Ebla: oro e argento


A Ebla l'industria tessile occupava la maggior parte delle forze lavorative
ma la produzione dei metalli non era da meno.


Ebla era una città nell'attuale Siria a meno di 100 chilometri da Aleppo e nel III millenio a.C. era la capitale di un regno tanto gigantesco quanto sconosciuto. Dagli anni Sessanta una missione archeologica italiana, guidata da Paolo Matthiae, iniziò a riportare alla luce i suoi resti sino al recupero di circa 20.000 tavolette di argilla che ne raccontavano la storia e le sue transazioni commerciali. Fu una scoperta incredibile, difficile da accettare per molti studiosi, ma dopo tanti anni si può definire la scoperta archeologica più importante del XX Secolo.

L'impero commerciale creato da Ebla aveva contatti con tutto il Vicino Oriente e usava i metalli, in particolare oro e argento per regolare i suoi scambi. Non c'era ancora la moneta intesa come dischetto metallico ma l'uso di pesi metallici ci fornisce precise informazioni sulla sua storia economica, molte di più di quelle di cui disponiamo sui secoli successivi. Le tavolette infatti riportano acquisti e vendite per moltissimi anni una specie di bilancia commerciale dello stato con pezzi di metallo di peso standardizzato, spesso in argento, che funzionavano come valuta. 

Ebla era ricca e moderna nelle sue concezioni: l'oro serviva come merce di scambio internazionale, fatto documentato qui per la prima volta nella storia. I pesi sono riportati in mine e sicli, con un rapporto di 1 a 60, come conosciamo in uso dai popoli più recenti. I testi menzionano enormi quantità di oro e i diversi oggetti preziosi ricavati ci consentono di concludere che gli Eblaiti conoscevano diversi tipi di oro, equivalenti ai nostri carati. La scrittura di un peso di 122 mine d'oro a 4 oppure 1336 mine a 1,5 è indubbiamente un grado di purificazione dell'oro anche se ancora difficile da stabilire a quanti carati potesse corrispondere.

Anche a Ebla l'oro era il metallo più pregiato e l'argento il più comune, disponibile a tonnellate!
Possiamo citare il tributo che la città di Mari, dopo una sconfitta militare, dovette pagare a Ebla: 2193 mine di argento, quasi una tonnellata secondo le misure moderne; oltre a ciò versò anche circa 135 mine d'oro, corrispondenti a 60 chili moderni.

Ebla doveva essere ricchissima di argento, dato che nelle tavolette d'argilla sono citate le sue uscite annuali espresse in tonnellate d'argento. Ad esempio in soli 3 anni di regno di re Ebrium leggiamo uscite per quasi 4 tonnellate:

Primo anno - 2806 mine - circa 1.400 kg

Secondo anno - 1780 mine e 50 sicli - circa 900 kg

Terzo anno - 3796 mine e 10 sicli - circa 2.000 kg

In questo caso non sappiamo se siano registrate tutte le uscite del bilancio oppure solo quelle di un determinato settore o "ministero" ma in ogni caso ci troviamo di fronte ad uno Stato ricco oltre ad ogni aspettativa. Prima della scoperta di Ebla era inimmaginabile pensare ad un tale flusso di metalli preziosi attivo nel 2.5oo a.C. circa.


In Mesopotamia quindi vivevano popoli che avevano dato vita ad un importante civiltà, creando un impero commerciale che nel III millennio, per certi periodi si estese dal Golfo Persico al Mediterraneo.



La credenza nell'oro e nell'argento, così decisiva al fine della valorizzazione economica dei due metalli, risale quindi a parecchi millenni prima di Cristo, e va ricondotta alla fede nel loro significato ultraterreno, che si riteneva garantito dalle divinità astrali. In altre parole la loro scelta come mezzi di pagamento non ebbe in un primo momento nulla a che vedere con la loro utilizzazione pratica e nemmeno con la domanda e con l'offerta.

 

Tuttavia i Babilonesi non giunsero ancora al punto di produrre frazioni di argento di valore costante (le monete), così chi volesse usarlo come forma di pagamento era costretto a dividerne le barre in frazioni del peso corrispondente a quello necessario per la trattativa. Ciò rese però necessaria la costituzione di adeguate unità fisse di peso.

Babilonia

Partendo da quella del grano (ancora oggi usata dagli orefici) i sacerdoti di Babilonia idearono il siclo, pari a 180 grani, che divenne l'unità base dell'argento da pagamento. Sessanta sicli componevano una mina, sessanta mine un talento; quest'ultimo aveva già un peso tale da rendere necessaria la sua conversione in oro.


Siclo: trascrizione greca del termine semitico shekel. Oltre che alle monete in argento dei re persiani (gr 5,35 ca.; 5,60 ca.), il nome viene esteso a monete dello stesso peso e nello stesso metallo emesse nelle regioni sotto l'autorità o l'influenza persiana.



 

* Giovanni Pettinato - "Ebla"