La moneta nell'Impero persiano


La Persia fu il primo regno a necessitare di meccanismi più evoluti per la riscossione dei tributi e attinse alle esperienze di Babilonia; Dario fu il primo Re a introdurre l'uso della moneta (sotto l'influsso di quelle della Lidia) nel suo vasto Impero.


La pesatura dei metalli preziosi era un sistema già antiquato come forma di scambio monetario. Le monete coniate non erano infatti una novità nelle zone più sviluppate dell'Impero, ove il battere moneta era una pratica in voga da lungo tempo. in coincidenza con l'inizio della fase storica documentata da testimonianze scritte, Babilonia aveva già superato l'età del baratto e raggiunto uno stadio economico più avanzato che presentava tutti i fenomeni considerati necessari per la costituzione di una economia monetaria. La stessa scrittura si ricolelga al suo manifestarsi; le stesse tavolette ci danno il primo esempio di qualcosa che possiamo considerare scrittura e rappresentano una specie di registro commerciale elencante i più antichi ideogrammi e insieme costituiscono la più antica forma di contabilità.

La prima unità di scambio fu la misura di orzo. Col tempo si prese a sostituirvi i metalli preziosi. Questi venivano regolarmente pesati e quando ebbe inizio la coniatura i nomi erano tratti dal più antico sistema di pesi. 160 she uno shiqlu, biblico siclo; 60 sh una mana, 60 mana 1 biltu o talento. Il talento pesava quindi 29,9 chili, il mana era appena più leggero di mezzo chilo.

Il sistema bimetallico, basato su un rapporto fisso tra oro e argento, fu adottato anche dai Persiani quando, nel VI secolo a.C. conquistarono Babilonia, l'Anatolia e le città greche sulle isole. Con Dario I (522 - 486) l'impero assunse a dimensioni enormi, dall'Indo all'Egitto e all'Europa. Egli cercò di conciliare un forte potere e controllo centrale con il mantenimento delle tradizioni locali e compì quindi una forte opera di organizzazione.*

Impero persiano

La circolazione monetaria all'interno dell'impero avveniva con due monete, quella d'oro denominata darico dal nome del Re, e quella d'argento chiamata siclo (il siclos o siglos), come il nome del peso.

Il darico di 8,6 grammi era fino a 23 carati, oro puro al 98%; il peso a volte scendeva a 8,40 grammi. Per l'unità in argento Dario scelse il mezzo statere, per il quale volle conservare l'antico peso di 5,4 grammi circa; anche queste monete erano di un argento particolarmente raffinato puro al 90% e il peso poteva arrivare a 5,6 grammi.

Alcune monete d'oro e d'argento di Creso, che per qualche caso, non andarono ad impinguare il bottino dei soldati di Alessandro, sono state ritrovate nella tesoreria di Persepoli. Ve ne è qualcuna anche nel deposito che Dario fece realizzare nelle fondamenta dell'apadana. E' dunque evidenta quale fu la derivazione della monetazione del sovrano persiano.

I vari tagli erano in terzi, quarti, sesti e dodicesimi. L'oro seguica il campione euboico mentre l'argento era calcolato in talenti babilonesi pesanti 78 mine euboiche. Venti sigli equivalevano a un darico il quale quindi corrispondeva a 112 grammi d'argento, supponendo un peso medio di 5,60 grammi a siglo.

Il rapporto tra oro e argento era così di 13,3 a 1.

Ma questo criterio si basava sul postulato di avere un rapporto sempre fisso tra oro e argento, situazione impossibile anche in un sistema economico arcaico. Le regole del mercato non si potevano falsare nemmeno nelle ere antiche, così diversi motivi di speculazione, tesaurizzazione o produzione concorrevano a mutare la proporzione del valore tra i due metalli.

Prime nella storia della numismatica, le monete persiane sono caratterizzate dalla raffigurazione di una persona; infatti recavano al dritto il ritratto del Gran Re a figura intera, armato di arco, frecce, lancia e con l'uniforme degli arcieri della sua Guardia. Al rovescio solitamente si vede un quadrato incuso. Su queste monete convivono in maniera significativa e moderna il ruolo dei sovrani quali grandi conquistatori e il concetto del potere regale a legittimare il pezzo.*

Si deve a quindi a Dario I l'introduzione di una nuova monetazione reale in oro e in argento, la cui coniazione si prolungherà per quasi due secoli, fino alla conquista, avvenuta nel 330 a.C., dell'impero achemenide ad opera dei Macedoni condotti daAlessandro Magno.

Serse I – Dario II, Siglos del periodo 485-420 a.C., Sardis (Turchia) o Carradice IIIb (early) Peso 5.54g x 16mm,
Argento - Conservazione qBB - D/ Il Grande Re nello schema della corsa inginocchiata. R/ Punzone.

Vi è una monotonia di emissioni, per quasi due secoli vennero coniati tipi identici, riproponendo la tradizionale iconografia reale di Medi e Persiani, presa dai bassorilievi di Susa e Persepoli: il Re soldato con arco e lancia oppure cacciatore, a mezzo busto negli argenti, a figura intera negli ori.**

Oltre ad essere tutte simili, la datazione è molto difficile a causa dell'assenza di leggende. Alle monete persiane si contesta anche il piano artistico, cioè un aspetto primitivo se lo si confronta con il contemporaneo sviluppo delle monete greche e la successiva ritrattistica romana.


Dario fissò anche l'impronta del conio per i suoi successori. Sul diritto è il magro sovrano barbuto, nell'atto un pò di correrre un pò di acchinarsi. Indosso ha la lunga veste regale e sulla testa leggermente piegata vi è la corona di guerra. Nella mano destra tiene una lancia con la punta rivolta verso il basso e poggiata sulla spalla destra; sulla spalla sinistra è una faretra e nella mano sinistra l'arco teso che valse il nomignolo di arciere alle monete così spesso usate per corrompere gli statisti greci. In un tipo più tardo era anche raffigurata un a corta daga sguainata. Come sulle antiche monete lidie, il rovescio ha soltanto l'incuso quadrato; le monete d'argento hanno il segno della punzonatura. Della enorme quantità di metalli preziosi che venivano ricevuti come tributo, veniva coniata solo una piccola parte, mentre il resto era conservato in lingotti, come riserva.

Gli stati greci di Cizico, Mitilene e Focea avevano continuato a seguire l'antica procedure lidia di battere moneta in ellettro e i loro sbiaditi Ciziceni si distinguevano facilmente dal giallo acceso dai nuovo stateri di Dario.

Siclo: trascrizione greca del termine semitico shekel. Oltre che alle monete in argento dei re persiani (gr 5,35 ca.; 5,60 ca.), il nome viene esteso a monete dello stesso peso e nello stesso metallo emesse nelle regioni sotto l'autorità o l'influenza persiana.

 

 

Dario II – Artaserse II, Siglos Argento - 5.62g x 16mm, Periodo 420-375 a.C., Sardeis (Turchia), Carradice IV (middle)
D/ Il Grande Re nello schema della corsa inginocchiata. R/ Punzone. qBB

La riforma monetaria ad ogni modo interessò non molti abitanti dell'impero; nelle regioni più remote i commerci continuarono nella forma diffusa e cioè attraverso il baratto. Nelle grandi proprietà che si estendevano lungo il Nilo e il Tigri, l'uso delle monete si riflette nei documenti commerciali: per la maggior parte si trattava però di pura contabilità, ed è dubbio se i contafini che lavoravano la terra abbiano mai tenuto in mano del denaro vero e proprio. Gli stessi artigiani che prestavano la propria opera nella costruzione degli edifici reali venivano pagati in natura, anche se la paga era calcolata in termini monetari.

Solo i mercanti ne trassero benefici. Il fatto di poter contare su un campione fisso di valori e sulla uniformità del peso e sulla purezza delle monete in circolazione, erano infatti per loro degli espliciti vantaggi. I sovrani delle città centri di commercio vollero perciò battere propria moneta come prova della propria autonomia locale. In tal modo il darico e le sue suddivisioni acquistarono particolare importanza, non tanto per sè quanto come campioni di questa monetazione locale. I luoghi in cui troviamo tale monetazione corrispondono ai maggiori centri di commercio: si tratta in particolare delle grandi città mercantili della Fenicia e della Grecia. Ma queste sono le stesse città la cui storia maggiormente di interessa, dal momento che a quella storia la monetazione autonoma dà molto di nuovo e di significativo.

Strettamente connessa con la riforma valutaria di Dario era poi l'unificazione dei valori dei metalli preziosi. Un'isolata tavoletta proveniente dalla tesoreria di Dario - l'unica, tra l'altro, in accadico fra tutte quelle giunte sino a noi - illustra con toni vivaci la drasticità della rivalutazione e lascia intuire le ingiustizie che, nell'operazione, dovettero subire i contribuenti.

 

I racconti di Erodoto

 

Ma qual quantità d'oro e d'argento la conquista dell'Asia di Alessandro, fece rifluire verso
l'Occidente ? Anche accordando fossero esagerati i calcoli dei suoi storici, la massa rimane
enorme. Si calcolano i tesori di Susa e di Persia a 40 mila o fino a 50 mila talenti, senza ciò
che fu trovato nel campo di Dario e a Babilonia; altri 6 mila talenti il tesoro di Pasargadae,
e 120 mila quello di Persepoli. Secondo Strabone, non si dovettero raccogliere meno di
180 mila talenti ad Ecbatana. Gli assassini di Dario ne presero 8 mila che egli aveva con sè.

 

* De Agostini - "Storia della Moneta"

** Roberto Martucci - "L'incisore di monete"