono state coniate, ma tra tutte il Doblone è quella che più stimola la fantasia portando con se storie leggendarie di un’epoca oggi lontana, storie di avventura, di pirati, di tesori e di nuovi mondi.
L’importante storia coloniale della Spagna ha permesso alle monete spagnole di diffondersi in buona parte del mondo, la moneta d’oro più conosciuta era quella da otto scudi, conosciuta anche come Doblone composta da quasi 28 grammi di oro puro 22 carati: nel XVI secolo la sua diffusione fu tale da divenire lo standard con cui venivano misurate le altre monete d’oro.

I Dobloni d’oro erano utilizzati solo dai ricchi e per acquisti di rilievo, quindi circolavano poco, per questo quelli che sono stati ritrovati spesso sono in ottime condizioni; il prezzo attuale di queste monete d’oro può arrivare a raggiungere le migliaia di euro a seconda della condizione attuale della moneta.

Ci sono centinaia di tipi di monete d’oro spagnole tanto che molti collezionisti si curano solo di queste senza acquistare monete di altra provenienza; nel caso si volessero acquistare è bene rivolgersi a rivenditori affidabili che rilascino un certificato di autenticità sia che si tratti di monete antiche o più recenti, in caso di monete ritrovate è bene che esse siano accompagnate da documentazione che ne confermino data e luogo di ritrovamento.

Per le monete ritrovate in mare dovrebbe esserci un certificato di autenticità fornito dalla società che ha gestito il recupero e la distribuzione delle monete d’oro ritrovate.

Il pezzo da 8 reales

Ancora nel 1800, sul litorale cinese, era ancora di uso corrente una moneta argentea di origine ispano-americana chiamata dollaro dagli inglesi e piastra dai francesi, i cinesi la chiamavano fan ping yuan,(dischi stranieri) e per abbreviazione yuan. Era il peso gordo dell'Impero Spagnolo, il famoso pezzo da otto, che si era diffuso nell'oceano Pacifico soprattutto a partire dal Messico dalla fine del XVI secolo. Questa moneta valeva 0,72 tael 0 0,25 Lira Sterlina. Quindi 4 dollari (o piastre) o 3 Tael servivano per fare una Lira Sterlina