L'oro e le monete della Spagna


Le aree monetarie fondamentali dei distinti regni di Spagna all'avvento di Ferdinando
e Isabella erano la musulmana e l'europea. Quanto ai regni della corona di Aragona,
ciascuno coniava monete distinte.


Nella ricca e strategica penisola iberica si alternarono molte popolazioni delle quali ci sono
giunte interessanti testimonianze numismatiche. In altre pagine del sito abbiamo già visto
quelle antiche quali le greche, ibero-celtiche, cartaginesi, romane e imitazioni visigote
di monete romane.

Le miniere d'oro e anche più quelle d'argento della Spagna hanno avuto più volte un grande splendore, col richiamo alla mitica Tartesso. Annibale vi aveva scavato. Al tempo dell'Impero Romano, secondo le ricerche di Bækh, le miniere d'oro avrebbero reso fino a 6.500 chili di
metallo fino. Strabone e Plinio additarono l'abbondanza dei metalli preziosi e la fecondità
degli scavi nella Penisola. Sotto i Mori quei giacimenti erano rimasti sterili. Dopo la scoperta dell’America furono abbandonati. Dal 1835, avendo il paese ricuperato le sue libertà, si è
recuperata l'industria delle miniere con successo in quanto all'argento.

Arrivò la monetazione araba che nella Iberia assunse caratteristiche particolarmente raffinate;
dal 711 al 1492 si protrasse a fasi alterne la presenza musulmana, con splendide civiltà come il Califfato di Cordoba o il regno di Siviglia; in regresso dal 1100 a causa della Reconquista dei Regni di Leon e Castiglia. Nonostante questo per ben quattrocento anni all'interno dei ragni cristiano spagnoli circolarono solo imitazioni di monete carolingie e arabe, dapprima in solo
argento poi dal XII secolo anche in oro. *

Alcune monete arabe largamente diffuse e be accettate sui principali mercati mediterranei,
vennero a sovrapporsi elementi della cultura cristiana in ascesa: i marabotini o maravedis!
presentano la croce accanto alle scritte arabe mentre il re si definiva "Emiro dei cattolici",
con evidenti e stridenti contaminazioni culturali. Il marabotino ebbe larga diffusione in
tutta la Spagna e penetrò anche nella Francia meridionale.

Erano prima monete di conto, modificate dai sultani Almoravidi d’Africa, con cui in particolare
le provincie della Castiglia, rimasero sempre in stretto rapporto, anche nel campo monetario.
Si discute ancora oggi se si tratti delle stesse monete o di due monete di diverso valore,
anche se la prima tesi sembra suffragata da numerose prove. Incerta l’etimologia: o il nome
deriva, con una chiara corruzione di quello degli oppressori, dalla voce araba “al morabeth” (Almoraveda), o si indica come origine la Mauritania: il Bovard afferma fu la prima moneta
dei Mauri spagnoli e che il nome deriva da “Mairanorum spolia”, essendo detti i Mairanos
“Mauri di Spagna”. Con maravedi o marabotini è chiamato in Spagna il dinar d’oro arabo,
di chiara derivazione, questa volta, dal latino “denarius”.


In Spagna è Berenguer Ramon I conte di Barcellona (1018-1035) a battere il Mancuso, imitato
dal dinar del re mauro di Malaga, Yhia. Seguono i maravedi del Regno di Leon battuti sotto Ferdinando II (1157-1188) e sotto Alfonso IX (1188-1230), detti questi ultimi anche alfonsini.
Al dritto il re è raffigurato coronato, con la spada in mano; al rovescio un leone. Le legende
sono in caratteri latini.

Al dinar (quelli doppi degli Almohadi sono tra le monete più perfette del mondo islamico) si richiamano le prime monete d’oro battute nel Portogallo e nella Spagna, sullo stesso piede
del dinar (cioè con stesso peso e bontà).

Come unità monetaria il Portogallo adottò la consueta Lira carolingia:
Libra (1st Dynasty, 1128 - 1383)
12 Dinheiros = 1 Soldo • 20 Soldos = 1 Libra

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Dinheiro di Alfonso I, 1169-1185 - Dinheiro di Alfonso II, 1211-1223
Bilione con argento 18% di grammi 0,8 - Bilione con argento .083 di grammi 0,75

A re Sancho I del Portogallo (1185 - 1211) si deve una bella moneta d’oro che continua
a chiamarsi morabitino: al dritto il re appare armato e in sella ad un focoso destriero
mentre al rovescio c’è una croce con agli angoli una stella. La coniazione dei morabitini
continua sotto i sovrani Alfonso II, Sancho II e Alfonso III fino al 1279.
Molto importante è conoscere l'equivalenza tra la moneta d'oro e qulla d'argento:
1 Morabitino = 180 Dinheiros

- Morabitino di Sancho I, 1185-1211 - Morabitino di Alfonso II, 1211-1223
Grammi 4 di oro .800 e diametro 28 mm - grammi 3,62 di oro .800 e diametro 24 mm


Durante il XII secolo comparvero le prime effigi reali, piuttosto rozze sino al re Pietro I, il
Crudele di Castiglia e Leon (regnante dal 1350 al 1368) il quale assieme ai suoi consiglieri,
sviluppò una notevole attenzione alla figura umana e curò anche una riforma monetaria
avente come riferimento la dobla aurea, multiplo dello scudo recante al dritto il re in trono
e al rovescio la croce sul classico modello di moltissime monete medioevali e dei
contemporanei grossi tornesi francesi. Sotto Giovanni II l'imitazione dei modelli vicini si
fece ancora più evidente nel motivo di un cavaliere sul destriero, proposta su una grande
dobla, richiamante la scena del "franco a cavallo" della Francia. *

I Sovrani di Aragona avevano a loro volta preso esempio dai grossi italiani, per emettere
i croats, monete in argento che circolarono abbastanza ampiamente in tutti i mercati del Mediterraneo, a testimoniare una aumentata vitalità commerciale dell'Europa dell'epoca.

Sotto il regno di Enrico IV di Castiglia-Leon (1454 - 1474), un periodo difficile a causa della
lotta finale contro i Mori, si ebbe una massiccia circolazione di monete false e deteriorate
battute da una miriade di zecche non sempre debitamente autorizzate.*

Regno di Castile and Leon • Real (1462-1465)
1 real = 4 cuartillos = 16 maravedis = 32 blancas = 160 dineros · 1 enrique = 210 maravedis

Regno di Castile and Leon • Real (1465-1471)
1 real = 4 cuartillos = 20 maravedis = 40 blancas · 1 enrique = 300 maravedis

Assistiamo però alla nascita di una moneta in oro davvero bella, col peso di della dobla:
l'Enrico! Era di 4,6 grammi di oro quasi puro, raffigurante su una faccia il sovrano seduto su
un sontuoso trono, con rassomiglianze al Noble d'oro inglese, ma con un leone ai suoi piedi;
al rovescio vi era il consueto stemma a doppio scudo delle due regioni da lui governate.
L'Enrico ebbe diverse tipologie negli anni, e quasi da subito apparve anche la sua metà,
il mezzo Enrico La moneta incontrò molto gradimento per la sua iconografia in stile gotico,
in sintonia o a leggera imitazione delle altre contemporanee.

Per suscitare stupore o per semplice ostentazione si emisero anche delle enormi monete
da 20 e da 50 Enrichi pesanti 92 e 229 grammi ma la loro produzione non diede stabilità
nè tantomento credibilità situazione monetaria del tempo, la quale restava confusa con
tutte le numerose novità di quei decenni. Inoltre dato il valore stratosferico erano in pratica
non spendibili tranne che in rarissimi casi. Monete ora introvabili sul mercato.

Regno di Castile and Leon, Kingdom of • Real (1471-1497)
1 real = 30 maravedis = 60 blancas · 1 castellano = 400 maravedis



Ma i maravedi del Regno di Castiglia battuti da Alfonso VIII (1158-1214) a Toledo hanno le legende arabe e recano il titolo di “Emiro dei cattolici” al dritto; al rovescio, quasi a titolo di compenso, c’è un versetto del Vangelo. La data è quella dell’era di As-Safax, l’era spagnola che parte dal 38 a.C. Quando a Burges Giovanni II (1406-1454) batte la sua apprezzata “dobla de la banda” non fa altro che mutuarla dalla “dobla grenadina” o “moreséa” (3,70 grammi d’oro, pari a 335 maravedi).

La Spagna numismatica inizia con il decreto di Medina del Campo nel 1497 emanato per riformare
il sistema monetario della Corona di Castiglia e mettere ordine al caos monetario dei vari Regni.
La Corona d'Aragona invece mantenne il proprio sistema monetario fino ai decreti di Nueva Planta tra il 1707 e il 1716. In oro fu battuto l'Excelente di grammi 3,5 equivalente a fiorino e ducato,
e il doppio Excelente di grammi 7,5 di oro quasi puro, suddiviso in 11 Reali e un Maravedi.

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Excelente e doppio Excelente di Ferdinando e Isabella - emessi dal 1497 al 1548
nelle zecche di Coruna, Cuenca, Burgos, Granada, Siviglia, Segovia, e Toledo

L'Excelente risponde al tentativo di unificare i tipi monetari, particolarmente in Castiglia.
La prima iniziativa in tal senso data 26 giugno 1475, una norma che indicava il castellano
come unità aurea, coniata a Siviglia e Toledo dal 1475 sino al 1497. Gli equivaleva il "peso
de oro
", il quale nella Spagna medioevale era una unità di misura; il peso era fissato ad un centesimo di libbra spagnola di oro puro, ovvero si trattava di 4,6 grammi.** Dopo il 1497
prese appunto il nome di Excelente. Si coniò anche il doppio castellano (o doppio ducato).

Spain - Real (1474 - 1850)

34 Maravedíes = 1 Real de vellón = 1/2 Real de plata = 2/5 Real de plata fuerte • 2 Pesos = 1 Escudo = 16 Reales de plata (fuerte, from 1737)

Il sistema monetario dei Re Cattolici era trimetallico basato sull'uso di oro, argento e leghe di argento e rame. Le monete d'oro erano ducato ed escudo, la moneta d'argento era Real e la
moneta di biglione era diventato il maravedi. La finezza e il peso stavano diminuendo con i
secoli, e il biglione fu cambiato dal rame nel 1600.

Anche i maravedi, come tutte le monete di questo mondo, subiscono una lenta ma progressiva svalutazione: sono coniati prima in argento, poi in mistura e infine in rame. Sotto Ferdinando II (1474-1516) i maravedi sono in lega d’argento al taglio di 96 per marco. Il fiorino di Firenze e il ducato di Venezia si cambiano con 240 maravedi d’argento. Dal 1474 Isabella I di Castiglia conia i maravedi in mistura, detti di “vellon”, pari alla 34esima parte del reale, mentre il maravedi “de plata”, ossia d’argento, vale il doppio. Sotto Ferdinando e Isabella (1476-1516) si coniano anche i multipli in rame da 4 e 2 maravedi con la torre di Castiglia e il leone d’Aragona, e poi i nominali
da 8 e 16.

Il maravedis è il più palpabile esempio di questa trasmutazione al rovescio di quella cui correvano dietro gli alchi misti . Era già un tempo una pezza d'oro , la quale valerebbe oggidi 17 o 18 fr .
Non è più che una pezza di rame di un centesimo e mezzo ( 1 ) .

Queste monete si svalutano talmente che ai tempi di Colombo ci vogliono 375 maravedi per
un ducato o un fiorino d’oro. Ma certamente non è con queste che viene finanziata la spedizione
di Colombo e nemmeno con le monete coniate con l’argento estratto dalle miniere di Cartagena
e di Almadén: i “reales de plata” (d’argento), coniati per la prima volta al valore di 34 maravedi
e al peso di grammi 3,5 in Castiglia da Pietro I il crudele (1350-1368), con il doppio la metà e il quarto. Al tempo di Ferdinando ed Isabella recano lo stemma inquartato al dritto e al rovescio un giogo, emblema del re, e un fascio di frecce, emblema della regina. Ci sono poi i “blancos” in lega di rame, stagno e argento, per la cui coniazione molti stranieri – soprattutto genovesi – hanno ottenuto l’appalto delle zecche (Enrico IV dal 1454 al 1474 ha concesso ben 150 permessi).

Carlo V introduce lo scudo d'oro di grammi 3,82 al titolo di 950/1000 del valore di 350 maravedis: al dritto lo stemma con le Armi di Aragona, di Castiglia, Leon, Navarra, Granada, Sicilia e Gerusalemme mentre al rovescio viè una croce racchiusa.
Sui reali d'argento e nei loro multipli, allo stemma coronato si contrappongono le colonne
d'Ercole sorgenti dal mare con la leggenda PLUS ULTRA, allusiva alla scoperta del Nuovo Mondo!

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Real di Carlo III 1782 Ag .813 • 3 g • 21 mm - 4 Reales di Carlo III 1772 Ag .903 • 13 g • 32 mm

 

 

 

 

L'excelente fu il nome preso in Spagna dal ducato d'oro (altri nomi in uso furono águila e doble castellano). Fu coniata per la prima volta da Ferdinando II di Aragona e della moglie Isabella, dopo la conquista di Granada alla fine del XV secolo. Il nome deriva dal fatto che avesse un titolo assai alto[2]. Al dritto erano rappresentati i busti affrontati dei Re Cattolici e al rovescio era raffigurata l'aquila di san Giovanni di fronte ad ali aperte, con lo stemma dei monarchi sul petto.
Il peso della moneta era di 3,5 grammi, si coniò anche il medio excelente da 1,75 circa..
Tra il 1504 e il 1516 lo coniò anche la zecca di Napoli, a cura dello zecchiere Tramontano. Le monete di Napoli si distinguono per la presenza delle lettere I • T, ai lati dell'aquila.

 

In base alle leggi del 1475 e del 1497, il maravedì era una moneta
di rame valutata a 375 al ducato (o escudo) d'oro.

 

Anno 1503 maravedì 3.000.000 = 8.000 ducati

Anno 1505 maravedì 22.000.000 = 58.660 ducati

Anno 1512 maravedì 34.000.000 = 88.640 ducati

Anno 1518 maravedì 46.000.000 = 122.600 ducati

Anno 1535 maravedì 119.000.000 = 317.250 ducati

Documenti delle entrate reali dalla Casa de Contratacion, organizzata nel 1503 per controllare tutto il commercio con le colonie spagnole delle Americhe. Amerigo Vespucci la diresse dal 1506.


* M. Peterson - "La flotta dell'oro"

 

Il doblone, la leggendaria moneta d’oro spagnola

Nel corso della storia sono molte le monete d’oro spagnole che sono state coniate, ma tra tutte il Doblone è quella che più stimola la fantasia portando con se storie leggendarie di un’epoca oggi lontana, storie di avventura, di pirati, di tesori e di nuovi mondi.
L’importante storia coloniale della Spagna ha permesso alle monete spagnole di diffondersi in buona parte del mondo, la moneta d’oro più conosciuta era quella da otto scudi, conosciuta anche come Doblone composta da quasi 28 grammi di oro puro 22 carati: nel XVII secolo la sua diffusione fu tale da divenire lo standard con cui erano misurate le altre monete d’oro.

I Dobloni d’oro erano utilizzati solo dai ricchi e per acquisti di rilievo, quindi circolavano poco, per questo quelli che sono stati ritrovati spesso sono in ottime condizioni; il prezzo attuale di queste monete d’oro raggiunge moltemigliaia di euro a seconda della condizione attuale della moneta; difficile trovarne a meno di 2.000 euro.

Ci sono centinaia di tipi di monete d’oro spagnole tanto che molti collezionisti si curano solo di queste senza acquistare monete di altra provenienza; nel caso si volessero acquistare è bene rivolgersi a rivenditori affidabili che rilascino un certificato di autenticità sia che si tratti di monete antiche o più recenti, in caso di monete ritrovate è bene che esse siano accompagnate da documentazione che ne confermino data e luogo di ritrovamento.

Per le monete ritrovate in mare dovrebbe esserci un certificato di autenticità fornito dalla società che ha gestito il recupero e la distribuzione delle monete d’oro ritrovate.

Vi è in Europa una nazione la quale ha conservato queste tradizioni primitive sino ai nostri giorni . La pezza d'oro e la pezza d'argento di Spagna, il quadruplo e la piastra sono dello stesso peso tutte e due ( 27 grammi 45 milligrammi), e questo peso comune è esattamente il diciasettesimo della libbra di due marchi di Castiglia. Niente indica sopra il quadruplo che esso debba essere contato per un numero determinato di piastre d'argento. È ciò che è per se stesso un peso determinato d'oro fino.


Il pezzo da 8 reales


8 Reales di Carlo III 1772-1788 Ag (.903) • 27 g • 38 mm

Ancora nel 1800, sul litorale cinese, era ancora di uso corrente una moneta argentea di origine ispano-americana chiamata dollaro dagli inglesi e piastra dai francesi, i cinesi la chiamavano fan ping yuan,(dischi stranieri) e per abbreviazione yuan. Era il peso gordo dell'Impero Spagnolo, il famoso pezzo da otto, che si era diffuso nell'oceano Pacifico soprattutto a partire dal Messico dalla fine del XVI secolo. Questa moneta valeva 0,72 tael 0 0,25 Lira Sterlina. Quindi 4 dollari (o piastre) o 3 Tael servivano per fare una Lira Sterlina.

"Gli Spagnoli erano stati più avveduti quando avevano preso un peso determinato per unità
della moneta tanto d'argento che d'oro: si tagliavano 8 piastre e mezzo d'argento dal marco spagnolo (210 grammi circa), e il peso del quadruplo d'oro è lo stesso di quello della piastra."
Gli economisti francesi dell'epoca indicavano sempre il pezzo da 8 col nome di piastra e il
doblone col nome di quadrupla.

In proposito della combinazione qui raccomandata per la moneta doppia ,
consultiamo l'esperienza, e troveremo esempi molto significativi che l'appoggie
ranno. Si avrebbe allora un sistema monetario che sarebbe quello al quale si
arrestò la Spagna , dove la piastra e il quadruplo, monete l'una d'argento e
l'altra d'oro , lutte e due dello stesso peso e del medesimo titolo ( 1 ) , in rap
porlo semplice coll'unità ponderale, circolavano allato l'una dell'altra , senza
impacciarsi . La moneta spagnuola è stata per lungo tempo la prima moneta
del mondo , riconosciuta per tale dal filosofo e dal commerciante nel medesimo
tempo .
In Ispagna vi sono esempi di editti promulgati nello scopo di mutare il rap
porto del valore fra il quadruplo e la piastra , rimanendo le due pezze intrinse
camente le stesse . Il mio dotlo amico , Isidoro Loewenstern , mi ha indicato la
prammatica del 17 luglio 1779 , che modifica in questo senso quella del 16
maggio 1737 , la quale aveva essa medesima rimpastato un più antico stato di
cose , fondato sulla base che realmente il valore dell'oro , relativamente all'ar
gento , era primitivamente minore.

Fra i governi inciviliti, quella della Spagna è l'ultimo il quale abbia creduto di potere clandestinamente viziare le monete. È cosi che la moneta d'oro già alterata nel 1772 , fu posta nel 1786 , ad 875 millesimi . Il titolo delle monete spagnuole che erano fabbricate nel Nuovo Mondo era primitivamente di 917 mil lesimi .
« In Messico, dice Duport, dando ad un saggiatore di monete il suo
diploma, gli si consegnava ( obbligandolo a dar giuramento di non parlare ) per
saggiare l'argento monetato, un peso particolare, il quale quantunque marchiato
come corrispondente ad 11 denari, non equivaleva veramente che a 10 denari
e 20 grani ( 1 ) .

 

Con questi aggiustamenti il sistema durò fino al 19 ° secolo. Il sistema fu progressivamente trasformato in decimale tra il 1808 e il 1848, copiando il sistema del franco francese. Esistevano diversi sistemi intermedi basati su reali de vellon, decimali reali e escudo. Il sistema spagnolo adottò il modello del sistema monetario latino nel 1868. La nuova moneta era la peseta con monete d'oro, argento e bronzo. Dopo il 1925 furono introdotte nuove monete con valore fiduciario. Durante la guerra civile spagnola 1936-1939 ogni parte aveva la sua peseta. In questo periodo c'erano monete di necessità emesse da consigli comunali o realizzate con francobolli incollati su cartoni.

 


I governi altuali dell'America spagnuola prelevano tanto a titolo

Fin dai tempi di Cortes, si aveva cominciato e si aveva continuato a lavo
rare nelle miniere d'argento di Tasco, di Sultepec, di Paciuca , di Tlapujahua ,
quasi tutte scavate già per conto dei Montezuma . Subito dopo si aprirono quelle
di Zacatecas , ed anche il filone di Guanaxuato ſu atlaccato nel 1558. Sul co
minciare del secolo xviii , il Messico non dava che 27 milioni di fr. in oro ed in
argento , ma cinquant'anni più tardi , era arrivato a 65. Poco dopo , la miniera
di Valenciana era in esercizio , e nel 1775 il prodotto del Messico sommava a
85 milioni . Nel 1788 arrivava a 107 milioni , e nel 1795, a 130. Rimase
presso a poco a questo punto , talorą oltrepassandolo , talora rimanendo al dis
sotto di pochissimo, nel 1810 , in cui scoppiò la guerra dell'Indipendenza. L'oro
dichiarato per la percezione dell'imposta , rappresentava sulla massa annuale,
dopo il 1775 , da 10 a 15 milioni .

Il Messico, in quel momento, dava più argento del rimanente del pianeta, e lo stesso succedeva ancora nel 1850. Tale massa di metalli preziosi è stata quasi interamente convertita in piastre. Siccome l'America spagnola somministrava quasi tutto l'argento tratto alla luce del mondo, il
pezzo da 8 (o piastra spagnola) diventò la moneta più usuale del commercio generale.
(da "MINIERE DEL NUOVO MONDO" - 1851)

8 piastre e 1/2 pesano 1 marco di
Castiglia, e il titolo primitivo fu di 11/12 di fino (ossia di
917 parti su 1000). Il quadruplo d'oro è dello stesso peso, e fu da principio
dello stesso titolo che la piastra. È per l'oro quello che chiamasi 22 Carati. Fino
al 1772, il governo spagnuolo osservò scrupolosamente le regole che si era
proposte pel monetamento , ed il titolo delle piastre rimase ad 11 ; 12, ossia , se
condo la lingua monetaria ad 11 denari .

A quell'epoca , il gabinetto di Madrid cre
dette potere impunemente violare i suoi impegni verso il mondo intiero che ser
vivasi della sua moneta in piena fiducia , come della rappresentazione più fedele
dei valori . Il titolo fu clandestinamente ridotto da 917 millesimi a 903. È inu
tile il dire che il commercio si accorse subitamente dell'alterazione, e che la
piastra nuova non circolò se non per quello che essa valeva . Si erano prese pre
cauzioni puerili per avviluppare di mistero la frode . Si davano pesi falsi ai sag
giatori perchè se ne servissero davanti al pubblico , come se non vi fossero stati
saggiatori che a Messico o a Lima . Fino all'Indipendenza , nominando codesti
agenti , si faceva loro prestare giurameuto di non divulgare quel segreto di Stato ,
che conoscevano tutti i cambiatori e tutti i commercianti del mondo . Nel 1786,
un nuovo abbassamento di titolo ebbe luogo sull'oro , e i quadrupli non ebbero
più che 21 carati, ossia 875 millesimi di fino.

Le repubbliche dell'America spa gnuola , si deve loro rendere questa giustizia, hanno mantenuto il titolo che ave
vano trovato di 903 per l'argento , di 875 per l'oro . È per eccezione e le più volte
per effetto dell'ignoranza , che, in momenti di turbolenza , esse hanno emesso mo
nete di un titolo più basso. Perciò anche oggi di tutte le monete d'argento , la
piastra è la sola che sia universale . In piastre si regolano i conti nelle fattorie
dell'India o della Cina ; si trova la piastra in Algeria , ed è quella che l'Arabo
ed il Cabilo preferiscono. Il dollaro degli Stati Uniti non è che la piastra spa
gnuola . I sultani turchi avevano adottato la piastra ( 1 ) . Frattanto la pezzà di
5 fr ., di cui si è battulo una grandissima quantità e che è corretta di peso e di
titolo , comincia a spandersi sul mercato generale .
Non bisogna però illudersi sulla proporzione abituale d'argento che


Le 5 pestas spagnole coniate sul modello dei 5 franchi e 5 lire dell'Unione monetaria latina
Compaiono di nuovo le colonne d'Ercole

Al Messico l'uscita dei metalli preziosi in verghe è proibita . Lo era pure sino a questi ultimi tempi in tutte le repubbliche dell'America spagnuola , ed il Messico non è il solo che abbia perseverato nell'antico sistema.

 

* De Agostini - "Storia della Moneta"

** Robert Silverberg