La ripresa dei commerci e le nuove monete


Il grande commercio motore dell'espansione geografica, ha del pari avuto la sua importanza capitale in un fenomeno di cui le città sono state il centro: espansione economia monetaria. Centri di consumo e di scambi, le città hanno dovuto ricorrere sempre più alla moneta per regolare le loro transazioni.

 

Altro strumento col quale il grande mercante italiano dominò i mercati internazionali fu la moneta d'oro di cui avvertì la necessità che fosse stabile: lo sancì all'atto delle prime coniazioni e vi tenne fede per secoli. Quasi contemporaneamente nel 1251-1252 dalla zecca di Genova e da quella di Firenze uscirono il «genovino» e il «fiorino»; poi a Milano l'«ambrogino»; infine nel 1284 a Venezia il «ducato». Erano allineate col fiorino che pesava grammi 3,536 d'oro a 18 carati, e si possono dire intercambiabili, tenendo soltanto presente che il fiorino era più ricercato per la bellezza del conio. Per quella loro inalterabilità non è eccessivo dire che adempirono la funzione che in seguito sarebbe stata propria della sterlina e poi del dollaro. Le monete d' oro erano monete di classe, del commercio internazionale, mentre quelle per il piccolo commercio e per i salari erano d'argento.

I cambiamenti monetari di Filippo il Bello e le prime svalutazioni dell'Occidente nel 1300 circa sollevano la protesta di quasi tutte le categorie sociali e nelle città anche sommosse. La massa dei contadini senza dubbio non vedeva quasi ancora nessuna moneta d'oro, e anche pochi grossi d'argento ma maneggiava sempre più il denaro. Essa partecipava, sebbene da lontano, a quella evoluzione capitale che ha fatto entrare il denaro nella vita quotidiana degli occidentali.