La diffusione delle monete romane


Le monete romane ebbero una diffusione molto superiore ai confini del loro Impero.
Il commercio dell'antichità era molto più vasto di quello medioevale e i ritrovamenti di
monete romane in tutta Europa e in altri continenti lo dimostrano oltre ogni previsione.


"Al suo apice, l'Impero Romano era un straordinariamente complesso. Grano, manufatti e monete circolavano all'interno di un sistema economico che si estendeva dall'Inghilterra settentrionale sino al corso meridionale del Nilo; era un mondo nel quale fioriva l'erudizione e dominava la legge. E c'erano perfino shopping center come il foro di Traiano a Roma." Le monete romane inoltre erano accettate molto lontano dal confine dell'Impero.

Monete romane tra i barbari europei

Oltre i confini dell'Impero Romano, dalla Scandinavia alla Polonia e alla Russia e, verso sud in Ucraina e Moldavia è stato ritrovato un gran numero di monete romane, specialmente denari coniati nel corso del I e II secolo d.C., il più delle volte riuniti in tesori contenenti anche diverse centinaia di pezzi.

Non esiste nazione in Europa dove non sia attestata la presenza di ritrovamenti monetari, spesso veri tesoretti, eccetto in Islanda, Norvegia e forse Finlandia. I numeri sono notevoli! All'anno 2000 si potevano stimare circa 50 mila monete rivenute nei paesi dell'ex Urss, oltre 40 mila in Polonia, 12 - 15 mila in Germania, 7.500 circa in Svezia... altre migliaia sia in Ungheria sia in Romania ma qui il ritrovamento sembra più scontato perchè parte di quei due paesi erano sotto il controllo diretto di Roma e gli scambi con le tribù vicine erano più semplici. Ma questi sono solamente i ritrovamenti ufficiali e catalogati, ai quali si dovrebbe sicuramente aggiungere tutte le scoperte abusive e non documente. *

Si diceva che la stragrande maggioranza di monete erano denari, quasi sempre da quelli di Nerone sino ai pezzi di Settimio Severo degli anni 193 - 197. Erano quindi tutti denari a buonissimo contenuto di argento, anche se quelli da Traiano in poi avevano un contenuto in fino leggermete inferiore a causa della sua riforma monetaria successiva alla conquista della Dacia. Essa aveva abbassato il fino del denaro all'80% o poco più per mantenere le proporzioni con l'oro, arrivato copioso dalla Dacia. I pezzi più recenti risalgono ivece al regno di Alesandro Severo, anni 222 - 235. Dopodichè il flusso quasi si estingue. Probabilmente perchè le monete romane successive erano svilite dell'argento. *

Questa presenza pone diverse domande: quando sono state esportate tutte queste monete ? E perchè questo flusso è cominciato ed è finito ?

Si darebbe per scontato che i popoli barbari prediligessero moltissmo l'argento, anche rispetto all'oro, un eco di quello che si dice accadde all'epoca di Carlo Magno; alcuni studiosi giudicano la sua riforma monetaria basata sull'argento come un segnale di traffici con il Nord Europa dove era il metallo più apprezzato era quello.


In che modo e per quale motivo tanti denarii sono arrivati in territori esterni alle frontiere
dell'Impero, distanti talvolta anche molte centinaia di chilometri dal limes ?

Per trovare una risposta a queste domande è necessario analizzare il fenomeno inquadrandolo nel più ampio contesto dei rapporti tra Roma e le popolazioni barbariche, rapporti che in realtà non si riducevano solamente al momento dello scontro e del conflitto militare, ma includevano fitti scambi commerciali, rapporti diplomatici intensi, frequenti movimenti di persone tra l'interno e l'esterno e viceversa, e flussi di monete.

Quindi sommando tutto, le cause del flusso dell'argento a est, nel Barbaricum, furono molteplici. Il commercio, tra cui ricordiamo quello dell'ambra del Baltico arrivata in Italia sino ai tempi di Giustiniano, la paga per i mercenari, qualche razzia e dei tributi o più probabilmente regalie ai capi delle varie tribù per la loro amicizia con Roma.

I tributo veri e proprio agli invasori barbari sono documentati maggiormnete dalla fine del IV Secolo e Costantinopoli le pagava in oro, non in argento! Ma erano apparsi altri invasori e con altri costumi e richieste (Unni, Avari...)

I ritrovamenti continuano ancora! Nel 2025 è stato ritrovato un altro tesoretto di monete romane in Bassa Sassonia, a quasi 500 km dal confine con Roma;  un metal-detectorista ha scoperto un tesoro di oltre 450 monete romane d'argento e gioielli vicino al villaggio di Borsum, risalenti al primo periodo imperiale, nascosto intenzionalmente e poi recuperato dagli esperti per l'analisi scientifica. Anche qui l'argento era predominante!

Si è supposto un pagamento a dei mercenari germanici.

Tutto conferma quello che quasi un secolo fa alcuni numismatici avevano dichiarato: le monete romane era molto apprezzate anche lontano dal "Limes".

Ciò è confermato dal fatto che le monete erano conservate e on venivano fuse per recuperarne il metallo, come invece accadeva in altri paesi secoli dopo (tipo in India).

In sostanza si può affermare che per secoli il denaro romano fu la moneta unica dell'Europa, niente altro circolava e ci volle quasi un millenio per trovare nel Nord Europa e in Russia accettate monete di altra tipologia.

Il denario di Roma



Il tema è stato affrontato in una conferenza presso il circolo Numismatico di Milano.

Monete romane in Europa

Già prima della conquista romana circolavano sull'isola Brittania monete d'oro, d'argento e di bronzo d'ispirazione macedone, come gli Stateri di Filippo II, o gallica, battute dalle tribù o dai regni locali. Verso il 10 a.C. (quindi prima della conquista dell'Imperatore Claudio) le monete cominciano a perdere il loro stile celtico per avvicinarsi a quello romano.

Il dominio romano dura 400 anni; su alcuni Aurei dell'imperatore Claudio è celebrata la nuova conquista: l'imperatore a cavallo domina da un arco su cui si legge "VITTORIA SUI BRITANNI". E' il trionfo della moneta romana, battuta a Roma o a Lione, ma non localmente, nonostante molto argento era estratto dalle miniere della zona meridionale dell'isola. L'imperatore Carausio (Marco Aurelio Valerio) è il primo nel 292 a coniare le monete anche a Londra (LON) e in un'altra officina monetaria contrassegnata con una C (Colchester?).


In Svizzera la rapida e ampia diffusione della moneta a partire dal periodo augusteo avvenne parallelamente alla romanizzazione dell'odierno territorio, divenuto parte integrante dell'area monetaria dell'Impero. Fino alla fine del III secolo, le coniazioni avvenivano nel quadro del sistema monetale introdotto da Augusto, che comprendeva monete in oro, argento e metalli non ferrosi, e la cui unità di conto più importante era il sesterzio. Il commercio e il soldo pagato ai militari provocarono un enorme afflusso di monete. Tutte le funzioni del denaro furono assunte dalla moneta, da quella di mezzo di pagamento nel piccolo commercio quotidiano a quella, attestata dai numerosi tesori rinvenuti ad esempio a Vidy o a Kaiseraugst, di strumento per l'accantonamento di ingenti patrimoni, quando questi non erano investiti in beni fondiari.
Nel corso del III secolo, il sistema creato da Augusto decadde progressivamente. In seguito alle riforme di Diocleziano, vennero introdotti nuovi nominali sempre su base trimetallica.

La Coniazione di monete romane in Svizzera è attestata da numerose officine di coniazione non ufficiali (Augst o Vidy), i cui prodotti vennero in parte combattuti come falsificazioni e in parte tollerati per motivi economici. Nel 2004 è stato rinvenuto a Windisch, l'antica Vindonissa, un conio dell'epoca di Tiberio il quale potrebbe significare l'esistenza di una coniazione ufficiale.


Nel I secolo i Frisi o Frisoni erano una delle molte tribù germaniche stanziate sulle coste del  Mare del Nord, nell'area compresa tra la Schelda e il Weser, nella Bassa Sassonia e nelle Isole Frisoni (attuali Paesi Bassi e Germania del nord). Tacito annovera i Frisoni tra gli  Ingaevones. Erano vicini dei Batavi, a sud, e dei Sassoni e degli Juti, a nord. Tutti questi popoli condividevano la stessa cultura materiale e senza dubbio le stesse credenze, per cui archeologicamente può risultare difficile se non impossibile distinguere un gruppo dall'altro. 
Nell'epoca augustea, durante la campagna militare di Druso Maggiore  (12-9 d.C), i Frisoni entrarono nell'orbita dell'Impero e commerciarono per secoli usando le monete romane, quasi esclusivamente quelle d'argento.

Ciò conferma quanto l'argento fosse importante e apprezzato oltre i confini dell'Impero.

 

Monete romane in India

Intorno al 100 a.C. nelle principali città dell'India meridionale cominciarono a insediarsi comunità stabili di Romani. Analoghe comunità romane si insediarono pure lungo i tratti non occupati dai Parti della via di terraferma tra il Mediterraneo e l'India.

Queste colonie commerciali romane erano tuttavia importanti, come è attestato dal gran numero di monete romane ritrovate negli scavi archeologici dell'India meridionale.

Plinio il Vecchio spiega che il commercio con le Indie costava 50 milioni di sesterzi l'anno, 100 milioni se si considerava anche l'Arabia Felix (attuale Yemen) e la Cina.

Non sappiamo come Plinio avesse calcolato quel flusso, se comprendesse anche commercianti privati o solo imperiali, o se fosse solo una stima generale, nè sappiamo se il pagamento avvenisse solo in monete (non troppo probabile) o anche in lingotti.

Di certo il pagamento annuale non è troppo elevato se si considerano i patrimoni valutati ai ricconi dell'Impero; il solo Augusto deteneva un valore di 3 miliardi di sesterzi secondo Svetonio.

 

Però Plinio il Vecchio ci narrà l'incredibile storia del commerciante romano naufragato presso Ippuno, nell'isola di Trapobane (Ceylon). Il sovrano locale ammirò la rettitudine del governo romano, perchè notò, dalle monete recuperate dopo il naufragio, che i denari erano di uguale peso, benchè riportassero diverse effigi, e ciò dimostrava come fossero stati coniati da sovrani diversi. **

Questo episodio ci rende consci che le monete, pur arrivando in uno stato lontanissimo
dal luogo in cui erano state coniate, potevano dimostrare la credibilità dell'autorità
emittente, se questa onorava a tal punto la propria rispettabilità da emettere monete
in metallo prezioso dello stesso peso per lunghi periodi. **

Il messaggio da ricavare è che, anche arrivando molto al di fuori della propria sfera
di influenza, un simbolo coniato su una moneta attestava che ci si poteva fidare
del contenuto intrinseco del pezzo.


Monete romane in Africa

La famosa dicitura "Hic sunt leones" che contornava le mappe antiche del continente nero, è in realtà una invenzione medioevale! I romani conoscevano l'interno dell'Africa molto meglio di quello che si crede, commerciavano tramite intermediari con Niger, Sudan e Corno d'Africa, usavano le antiche piste carovaniere presenti nel Sahara, la principale delle quali traversava dalla costa libica della Sirte fino al fiume Niger, del I millennio a.c., scoperte da Henry Lhote tra gli anni Trenta e Cinquanta.

Successivamente alcune monete romane, assieme a ceramica, furono rinvenute
sino in Costa d'Avorio nel 1955.

 

Pochi sanno che la loro città più meridionale di cui esistono ancora i resti è Germa
situata in pieno deserto libico a parecchie centinaia di chilometri dal Mediterraneo.

Il sito Web romanoimpero.com ne parla così:

Il commercio di oro, avorio e animali esotici è testimoniato dal forte dell'oasi di Abalessa nell’Hoggar alerino (1600 km a sud di Algeri) in uso forse già  dall'alto impero e in grande auge nel IV° Secolo d.C. Materno vi trovò ampie distese di savana predesertica popolata da un gran numero di specie animali, tra cui il rinoceronte nero bicorne ignoto all’epoca ai romani, i quali conoscevano solo il rinoceronte bianco ad un solo corno diffuso in Nubia e già  noto nell’Egitto tolemaico. Compaiono infatti le immagini del rinoceronte nero sulle monete di Domiziano, evidentemente l'arrivo dei primi esemplari di questa specie sconosciuta aveva impressionato notevolmente Roma.

Ancora più a sud a Port Durnford nella regione somala del Bur Gao quasi al confine keniota nel 1912 è stato scoperto un tesoretto di monete, con emissioni di Nerone, Traiano, Adriano, Antonino Pio, Costantino, Costantino II e Costante. Questo fatto conferma i dati dell’India meridionale e di Ceylon che vedono nel IV secolo il periodo di maggior attivismo romano sulle linee commerciali dell’Oceano Indiano.

Ciò è attestato in letteratura dai ritrovamenti monetari citati in Africa da Charlesworth riporta saltuari ritrovamenti di monete in Madagascar e Zimbabwe fino al Natal e alla regione del Capo tetrarchica e costantiniana.

L'antica città del Sudan (Nubia o Kush) conosciuta come l'antica Meroe e l'antico Corno d'Africa come le antiche città in Etiopia (Aksum), Eritrea e Somalia (famose antiche città pre-islamiche di Malao e Opone) erano tutte impegnate in una sorta di commercio redditizio di cibo e altri oggetti con l'Impero romano tra il I e il IV secolo d.C., e successivamente l'impero bizantino dal V secolo fino agli arabi subentrarono nel commercio redditizio nel IX secolo. Quindi parti del Corno d'Africa erano conosciute dai romani e dai bizantini prima dell'arrivo degli arabi.

Miniere dei Romani

L'Impero Romano attirò in parte le ricchezze dell'Oriente verso l'Italia, mentre la Grecia si impoveriva; l'oro e l'argento dell'Europa occidentale vi accorsero pure. Le miniere d'oro ed i fiumi auriferi dell'Italia furon negletti per quelli della Gallia e della Spagna. Il Po e i fiumi delle Alpi trasportavano oro, e i Salassi, popolo di quelle montagne, eseguivano grandi lavori nelle miniere. Vicino Aquileia, alla profondità di due piedi, si trovava l'oro quasi puro della grossezza d'una fava o d'un lupino. L'ottava parte soltanto se ne perdeva in scorie. Altro men puro, ma abbastanza produttivo, non trovavasi che a 15 piedi di profondità, come dice Strabone, secondo Polibio. Se ne otteneva ancora per mezzo di lavature nelle contrade vicine.

Sotto Nerone traevansi ogni giorno 50 libbre d'oro dagli scavi di Dalmazia. La Gallia era ricca in minerali d'oro, una parte dei quali non conteneva che un trentesimo d'argento; e possedeva pure miniere di quest'altro metallo. Le montagne e i fiumi della Spagna come il Tago, contenevano molto metallo prezioso. Prima dei Romani, i Cartaginesi ne avevano cavato partito. All'epoca più favorevole, v'erano dei particolari che guadagnavano un talento eubeo d'argento, in tre giorni.
Gli opificii e le miniere d'argento della Nuova Cartagine occupavano 40000 operai, e fruttavano giornalmente al popolo romano 25000 denari o dragme , secondo l'espressione di Polibio. La Galizia, la Lusitania ma sopratutto le Asturie fornirono per più anni 20 mila libbre d'oro.***

Nondimeno il valore dei metalli preziosi non decadde in proporzione al loro aumento, perchè una gran parte era posta fuori dalla circolazione.

 

* RIN - 1979

** Roberto Martucci - L'incisore di monete

*** Miniere dei Romani -