La febbre dell'oro e le Americhe


La febbre dell'oro


Nel XIV secolo per i commerci internazionali si preferiva far ricorso all'oro, dal momento
che il valore dell'argento oscillava di continuo e le monete venivano di continuo falsificate.
L'oro divenne così sinonimo di stabilità, di solidità, in una parola di ricchezza; divenne il
sogno, l'aspirazione di un periodo che vedeva nell'oro soltanto, la sua ancora di salvezza,
causa inondazione di monete d'argento svalutate.


La circolazione del prezioso metallo era minima nell'Europa settentrionale e centrale, per quanto riguarda l'alto medioevo alcuni storici dell'economia ne fissano l'equivalente in 300/500 tonnellate, (meno di quanto oggi se ne produca in un solo anno). Nel Levante tuttavia le riserve auree costituite da depositi minerari e da tesori bizantini, arabi e indiani erano di tale entità che dall'importazione in Europa di monete d'oro le quali venivano pagate in argento derivarono cospicui guadagni ai mercanti, in quanto in Oriente il metallo era assai più a buon mercato che in Occidente. La corsa all'oro ebbe quindi nuovo e potente impulso, ed è indicativo che le ricche città italiane di Genova, Firenze e Venezia provvedessero per prime nel XIII secolo a coniare notevoli quantità rispettivamente di genovini ma soprattutto fiorini e zecchini d'oro: considerati valuta pregiata circolarono in Germania, Francia, Inghilterraa e persino in Russia.

La febbre dell'oro assunse forme esasperate e gli sforzi degli alchimisti furono interamente
volti alla creazione del prezioso metallo. L'arte segreta della conversione dei metalli in oro è antichissima (tentativi in tal senso erano stati intrapresi già nell'Egitto faraonico) ma essa assunse il carattere di mania collettiva soltanto a partire dal XIV secolo, quando si perdette fiducia nell'argento mentre in pari tempo l'oro circolante era pochissimo. Si videro allora potenti sovrani gareggiare per assicurarsi il favore degli alchimisti. L'affannosa ricerca della pietra filosofale , che avrebbe dovuto trasformare i metalli vili in oro, costò somme ingenti ai principi, ma nulla sembrò più desiderabile dell'oro. Dal suo uso come mezzo di pagamento ci si ripromettevano veri e proprio miracoli economici e dalla fabbricazione dell'aurum potabile (oro liquido e bevibile) la guarigione da ogni malattia e l'eterna giovinezza. Come è ovvio, l'aurum potabile non fu mai prodotto e nessuno alchimista riuscì nemmeno nella metamorfosi dei metalli.

La conquista spagnola dell'America centrale e meridionale con le sue ricche riserve d'oro e argento giunse per l'Europa al momento opportuno. Attraverso la Spagna si rovesciò sul nostro continente un flusso d'oro apparentemente inesauribile, mentre oltreoceano si spremevano gli Indios tramite furto, truffa, torture e lavori forzati. I conquistadores nei territori annessi si arrogavano diritto di morte sugli indigeni, inviavano verso la penisola iberica intere flotte cariche di metalli preziosi.