La moneta nasce in Lidia


La moneta, intesa come disco di metallo da usare per l'acquisto delle merci,
nacque in Lidia, una regione dell'Anatolia, attuale Turchia.


Ci racconta lo storico greco Erodoto (485 - 425 a.C.), definito il Padre della Storia, nel suo libro I, 94, I:

"Hanno i Lidi, costumi simili agli Elleni; tranne il fatto che prostituiscono le figlie. Furono essi i primi, che noi sappiamo, a battere e ad usare moneta d'oro e d'argento e a istituire il piccolo commercio. E anche i giuochi attualmente in uso presso di essi e presso gli Elleni, sarebbero secondo i Lidi stessi, loro invenzione." Senofane secoli dopo confermerà all'incirca queste affermazioni.

Quindi parlare dei Lidi significa narrare il primo popolo a coniare prime monete di elettro e di oro puro emesse nell'antichità, e come suggerito anche da un altro passo di Erodoto, esse sono i cosiddetti "creseidi". Il loro nome deriva da quello dell'ultimo re della Lidia, Creso appunto (560-546 a. C.), al quale sono attribuite e sono state rinvenuti in notevoli quantità nel territorio di Sardi, capitale della Lidia.

Bisogna però risalire al VII secolo a.C. e secondo ogni probabilità al regno di Gyges per ascrivere ai Lidi la prima geniale idea della moneta greca. Siamo al periodo 687 - 652 e le monete assegnate a questo periodo sono per lo più delle tessere globulari di elettro, una fusione tra oro e argento e senza segno di stato, tanto è vero che non persuade l'idea di trattarsi proprio di moneta di stato.
Nelle proporzioni di 13,3 a 1 tra oro e argento e col sistema babilonese e fenicio, si svolse l'uso di questi esseri monetiformi, in forma delle ghiande proiettili romane.*

Subito dopo sarebbe subentrata la serie di monete in forma globulare, al tempo di Ardys (652 - 615), Sadattayes (615 - 610) e Alyattes (610 - 561), tutti sovrani della dinastia dei Mermnadi, ancora in elettro con la parte anteriore di un leone sul dritto e con i soliti segni di stampo sul rovescio. Si giunse così al regno di Creso (561 - 546) in cui le monete globulari sono meglio eseguite e vi si trova la singolare divisione del dritto in due riguadri, con la parte anteriore del leone di fronte alla parte anteriore di un toro. Sul rovescio vi è un vero e proprio quadrato incuso.


1/3 di statere in elettro - VII secolo a.C. circa
Al verso reca un semplice segno di punzone, al dritto una testa di leone, l'emblema dei Mermnadi

Subentra poi l'opera delle officine monetarie delle singole città della Lidia: Apollonia, Attaleia, Cilbiani, Magnesia, Nicaea, Pactolus, Philadelpia, Sardi, Tabala, Tripolis... *

Le monete lidie erano realizzate in elettro, una lega di oro e argento, dovuto al fatto che non erano ancora in grado di padroneggiare la tecnica necessaria per separare i due metalli. I Mermnadi furono la prima dinastia ad emettere moneta. Questa lega di metalli peziosi prendeva un colore giallo pallido, anzi ad attenta osservazione, un giallo tendente al verde. Negli scavi sulla collina Hisserlick (la presunta Troia omerica) si era trovato l'elettro oltre ad altre leghe di metalli preziosi, i quali indicano a quei tempi una conoscenza estesissima dei metalli e confermano la teoria di Matteo Piccioni che il mercurio fosse conosciuto quanto l'oro in quei tempi antichissimi!

L'elettro secondo Plinio, è costituito da quattro parti di oro e da una di argento ma il Piccioni nega l'affermazione pliniana, e secondo lui un decimo è sufficiente a creare l'elettro giallo pallido; mescolando secondo la formula di Plinio si otterrebbe una lega di oro verde.

I poeti greci di età classica cantavano del Pattolo ricco d'oro, il quale bagnava Sardi capitale della Lidia. L'oro che le acque trasportavano dal monte Tmolo.

Con una quantità relativamente abbondante del prezioso metallo proprio accanto alle porte del palazzo e con la possibilità di sfruttare il ben più economico lavoro degli schiavi, non desta sorpresa che già all'inizio del settimo secolo i sovrani della Lidia iniziarono a battere monete mentre i sovrani assiri si vantavano dei loro pezzi da mezzo siclo e i nobili davano a prestito "teste di Ishtar".

In quel remoto periodo non si era ancora scoperto un metodo adatto per separare l'oro dal meno prezioso argento e dunque le prime monete lidie furono battute in elettro, una lega naturale contenente oro in proporzioni dal 40 al 60 per cento.


Lidia


Lo statere fu assunto come la nuova unità del sistema lidio, con un peso di circa 14 grammi. Si provvide poi all'istituzione di monete spicciole, nella forma di terzi, sesisti, dodicesimi, 24esimi, 48esimi e addirittura 96esimi di uno statere. La monetazione era evidentemente basata sul sistema sessagesimale babilonese; i 96 erano così piccoli che pesavano appena poco più di un decimo di grammo ciascuno. Sul diritto era raffigurato l'emblema lidio, il volto di un leone ruggente, mentre il rovescio portava soltanto il quadrato incuso, il segno del dado.

L'ultimo sovrano della Lidia, Creso, è stato immortalato dalla pratica occidentale di usare il suo nome come sinonimo di miliardario. La sua immortalità è peraltro dovuta ad un importante riforma monetaria. I Lidi avevano sviluppato nuove tecniche per la purificazione dell'oro, e Creso decise di servirsi di questa conoscenze per battere moneta sia in oro sia in argento. Dal momento che allora lo statere divenne una moneta d'oro puro, con solo quel tanto di lega necessaria ad indurire il metallo contro l'usura, il suo maggior valore venne accompagnato da una diminuzione del suo peso, ora intorno ai 10,6 grammi. Immagine evidente della riforma, un nuovo disegno sul diritto delle monete, un leone di fronte ad un toro. I tagli minori in oro poterono da allora limitarsi alla metà e ai terzi. Gli stateri d'argento vennero ridotti al peso di 10,5 grammi, anche se i mezzi stateri acquistarono una maggiore popolarità e divennero i sigloi greci.


Siclo d'argento - Creso (561 - 546 a.C.) - Al dritto leone di fronte al toro

I creseidi, coniati in due serie basate su uno statere rispettivamente di 10,70 e 8,05 grammi circa, e sono caratterizzati da un unico tipo, ossia due protomi, una leonina e una taurina, affrontate. Sono monetate anche le frazioni: il terzo, il sesto, il sedicesimo, oltre allo statere in argento.

Un dodicesimo di uno statere divenne il predecessore dell'obolo che i Greci avrebbero portato servendosi delle proprie ganasce come di un portafoglio.I Greci dovettero apprendere anche i nomi dei pesi dal momento che biltui divenne talanton, il mana, la mina e lo shiqlu divenne il siglos mentre la "testa di Ishtar" si trasformò nello stater.

Creso fu dunque il primo sovrano ad usare un sistema bimetallico, d'oro e d'argento!

Per quanto riguarda la fine del Regno di Creso:

Nella capitale Sardi c'era la leggenda dell'inespugnabilità delle sue mure, dovuta al fatto ch l'antico re Meles avesse portato il suo leone attorno alle mura, dove la rocca era attaccabile, quando i Telmessi avevano sentenziato che, se si fosse portato intorno al muro il leone, Sardi sarebbe stata imprendibile."
Ma aveva trascurato un lato, ritenendolo scosceso e inespugnabile; da quella parte riuscirono a penetrare i Persiani, guidati da Ciro il Grande, i quali stavano assediando la città da due settimane. Siamo nel 546. a.C.

Nelle monete di Sardi era riprodotto appunto il leone; di conseguenza il rito era pensato per rafforzare la protezione che la città si attendeva da questo autentico totem.

Ciro, con la consueta magnanimità tenne il re di Lidia in grande considerazione, ma come sempre, a ragion veduta. Essendo Creso un "magnate della finanza internazionale", se lo portò alla corte di Ecbatana (capitale della Media) come preziosissimo consulente finanziario e, a detta dello storico Ctesia, gli assegnò anche il governatorato di una satrapia (provincia) dell'Impero.

I creseidi sono adottati anche dall'impero persiano.

Monete di Creso furono rinvenute nei palazzi persiani, sopravvissute alla depredazione macedone... è dunque evidente quale fu la derivazione della monetazione del sovrano persiano.

 

* Amborsoli e Ricci - 1917 - Lo si consulti anche per l'elenco completo delle officine monetarie.