L'Unione Monetaria Latina


Tutti abbiamo assistito all'arrivo dell'Euro e ai grandi cambiamenti che ha portato.
Forse perņ pochi sanno che c'era stato nell'Ottocento un precedente con varie similitudini.


Durante il XIX secolo alcune nazioni europee, per semplificare il commercio e i cambi, istituirono l'Unione Monetaria Latina. Le monete d'oro e d'argento di questi paesi, anche se il nome della moneta rimaneva distinto (Lira, Franco...), avevano lo stesso diametro, peso e percentuale di metallo prezioso e quindi lo stesso valore: al tempo era dato dalla quantità di metallo prezioso in esse contenute.

avevano quindi la validità di circolare liberamente in tutti gli stati membri. Quindi in sostanza come adesso avviene l'Euro, anche se non c'era un nome unico per quella moneta ma solo denominazioni non ufficiali, ad esempio le monete d'argento col valore facciale di 5 venivano comunemente chiamate Scudi quelle d'oro col valore facciale di 20 erano comunemente chiamate Marenghi.

Gli scudi da 5 franchi e da 5 Lire

L'Enciclopedia Treccani definisce una unione monetaria come: "Accordo internazionale diretto a consentire la libera circolazione nel territorio di ogni stato contraente delle monete aventi corso legale negli altri paesi firmatari. Talora l'accordo prevede anche l'esercizio di una politica monetaria concordata; esempio di questo ultimo tipo l'Unione Monetaria Latina".

L'Unione Monetaria Latina (o Lega Monetaria Latina) nacque da una Convenzione stipulata nel dicembre 1865 a Parigi tra Francia, Belgio, Italia e Svizzera al fine di agevolare gli scambi commerciali e di stabilizzare il potere di acquisto delle rispettive monete mediante il ricorso ad un sistema bimetallico e ad un ordinamento monetario identico. Il perno del sistema fu il tasso fisso di cambio tra oro e argento, fissato a 1 : 15,5. Non vi era invece alcuna regolamentazione relativa alla della carta moneta, la quale non fu presa in considerazione..

Questi paesi avevano già in comune l'adozione del sistema monetario decimale introdotto da Napoleone.* La Francia effettuò molte pressioni per raggiungere l'accordo, col forte motivo di contrastare la supremazia economica inglese, creando un area dipendente dal franco.

La Convenzione regolava l' emissione delle monete d'oro e d'argento per ciò che riguardava il loro peso, il titolo, il modulo, la tolleranza ed il corso, e assicurava la libera circolazione della valuta di ciascun paese negli altri stati aderenti. Le monete dovevano diventare quindi intercambiabili, proprio come adesso gli Euro si spendono senza bisogno ci controllare quale nazione li abbia coniati.

Già dalla sua nascita l'Unione stabilì le caratteristiche delle monete comuni in sostanza quelle della riforma monetaria italiana del 1862 per quanto riguarda la composizione dei metalli. Le monete avevano le seguenti caratteristiche: quelle d'oro dovevano essere composte da 900 parti di oro e da 100 parti di rame, quelle da 5 lire da 900 parti d'argento e da 100 di rame, mentre quelle da 2 e 1 lira, 50 e 20 centesimi da 835 parti d'argento e da 165 di rame.

A prima vista potrebbe sembrare strano che la convenzione non accennasse ai nominali
sotto i 20 centesimi, ovvero le monete in bronzo; in fondo oggi l'Euro è regolamentato
addirittura sui pezzi da 1, 2 e 5 centesimi! Ciò è facilmente spiegabile perchè le monete
usate per comprare il pane e la verdura non circolavano molto all'estero mentre lo scopo dell'Unione era semplificare e velocizzare il commercio internazionale e transfrontaliero
(e così rendere sconveniente e limitare l'utilizzo della sterlina, non più necessaria allo
come valuta standard per confrontare i valori delle merci).

Rimase quindi ufficialmente agli stati membri la libertà di coniazione ma di fatto per un principio di uniformità anche le monete di metallo vile si adeguarono a standard comuni.

I 10 centesimi di Italia, Francia e Grecia

Il testo della convenzione si basava su 15 articoli**, tra cui il 5 imponeva, nell'arco di 4 anni,
il ritiro delle monete in circolazione non rispettanti i parametri; nella pratica quindi
circolarono ancora a pieno titolo monete di decenni precedenti o di stati non più esistenti: infatti dato che quelle coniate dal 1795 infatti erano per la maggior parte ). L ’articolo 9 limitava
il valore delle emissioni di pezzi in argento e su ciò si aprirono in seguito annose questioni.
La più famosa è sicuramente quella in cui si impedì all'Italia la coniazione delle 5 Lire 1901, quelle con l'aquila sabauda, una delle tre monete più belle del Regno.

All'Unione aderì poi anche la Grecia nel 1868.** I microstati orbitanti attorno a Francia
e Italia per accordi doganali ed economici, quali Lussemburgo, Monaco, San Marino***
e lo Stato della Chiesa, si adeguarono subito, così come le colonie (Tunisia, Congo ...).

Dopo poco tempo, molti altri paesi cominciarono a coniare le proprie monete seguendo i
medesimi standard, poichè l ’articolo 12 permetteva l'estesione della convenzione ad
altri stati: Spagna, Romania, Austria, Bulgaria, Venezuela, Serbia, Montenegro.
Si indicano 27 paesi nell'arco di 170 anni.

Però solo alcuni di loro aderirono poi formalmente all'Unione, perchè questo sistema monetario basato su due metalli, creava un cambio fisso anche con quei paesi che, pur adottando standard diversi, avevano comunque collegato le loro monete all'oro e all'argento.
L'Inghilterra, o meglio tutto il Regno Unito, nonostante fosse presente agli incontri di Parigi, rimase invece sempre esterna a questi accordi tra le nazioni del continente, però era possibile lo stesso stabilire il cambio, che veniva a coincidere quindi con il rapporto tra la sterlina e l'oro.

L’articolo 14 fissava la durata della convenzione fino al 1880, salvo rinnovo per 15 anni e così accadde, però i problemi di sopravvivenza ci furono: dal 1878 l'U.M.L passò di fatto ad un "bimetallismo zoppo" decretando la sospensione della coniazione delle monete d'argento a causa di un ribasso del valore di quel metallo (motivato da aumenti della produzioni e svalutazione dopo la Guerra Francia-Germania del 1871). Questo sistema monetario basato solo sull'oro (Gold Standard) era già in uso in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Per tutta la durata dell'Unione monetaria, poterono circolarono a pieno titolo monete coniate a partire dal 1795 a patto che rispettassero i parametri della convenzione. Va inoltre ricordato che fino al 1967, ultimo anno di coniazione del franco svizzero d'argento, continuarono ad essere coniate monete nel rispetto delle norme dell'Unione Monetaria Latina.**

L'Unione e tutto il sistema del Gold Standard entrarono in crisi dalla prima guerra mondiale per diversi motivi. Il diffondersi del fenomeno della tesaurizzazione, l'aumento dell'emissione di banconote, la forte oscillazione della parità dei cambi, l' instabilità dei mercati dei metalli, furono fenomeni che iniziati nel 1914, continuarono anche dopo la fine della guerra e impedirono la ripresa dei principi dell'Unione Monetaria Latina.

Ufficialmente venne sciolta nel gennaio 1927.

Origini All'origine della convenzione vi è il sistema monetario francese instaurato tra il 1795 e 1803 da Napoleone. Questo sistema nel 1865 era in uso in Francia, in Belgio dal 1832, in Svizzera dal 1850 e in Italia dal Regno di Sardegna e Ducato di Parma dal 1815. Fu proprio nel 1865 che Francia, Belgio, Svizzera, Italia e Grecia (quest'ultima solo dal 1868) su pressione del governo imperiale francese, che intendeva limitare l'egemonia della sterlina inglese aderirono alla Convenzione di Parigi dalla quale nacque l’Unione Monetaria Latina. Lo scopo dell'Unione fu principalmente quello di stabilire delle regole precise per consentire l’accettazione in ognuno dei cinque paesi membri delle monete degli altri paesi aderenti. L’Unione Monetaria Latina, che in origine doveva rimanere in vigore sperimentalmente solo quindici anni, sopravvisse invece fino ai primi anni del XX secolo, costituendo l’evento più importante della storia monetaria di quel periodo. La Convenzione La testo della convenzione si basava su 15 articoli * Gli articoli da 2 a 4 fissavano la natura, il peso, il titolo, la tolleraza ed il diametro delle monete d'oro (5, 10, 20, 50 e 100 unità) e d’argento (20 e 50 centesimi, 1, 2 et 5 unità) * L’articolo 5 imponeva il ritiro delle monete in circolazione nell'arco dei 4 anni successive per le monete che non rispettavano i parametri della convenzione. * L’articolo 9 limitava il valore delle emissioni di pezzi in argento. * L’articolo 12 permetteva l'estesione della convenzione ad altri stati. * L’articolo 14 fissava la durata della convenzione fino al 1880, salvo rinnovo per 15 anni. Le monete avevano le seguenti caratteristiche: Unità Peso % di metallo prezioso 0,5 2,5000 g. argento 835°/°° 1 5,0000 g. argento 835°/°° 2 10,0000 g. argento 835°/°° 5 25,0000 g. argento 900°/°° 10 3,2258 g. oro 900°/°° 20 6,4516 g. oro 900°/°° 50 16,1290 g. oro 900°/°° 100 32,2580 g. oro 900°/°° Funzionamento La ''convention'' si basava su un sistema bimetallico di monete d'oro e d'argento, convertibili tra loro al tasso fisso di una moneta d'oro per 15,5 d'argento. Il progetto fu ostacolato, non solo perche' il prezzo dell'oro inizio' a salire rendendo indifendibile il cambio fisso con le monete d'argento, ma anche e soprattutto a causa del cambio paritetico arbitrariamente fissato uno a uno malgrado le profonde divergenze economiche tra i Paesi membri. A proposito dell'Unione Monetari Latina va detto che essa non portò alla creazione di una nuova unità monetaria, ma favorì l'armonizzazione dei quattro sistemi monetari già simili tra loro. Non fu infatti previsto nè un nome nuovo o unico per le unità (Franco, Lira, Dracma), nè per le loro frazioni (l'unità era infatti divisa in 100 centimes in Francia e Belgio, 100 Rappen in Svizzera, 100 centesimi in Italia e 100 lepta in Grecia. La convenzione non accenna ai tagli inferiori a 20 centesimi, ovvero le monete in metallo vile, lasciando quindi agli stati membri la libertà di coniazione (metallo, misure ecc..), così come non vi è alcuna regolamentazione relativa alla della carta moneta non viene presa in considerazione. Espansione Nel corso degli anni successivi la Convenzione venne adottata da 26 paesi europei e non, anche gli Stati Uniti valutarono una possibile adesione. In un primo momento il sistema fu esteso alle colonie degli stati membri (Tunisia, Comore, Congo di Léopold II, Eritrea Italiana) quindi recepito dagli stati legati da accordi doganali (Lussemburgo, Monaco, Liechtenstein, San-Marino, Stato Pontificio), successivamente a paesi legati da accordi bilaterali con gli stati membri (Austria-Ungheria, Svezia, Romania, Bulgaria, Finlandia, Serbia, Montenegro e Spagna). Nonostante il notevole successo sul piano delle adesioni internazionali ed intercontinetali (Venezuela e Argentina) occorre dire che in Europa grandi due grandi potenze dell'epoca quali Germania e Inghilterra non si conformarono mai ai principi dell'Unione Monetaria. Conclusione La fine della Prima Guerra Mondiale sancì il fallimento dell’Unione Monetaria Latina: esso fu dovuto all’assoluta mancanza di organismi comuni volti a coordinare le politiche economiche dei vari paesi. Non si era tenuto conto, inoltre, del disequilibrio economico tra i paesi aderenti e del criterio di cambio basato su un sistema bimetallico che si prestava, al variare del rapporto tra valore commerciale e valore legale dei due metalli (oro e argento), a facili speculazioni.

* In uso in Belgio dal 1832, in Svizzera dal 1850, nel Regno di Sardegna dal 1821 e nel Ducato di Parma dal 1815.

** Si veda questo articolo: Unione monetaria latina

1) Il Catalogo Gigante riporta anche la Grecia tra i paesi entrati a far parte dell'Unione nel 1865 (23 dicembre).

2) Già da prima del 1865 le monete di San Marino avevano diritto di circolazione anche sul territorio del Regno d'Italia
a condizione di osservare il peso ed il titolo delle monete italiane, quindi come è stato con le lire dal 1972 in poi.