Federico II e l'Augustale d'oro


La moneta d'oro riappare in Occidente tramite l'Augustale di Federico II,
dal conio di marcata derivazione classica, peso 5,28 grammi e lega di 20,5 carati.


Ci provò per primo in Sicilia l'Imperatore Federico II, lo "Stupor Mundi", il quale nel 1231 coniò a Palermo l'Augustale di quasi 6 grammi di oro quasi puro. Era in sostanza un multiplo del tarì, ne valeva 4... ma l'avventura finì male quasi subito!

 

Federico II di Svevia, nato a Jesi (Marche) il 26 dicembre 1194, era figlio di Enrico VI di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero germanico e appena incoronato Re di Sicilia, e di Costanza d'Altavilla, figlia del fondatore della monarchia normanna in Sicilia, Ruggero II. Federico era destinato a riunire le corone di Germania e di Sicilia, regno di cui divenne re a soli tre anni, dopo la morte del padre nel 1197 e della madre nel 1198, e fu affidato a Papa Innocenzo III.

La sua fama è dovuta all'eccezionale figura di uomo di cultura, legislatore (Costituzioni Melfitane), fondatore dell'Università di Napoli, ma anche la sua natura ambigua e lontana dai canoni medievali. Era noto per conoscere molte lingue e per il suo amore per le scienze (matematica, astrologia, medicina), oltre che per la filosofia, traducendo testi dal greco e dall'arabo, attività che lo mise in contrasto con la Chiesa.

 

Le monete d’oro del regno di Federico furono i tarì e gli augustali, quelle di lega d’argento i denari e alcune piccole monete in arabo per la Sicilia, le kharrube. Dal 1221 al 1231 soltanto nella zecca di Messina si coniò l’oro e in particolare il tarì con l’aquila imperiale.

L’augustale era una moneta d’oro del peso di 5,25 grammi e dal titolo di 20,5 carati (85% di oro pari a 4,48 grammi) fatta coniare da Federico II nelle zecche di Brindisi e Messina dal dicembre del 1231. Sul dritto presenta il busto laureato di Federico e la leggenda IMP ROM CESAR AVG, sul rovescio l’aquila romana e la leggenda FREDERICVS.

In numismatica la nascita di questa moneta è vista come un ritorno delle coniazioni di monete d'oro dopo quattro secoli, ovvero dall'epoca di Carlo Magno. Bisogna però ricordare che nel regno in cui la moneta fu coniata, le emissioni di monete d'oro non erano mai state sospese, ma il Regno di Sicilia e tutto il sud Italia era visto come una zona monetaria più legata all'Impero bizantino e ai regni arabi piuttosto che all'Occidente.

 


L’augustale però rompe ogni somiglianza con le monete arabe o bizantine !

Inoltre era stato pensata come una moneta nel pieno senso economico del termine, non solo di rappresentanza o di ostentazione, ma per poterla coniare effettivamente erano necessaria delle importanti condizioni.

Consapevole della necessità di conservare al regno il ruolo di "cassaforte", soprattutto nei riguardi dell'oro, Federico stabilì che le transazioni interne dovessero essere regolate in argento. Per alleggerire la domanda di tarì aurei, promosse una divisa argentea affidabile da essere accettata in tutto il Regno evitando quelle disparità nel contenuto di fino che si potevano manifestare in monete emesse da zecche diverse. Allo scopo della necessaria standardizzazione, la produzione di monete argentee fu concentrata nella zecca di Brindisi, mentre invece fu chiusa quella di Amalfi. *

I capitali aurei furono notevolmente incrementati nel 1231 dal pagamento del tributo da parte del sovrano tunisino, sotto forma di oro sahariano ridotto in polvere. L'afflusso di oro nelle casse dello stato e la riduzione della circolazione interna del prezioso metallo portarono fra il 1231 e il 1232 alla coniazione della nuova moneta aurea, la cui valenza promozionale e ideologica superava quella monetaria. A fronte del vecchio tarì della monarchia normanna, coesistente sul mercato, l'augustale era una moneta di ragguardevole eleganza, il cui nome suonava a manifesta gloria di Federico come imperatore e re di Sicilia.

D'altra parte la tendenza a considerare la Sicilia parte del Sacro Romano Impero, ma al contempo entità separate con tradizioni peculiari, era stata espressa esattamente in questi termini nelle Costituzioni di Melfi, il nuovo e vastissimo codice legislativo presentato nel 1231 ai signori e baroni del regno. In esse è presentato anche il programma economico e fiscale di Federico. *

Scopo di questa emissione era di dichiarare esplicitamente la ricchezza del regno e di chi lo governava, presentato come monarca di un impero molto importante e vasto, che ricordava lo splendore e il potere dei Cesari e degli Augusti.

L'eccezzionale purezza della moneta ne favorì la circolazione, era di 4,5 carati superiore al tarì, e probabilmente una emissione così pregiata serviva a paragonare la potenza e ricchezza di Federico con quella degli imperatori d'Oriente, detentori da secoli delle monete tra le più pregiate del mondo, i bisanti. Da questo punto di vista l'operazione riuscì in pieno perché la moneta conteneva la stessa quantità d’oro delle monete bizantine e del dinar arabo; inoltre quando comparve sul mercato internazionale, Costantinopoli era decaduta dopo la sua conquista nel 1204 da parte dei crociati e non riusciva più a coniare i bisanti, il loro sostituto l'iperpero scendeva nel titolo e l’unica moneta d’oro a circolare era il dinar, anche esso però con molta meno tiratura rispetto al passato. La vita dell’augustale fu molto breve rispetto alle rivali, qualche decennio contro secoli, ma ebbe il merito di aver scrupolosamente mantenuto il proprio titolo sino alla fine.

Anche l'immagine dell'augustale era resa esplicita nella corrispondenza tra legenda ed effige e il messaggio da diffondere era la massima visibilità di Federico in una sorta di appropriazione ideologica dei modelli romani. Il titolo di Imperator Romanorum Caesar Augustus, al dritto l'imperatore di profilo vestito di tunica e  busto laureato ...


Per comprendere la monetazione di Federico II bisognerebbe ripercorrere passo passo lo sviluppo della storia monetaria siciliana a partire dalla dominazione romana. Alcuni punti focali devono essere ricordati. In particolare la ricostruzione della nascita del tarì serve per porre maggiormente in risalto le vicissitudini economiche prima del regno di Federico II e poi delle speculazioni dei suoi avversari.

L’evoluzione della moneta di conto rifletté quello della moneta effettiva. Prima della conquista normanna le grosse somme si computavano a soldi ciascuno dei quali costituito da 4 tarì di una determinata emissione. L’equivalenza teorica 4 tarì = 1 soldo, besante o dinar si conservò nei documenti.

Nel 1229, al ritorno dalla crociata, Federico fece ampliare i locali della zecca di Brindisi per allestirvi la «nuova officina per l’oro». Per far ciò l’imperatore tolse all’Ordine Teutonico i locali della zecca che erano stati ceduti loro nel 1215, e fece cominciare i lavori di costruzione della nuova zecca per l’oro. Nel 1231 i lavori si conclusero e si diede inizio alla produzione degli augustali e dei tarì. Credo sia molto difficile sostenere che gli augustali siano stati creati ed utilizzati solo come medaglia o per rappresentanza quando si valuti il fatto che un imperatore quale Federico II, tornato dalla crociata, progettasse e mettesse in esecuzione l’ampliamento di una zecca sul continente, che fino a quel momento non aveva battuto oro, per coniare i futuri augustali due anni prima della loro comparsa. Non si progetta l’ampliamento di una zecca solo per la coniazione marginale di una moneta di rappresentanza.

L’apertura di una nuova zecca per l’oro sul continente rappresenta anche una modifica nella politica economica di Federico. Fin dal 1222 la produzione dell’oro fu accentrata, con la chiusura della zecca di Palermo, nella sola Messina che divenne il luogo di raccolta di tutto l’oro del Regno. L’apertura della coniazione dell’oro a Brindisi era funzionale alle necessità imperiali da una parte delle spese militari, e dall’altra della raccolta dell’oro del Regno.


Nel 1231 Federico II creò l’augustale e contemporaneamente iniziò a far battere nuovi tarì a Brindisi e a Messina. Il valore monetale dell’augustale si evince anche dei cronisti. Giovanni Villani Conquistata Faenza l’imperatore cambiò, a chiunque le possedesse, queste stampe con un augustale che valeva un fiorino e un quarto.
Nel descrivere la moneta Villani aggiunse come questa ebbe grande corso alla sua
epoca e più oltre. Anche in questa espressione si vede come ci sia un rapporto di cambio
tra augustale e fiorino che indubbiamente fu ragguagliato successivamente, l’assedio è
del 1240 e il fiorino del 1252. Ciò significa che ancora negli anni del fiorino l’augustale
circolava ed era accettato e cambiato, anche perché il suo valore era, considerando solamente
l’oro presente in esso, ben superiore ad un fiorino e un quarto.

Nella propria vita l’augustale ebbe scrupolosamente mantenuto il titolo. Questo
fu di capitale importanza perché la moneta conteneva la stessa quantità d’oro del soldo
costantiniano, del buon bisante, del dinar e venne coniata proprio nel periodo in cui
non si battevano più i bisanti e l’unica moneta d’oro a circolare era il dinar. E’ quindi
possibile che sia stata messa in riferimento con la moneta africana, ma è anche possibile
che l’imperatore abbia ravvisato nella moneta bizantina del secolo precedente il miglior
biglietto da visita per un nuovo grande impero.**

Ma tuttavia la moneta non riuscì ad uscire dall'orbita arabo-bizantina, perchè non aveva
alle spalle una città votata al commercio internazionale; era quindi destinata a vita breve
e sparirà nel giro di pochi decenni.
La scomparsa dell’augustale fu generata dalla manovra economica operata dai toscani
col rapporto di cambio del fiorino. Quest’ultimo divenne la moneta mala dell’augustale
e per la legge di Gresham scomparve dal mercato; è per questo stesso motivo che
non si trova con grande facilità in epoche successive. **

Ovvero il cambio col fiorino era svantaggioso in peso di 1 tarì ( 17%) ed in valore
di 2,5 tarì (33%) e decretò la scomparsa dell’augustale. In sostanza la moneta toscana
divenne, grazie allo sfavorevole rapporto di cambio, la moneta cattiva che scaccia quella buona (l’augustale) la fece scomparire dal mercato in quanto tesaurizzata.

Attraverso il filtro della legge di Gresham la creazione del fiorino appare con maggior
forza come una speculazione politica al fine di portare alla scomparsa dell’augustale
e con questo mettere alla mala parte le finanze imperiali. Tutto ciò assume maggior
rilievo se si guarda cosa è successo al cambio con il denaro negli anni successivi alla
creazione del moneta fiorentina. **

Si trattava però ancora di monete marginali dipendenti dall'oro africano e dai contatti con il
mondo arabo-bizantino.

Ma il primo passo era fatto, vi era stato in Italia un ritorno alla coniazione aurea!!

 

* Federica Faitelli - Federico II (2000)

** Massimo Sbarbaro - La coniazione del ducato veneziano: scelta politica o economica? (2009)