Le monete di Genova e il genovino d'oro


La moneta d'eccellenza di Genova

Con la ripresa dei commerci dal XII secolo, la riforma monetaria carolingia iniziava a diventare inadeguata e il denario era ormai tanto svalutato in peso e titolo da essere ridotto (a una monetina tanto fina) a dimensioni ed apparenza assolutamente miserabili; un brutto dischetto piccolo e sottile, di bassa lega, facile a perdersi ed addirittura a rompersi; da rompersi se si provava a piegarla, come ci racconta Mario Cipolla.

Tanto svilito nonostante la ripresa dei raffici e l'incremneto degli scambi. Cosė da pių parti si era risposto alle nuove esigenze economiche con l'introduzione del grosso d'argento coniato da genova e da Venezia tra XII e XIII e poi anche da altre zecche forestiere a seguito dei successi che aveva accolto, specie nei mercati del Levante; occidente legato al monometallismo argenteo invece Italia meridionale (in orbita araba e bizantina) aveva continuato battere moneta d'oro

E poi dal dicembre 1231 l'augustale istituito da Federico II dal conio di marcata derivazione classica, peso 5,28 grammi e lega di 20,5 carati (Cipolla pp 116-117). Poco successo appena vent'anni pių tardi esigenza anche in italia di una moneta aurea che fosse universalmente accettata e da base scambi meglio dell'argento (diverse tr aloro per peso e finezza): nel 1251 calo dell'oro rispetto all'argento e a distanza di pochi mesi Genova e Firenze coniano genovino e fiorino.

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