Il fiorino: la moneta della Cristianità


La moneta d'eccellenza di Firenze fu il fiorino d'oro, la sua creazione un evento di portata enorme nella storia sia economica sia numismatica.

Nel 1252 Firenze coniò i primi fiorini d'oro, chiamati poi gulden nel resto d'europa, i quali ebbero subito un enorme successo e furono imitati in tutta l'Europa del Nord, come simbolo di valore e di ricchezza, persino in Inghilterra, Germania, Ungheria e Russia.

Per la sua bontÓ, e la bellezza salý in tanto pregio, e stima, che estinse ogni altra moneta d'oro, che per l'innanzi correva; e dando il suo nome a tutte l'altre che di conio elleno si fossero, divenne quasi moneta comune del Cristianesimo: ond'Ŕ che da grandissimi Re, e Principi in tutte le province fu battuto (Vettori, p. 1).


Il nome fu attribuito a varie monete di Firenze con impresso il giglio, emblema della città. Nell’11° e 12° sec. i fiorini furono solo d’argento; nel novembre 1252 fu coniata la moneta d’oro (massa di 3,54 g e bontà di 24 carati) con i tipi di s. Giovanni Battista e del giglio. Per diversità di coniazione e di peso, ebbe denominazioni speciali nelle successive emissioni (largo, leggero, stretto, di grosso o buon peso, di suggello).

10. Firenze della prima metà del Trecento nella narrazione di Giovanni Villani [1]
Le spese ferme del comune di Firenze e di necessità per anno; e valeva lire tre e soldi due il fiorino dell'oro. Il salario del podestà e di sua famiglia l'anno lire quindicimila dugentoquaranta di piccioli. Il salario del capitano del popolo e di sua famiglia lire cinquemilaottocentottanta piccioli. Il salario dell'eseguitore degli ordini della giustizia contro a' grandi colla sua famiglia lire quattromila novecento di piccioli. Il salario del conservadore del popolo e sopra gli sbanditi con cinquanta cavalieri e cento fanti fiorini ottomilaquattrocento d'oro l'anno: questo uficio non è stanziale, se non come occorrono i tempi di bisogno. Il giudice dell'appellagioni sopra le ragioni del comune lire millecento di piccioli. L'uficiale sopra gli ornamenti delle donne e altri divieti lire mille di piccioli. L'uficiale sopra la piazza d'Orto san Michele e della Badia lire mille trecento di piccioli.

I banchi de' cambiatori erano da ottanta. La moneta dell'oro che si batteva era da trecentocinquanta migliaia di fiorini d'oro e talora quattrocentomila; e di danari da quattro piccioli l'uno si batteva l'anno circa ventimila libbre.


Larghissimi il credito e la diffusione della moneta fiorentina, imitata ovunque e talora contraffatta; in Italia vi furono così il fiorino di Lucca, di Milano, papale o di camera, di Savoia ecc.

Ancora nell'anno 2000 vi erano due nazioni europee le cui monete si chiamavano fiorino: Olanda e Ungheria.

Fiorini d'oro furono coniati in quasi tutte le zecche dell'Occidente (cfr. Orsini) intendendo imitare il prototipo fiorentino, senza raggiungerne tuttavia la purezza assoluta di 24 carati. Il fiorino grosso d’argento (popolino) fu emesso a Firenze (1296) con gli stessi tipi di quello d’oro, del valore di 2 soldi; il fiorino piccolo ebbe valore di 1/12 di soldo.

Le Goff nel suo libro"Lo sterco del diavolo" segnala come importante l'apparizione del fiorino ma senza darci il peso che merita; Mario Cipolla invece la segnala nei suoi scritti come una svolta epocale.

Nonostante la sua enorme diffusione e fama in tutta Europa, al punto di definirla la "moneta della cristianità", il fiorino non ebbe successo in Africa e Asia, dove era molto più preferito il ducato veneziano. Si incorreva così in certi casi al limite dell'assurdo.

Il primo "viaggio di levante" delle galee fiorentine ci illustra uno di questi incredibili aneddoti.

Il 12 luglio 1422 partiva da Pisa la prima galea armata con destinazione Alessandria, alla quale se ne unì subito una seconda. Sulle navi viaggiavano anche più "merchanti fiorentini" i quali portavano drappi dal valore di 4mila fiorni e in contanti per acquisti di spezierie, 56mila ducati d'oro. Si noti la sproprozione tra il valore delle merci da vendere e il denaro da investire in compere. Quanto al fatto che si portassero ducati e non fiorini, i fiorentini dovettero accettare questa mortificazione perchè solo il ducato veneziano era ammesso ad Alessandria come moneta di scambio, e gli ambasciatori della Signoria, proprio fra le prime richiesta da rivolgere al sultano, dovevano domandare la parificazione del fiorino al ducato!

Lord Vernon nelle sue Illustrazioni ha raccolto « che il primo Fiorino fu coniato nel 1252 d’oro puro, e secondo il Villani, fu al titolo di ventiquattro carati e del peso d’un ottavo d’oncia. La repubblica fiorentina durante i suoi maggiori infortuni, e fino agli ultimi anni della sua esistenza, mantenne sempre il fiorino d’ oro della stessa bontà e dello stesso peso. Al tempo di Dante i fiorini d’oro erano sparsi e circolavano in tutti i paesi d’Europa, sulle coste di Barbarie, dell’Egitto e di Romania.
Le tratte dei florini fatte in vita di Dante si possono annoverare a circa 150. Ad ogni tratta la Zecca apponeva un segno diverso; circa il 1303 al segno si trova aggiunto anche l'anno della tratta.
Molte notizie intorno a’fiorinì d'oro si raccolgono da un antico libro detto il Fiorinaio, che fu ordinato e compilato da prima dallo storico Giovanni Villani nel 1316, quando fu maestro di Zecca. Questo prezioso Codice in pergamena, continuato, con alcune interruzioni, fino al di d’oggi, ed ottimamente conservato, si può vedere all’Archivio centrale di Stato in Firenze.
Dal 1252 al 1303 il Villani trovò 72 segni indicanti 72 tratte diverse, senza contare le tratte di fiorini privi di segno. Questi segni sono spesso ideali; come la rosa, la spiga, la ghianda, una spada, e via discorrendo. Il segno de’fiorini coniati al tempo del Villani son due chiavi incrocicchiate.
Dall‘ anno 1303, a co minciar dal quale il Villani uni a’ segni anche l’anno della tratta, il nome del Potestà, ecc., e fin verso la meta di quel secolo, si contano circa altri 150 segni, ossia tratte diverse. Verso la metà del XV secolo, invece dei segni ideali, si cominciò a mettere su i fiorini d’oro l’arme di famiglia dell’officiale deputato per l’arte di Calimala, e su quelli d’argento l’arma dell’officiale per l’arte del Cambio. Questo modo cessò col cadere della Repubblica; e nel 1533 si cominciò invece a porre lo stemma ducale dei Medici ».