Solido d'oro o Bisante: il dollaro del Medioevo


Il solido bizantino, la moneta d’oro inalterata fino alla fine del XI secolo, gli Occidentali
la chiameranno semplicemente il bizantino o il bisante: il “dollaro del Medioevo”.


A tutti i cronisti delle prime crociate che passavano per Costantinopoli, la meraviglia ispira una descrizione abbagliante; in una città con probabilmente un milione di abitanti, ricchezze monumentali e molti negozi, i crociati sono veramente commoventi mentre fanno acquisti
o ricevono i mercanti greci persino nelle tende "così noi compravamo una camicia per meno
di due denari e trenta camice per tre soldi meno una marca" dice Eudes de Deuil.

Fulcherio di Chartes scrive "Sarebbe troppo lungo e fastidioso descrivere dettagliatamente
l'abbondanza di ricchezze di ogni genere, d'oro, d'argento, di stoffe di mille qualità, di sante reliquie che si trovano in questa città dove con ogni tempo numerosi vascelli portano tutte le
cose necessarie al bisogno degli uomini.

Bisanzio, perfino per gli occidentali che non avevano contemplato le sue meraviglie, è la fonte
nel medioevo o quasi di ogni ricchezza, poiché le importazioni latine più preziose giungono da questa città, ne sia essa la produttrice o la distributrice. Da là provengono le stoffe preziose,
la seta resta per lungo tempo un segreto strappato alla Cina solo nel secolo VI.

Da là proviene la moneta d’oro inalterata fino a quasi il XII secolo, che gli Occidentali
chiameranno semplicemente il bizantino o il bisante: il “dollaro del Medioevo”.

La moneta era sempre il solido d'oro, erede di quello coniato per la prima volta da Costantino
il Grande: grammi 4,5 di oro quasi puro. I solidi erano più larghi e sottili degli aurei, ad
eccezione di alcune emissioni tarde dell'Impero Bizantino

Solido di Giustino I

 

Solido di Eraclio Costantino

Un monaco del sesto secolo, Cosma d'Alessandria, compose un'opera bizzarra, intitolata "Topografia Cristiana" in cui descrive l'universo come un'ampia scatola dal coperchio ricurvo e la Terra in fondo alla scatola, con una montagna a nascondere il Sole e continua con una rappresentazione irreale davvero degna dei secoli più bui. Ciò che rende il tutto vergognoso è che Cosma era stato marinaio, e visitò India, Ceylon e l'Etiopia, avendo quindi il privilegio di vedere molto molto più mondo della maggior parte degli uomini del suo tempo. Anche se geograficamente non aveva imparato molto dai suoi lunghi viaggi nell'Oceano Indiano*, ci ha lasciato però una forte testimonianza numismatica. Egli afferma che il solido bizantino era diffuso in tutti i territori da lui visitati, era la moneta su cui si basavano gli scambi commerciali e tutti i popoli e i regni lo ammiravano perchè nessun'altro aveva una valuta simile.

Il peso e la purezza del solido andavano salvaguardati, esso rendeva Costantinopoli la capitale
della finanza, circa come lo è New York al giorno d'oggi. Di fronte alla necessità di cassa,
come accadde a Giustiniano, non restava altro che abbondare nell'emissione di valuta spicciola.

Alla corte di Costantinopoli si era nel X secolo pienamente consapevoli di quale grande potenza politica conferisse allo stato greco la ricchezza monetaria nei confronti dell'estero. Lo dimostra il tono arrogante con quale fu congedato nel 968 il vescovo Liutprando da Cremona:
"Con i nostri denari che ci danno forza" gli disse l'Imperatore "muoveremo tutti i popoli
contro i re tedeschi"; da secoli si affacciava l'idea che il denaro sia il nerbo della guerra.

Il solido, chiamato anche bizante, mancuso nella sua versione dell'Italia meridionale e successivamente iperboreo, fu la moneta d'oro in assoluto più diffusa all'epoca, il vero
dollaro del Medioevo
!!

Era presente dall'Inghilterra all'India, dalla Scandinavia al Corno d'Africa.

Marc Bloch attesta la provenienza da Svezia e Danimarca di una gran quantità di solidi d'oro
datati tra tra il 395 e il 565, arrivati sia come tributi sia come guadagni dei commerci degli Scandinavi nei fiumi della Russia.

La circolazione ad ampio raggio di monete bizantine e occidentali rappresenta
un buon indicatore del movimento di beni e persone in ambito mediterraneo,
nel VI-VII sec. d.C. Le monete coniate a Cartagine, Roma, Ravenna e in Sicilia,
in seguito alle guerre di riconquista di Giustiniano, non furono mai pensate per
provvedere al fabbisogno di valuta delle province orientali. D’altronde, le emissioni
di Alessandria d’Egitto differirono notevolmente dal sistema stabilito a Costantinopoli
e sembrano incompatibili con il medium di circolazione nelle province
orientali. Ciononostante, tali monete furono ritrovate in aree remote come
le coste del Mar Nero in Georgia.

L'iperpero (o hyperpyron) circolò per molti secoli, introdotto intorno al 1092 dall'imperatore 
Alessio I Comneno come moneta d'oro bizantina,

Non ancora del tutto chiarita è la sua origine, era una moneta d'oro, di forma concava, del peso teorico di circa gr. 4,42 e di titolo in origine assai elevato, come dice il nome (circa 22-21 carati= 916-875/1000), e poi via via decrescente .

Secondo il sistema duodecimale seguito a Bisanzio, l'iperpero corrispondeva a 12 monete d'argento e a 24 carati moneta.

 

Con il declino dell'Impero Bizantino, la percentuale d'oro diminuì, specialmente dopo il 1260.Nel 1295, Andronico II introdusse aul suo posto il basilikon di argento, ma l'iperpero continuò a circolare in forme alterate.

 

La sua coniazione probabilmente cessò definitivamente nel 1353, soppiantato da altre valute europee come il fiorino e il ducato, segnando la fine della sua stabilità e prestigio.

Dal 1347 al 1425 l'iperpero è numismaticamente quasi sconosciuto, essendo rappresentato da un solitario pezzo di Giovanni V Paleologo, di tipo speciale, l'unico per un periodo di molti anni, e da tre pezzi di Manuele II di tipo tradizionale. Per l'epoca che va dal regno di Giovanni VIII alla caduta dell'impero bizantino (1425-1453) non si conosce alcun pezzo d'oro di tal genere.

Eppure il grande Libro dei Conti di Giacomo Badoer, che registra tutte le operazioni commerciali da lui compiute a Costantinopoli tra il 3 settembre 1436 ed il 26 febbraio 1440 (stile comun), è interamente basato sull'iperpero bizantino, e a tale moneta è fatto riferimento anche negli altri documenti di quell'epoca.
La scarsità di monete auree bizantine per lungo tempo, e l'assenza di esse negli ultimi decenni di vita dell'impero, sono dovute a motivi puramente accidentali, ossia alle mancate casuali scoperte di tesoretti o di singoli pezzi, oppure dipendono anche da ragioni speeiali d'ordine economico finanziario? E potrebbe darsi che per alcune epoche, specialmente sulla fine dell'impero, l'aureo bizantino avesse cessato di esistere e fosse diventata una moneta ideale, di conto?

In tal caso, quando sarebbe avvenuta tale profonda trasformazione e per quali cause? e quali altre monete avrebbero allora rappresentato l 'iperpero, e con quali rapporti?


 

* Cosma era soprannominato "Indicopleustes" ovvero "il viaggiatore indiano".