La svalutazione del denaro carolingio


Fu con la riforma monetaria dei re carolingi Pipino e Carlo Magno che furono poste le
basi della storia monetaria europea. Ma essendo molto diminuito l'oro in Occidente,
Carlo fu costretto a liquidare il sistema monetario basato sul solido d'oro dei romani
e quindi a optare per un monometallismo argenteo.*



Non siamo però più in presenza di un sistema monetario evoluto come quello Romano, ma di uno rozzo e primitivo basato sull'argento. Carlo Magno difatti, una volta sconfitti i Longobardi, proseguì le riforme iniziate dal padre nel tentativo di restaurare l'antico Impero romano in Occidente (800) e cercò di dare ai territori assoggettati un sistema monetario unico.


Per molti secoli la libbra ed il sol furono esclusivamente unità di conto, mentre solo il denier fu moneta reale, quindi coniata. "Per oltre 100 anni dalla nascita del denaro carolingio, non vi furono innovazioni di rilievo; esso mantenne inalterati il suo peso e la sua lega, e la Lira continuò a significare 240 denari." **

Il grande sviluppo economico del XIII secolo fece nascere una nuova funzione economica specilizzata, la banca: conviene soffermarsi su questo problema inquadrandolo su quello più generale della moneta. Come sappiamo l'Europa Carolingia già disponeva di una propria moneta d'argento, il denaro, pesante all'inizio 1,7 grammi ed equivalente a 1/240 di libbra (o lira) da 408 grammi.***

Questo denaro si era nei secoli continuamente deteriorato, perdendo in peso e in intrinseco argenteo: mentre un denaro carolingio consentiva di fare acquisti per un certo valore, i denari circolanti nel XII secolo, aventi una percentuale di argento minore (meno di un grammo e in seguito meno di mezzo grammo) erano diventati una moneta troppo debole. Ricordiamo che la Lira continuò sempre a valere 20 soldi e quindi 240 denari, ma si scollegò quindi dal suo significato di libbra e quindi di unità di peso, e divenne soltanto un modo per contare i denari ovvero diventò una valuta di conto! Mentre inizialmente 1 lira era uguale a 1,7 grammi per ciascuno dei 240 denari, cioè a 408 grammi d'argento, essa si ridusse col tempo a un valore inferiore ai 100 grammi di argento.

A Venezia, verso il 1250, la lira-argento valeva solo 20 grammi. I denari di Pisa e Lucca, zecche imperiali, erano tra i migliori in Italia ma contenevano comunque solo 0,6 grammi di argento, ossia poco più di un terzo del denaro carolingio.

In altre parole la libbra restò un peso da 408 grammi ma non era più il piede monetario dato che non corrispondeva più ad un numero fisso di denari: dagli originali 240 si poteva passare a 400 e via via sino a quasi mille, a discrezione dell'officina monetaria dove erano prodotti.

Le ragioni del fenomeno sono facilmente intuibili: i detentori del potere di battere moneta (imperatori, re, conti, signori feudali e da ultimo le città) avevano fatto fronte alle loro spese coniando denari più leggeri; la moneta serve a contare i valori e un debito di 100 denari resta uguale a sè stesso anche se il denaro diminuisce di peso argenteo.

Da questo punto di vista si può parlare semplicemente di truffa, ma vi è anche un secondo aspetto: il denaro non serve solo a contare ma anche come mezzo di scambio; un economia, la quale vede aumentare gli scambi e il ruolo del mercato, ha bisogno di una quantità crescente di moneta, altrimenti il flusso degli scambi dovrà rallentare. Poichè la moneta medievale era d'argento, la vita degli scambi dipendeva dalla quantità di argento destinato a produrre il circolante.***

 

Le prime svalutazioni iniziarono nel X secolo e il denaro perse valore. I primi Ottoni (961-973 e 973-983) misero ordine nel sistema consacrando lo slittamento del denaro in termini di peso e di fino: una "lira" (ossia 240 denari) passò da g 410 a g 330 di una lega argentea peggiore (da g 390 di argento fino a g 275).Dal secolo X con diminuzioni del peso o peggioramento della lega, quando non accaddero tutte e due le cose contemporaneamente. Verso il 1150 la situazione appariva in tutta la sua gravità: i denari erano ridotti ad una monetina talmente sottile, facile a piegarsi tenendola tra le dita.**

 

 

 




Nei decenni successi la situazione continuò a peggiorare ed oramai rappresentava un freno al rinascere degli scambi e dei traffici commerciali. Saranno alcune città italiane e le Repubbliche Marinare a modificare lo scenario con la creazione di nuove monete di valore più alto e di stabilità decisamente superiore, atte a farle accettare su mercati internazionali sempre più ampi.

La Lira: "Un fantasma col piede d'argento" come la definì Carlo M. Cipolla.

 

* Fulvio Mastrangelo - "Tentativi di unione monetaria".

** Carlo M. Cipolla - " Le avventure della Lira".

*** Scipione Guarracino - Storia dell'Età Medievale