Le monete francesi


La monetazione francese vera e propria inzia dopo la divisione dell'Impero
di Carlo Magno, con la Francia che divenne uno stato a sè.


Quando la monetazione incomincia a riprendere vita attorno al 1000, è l'espressione grafica della politica in cui in assenza di una effettiva autorità forte e centrale, principi, duchi, conti, vescovi e autorità cittadine hanno preso a battere monete per proprio conto.

L'usurpazione del diritto di battere moneta da parte dei feudatari grazie anche alla debolezza del potere centrale divenne un caso classico in Francia. Quando nella metà del VII secolo i franchi ripendono a coniare monetine d'argento solo uno dei nuovi denari sarà emesso a nome del re di Aquitania, Cariberto (629-631). I sovrani carolingi riuscirono a unificare e centralizzare le coniazione, in particolare con la riforma di Carlo Magno. Dal IX secolo però i conti si assumeranno la piena responsabilità e i vantaggi, sino al punto di aggiungere o sostiuire sulle monete il loro nome a quello del re.

Elenco dei regnanti francesi (necessario per capire le successioni temporali)

La feudalizzazione delle monete durò a lungo, sino alla metà del XII secolo, i re controllavano solo le officine monetarie poste sotto il loro diretto dominio: quasi tutte le monete prodotte al di fuori di questo di norma non recano il nome del sovrano.

 

Le regioni francesi nelle quali sorsero le principali zecche furono l'Artois e soprattutto la Lingudoca grazie soprattuttoalle iniziative dei Vesscovi di Maguellone, nelle loro vsti di conti, i cui denari superarono in Pirenei. Nella Francia centrale non si ebbero nuove emissioni ma aumemntò notevolmente la quantità di denaro circolante come i denari tornesi coniati dall'abate di San Martino di Tours, i denari parisis usciti dalle zecche regie, e i provinois dei conti di Champagne, i cui possidementi entrarno a far parte del regno di Francia alla fine del Duecento.

Il buon funzionamento delle nuove zecche implicava una riorganizzazione del alvoro e un aumento del personale, composta da supervisori/ direttori, maestri, controllori e tecnici. L'organizzazio0mnei mdi tali opifici divenne il prototipo delle nuove manifattura che sorgevano nelle città. Questa è una della ragioni mper cui signori e sovrani mettevano sotto il propro controllo le offoicine poste all'interno della oloro giurisdizione, come ad esempio Filippo Augusto. In Francia i direttori degli opifici regi stipulavano con le autorità monetarie una sorta di contratto di affitto in cui si definivano le quantità da coniare, i ricavi spettanti al re e al concessionario, le specifiche tecniche e i margini di scarto ammissibile nella coniazione. Ogni operazione era soggetta a controlli, pesate e collaudi e imponeva la tenuta di registri, la maggior parte non giunta sino a noi, da parte dei responsabili o dei funzionari dell'autorità regia.

Grosso tornese d'argento - Luigi IX coniato tra il 1266 e il 1270.
Si tratta della prima moneta francese d'argento più grosso di un denaro;
il disegno concentrico al "recto" deve essere di ispirazione saracena
mentre la costruzione stilizzata al verso deriva dalla basilica di Ludovico il Pio.

La somma di denaro immessa in circolazione fu enorme, conobbero una crescita considerevole almeno là dove i documenti, piuttosto rari, ci permettono di ipotizzare delle stime.
Dal 1247 al 1250 nelle zecche di Londra e di Canterbury usciromno circa 70 milioni di nuovi penny
per un valore di 300mila sterline. E' probabile che a metà Ducento in Inghilterra circolassero circa 100 milioni di penny per un controvalre di circa 400mila sterline.
Una generazione dopo le medesime zecche coniarono tra il 1279 e il 1281 coniarono 120 milioni di nuovi penny equivalenti a circa 500mila sterlina. Edoardo I era stato capace di spendere 750mila sterline per le guerre in Guascogna.

Nel,la venezia di fine XII e inizio XIII secolo i dogi riuscirono ad affrancarsi dall'ingerenza imperiale sul conio delle monete. A Venezia e Firenze la direzio0ne delle zecche era ssimilato ad un incarico di pubblica magistratura.

Il denaro fu di fatto uno strumento di razionalizzazione

In Francia negli anni cui siamo informati, tra il 1309 e il 1312, la zecca di parigi produsse 13200 lire tornesi in monete, Montreuil Bonnin 7000, Tolosa 4700, Montpellier 4500, Rouen 4000, Saint-Pourcain 3000, Troyes 2800 e Tournai 2000. Nel secolo XIII i principaligovernanti che detenevano un monopolio rilasciarono concessioni parziali a imprenditori indipendenti: Alfonso di Poitiers, fratello del re Luigi IX affittò la zecca di Montreuil Bonnin con un contratto prevedente il conio di 8 milioni di denari; un altro fratello del re, Carlo d'Angiò appalto per 5 anni il conio di 5 milioni di Tornesi,

Dal tempo di Luigi IX (1226 - 1279) comunque mentre la monarchia acquista terre e potere, le monete reali gradualmente iniziano ad ombreggiare le altre. Questo processo arriva alla sua completa attuazione attorno al 1500, ma monete locali continuano a circolare per molti anni in
varie parti della Francia. Egli seguì a riuota l'esempipo di Carlo d'Angiò a napoli e coniò il primo grosso tornese nel 1266. Solo nei primi anni del Trecento si coniarono nei Paesi Bassi e in Renania dei grossi mcon un minor contenuto in argento, coerentemente con un mercato meno florido.

Questa lunga tradizione di potere decentralizzato può spiegare come mai in un paese unitario,
ci siano state uno stragrande numero di officine monetarie ufficiali operanti simultaneamente
sino alla metà del diciannovesimo secolo.

Le emissioni feudali francesi si presentano di carattere tradizionale anche se variate. I conti di Poitou continuarono ad usare il tipo di Carlo il Calvo (840-877) senza nemmeno cambiarne il nome.
Nel Maine, regione storica nella valle della Loira, il monogramma del conte Erberto I (1016-1036 ) resta immutato per due secoli e solo nel 1246 fu ornato di gigli e trasformato in una specie di corona in onore di Carlo d'Angiò, al quale fu conferito il feudo.

 

Sui denari dell'abbazia di Saint Martin di Tours il tipo della basilica carolingia si trasforma in quello di un castello gotico stilizzato noto come "Chatel Tournois" e come tale incorporato nella monetazione reale francese con Filippo Augusto nel 1204, sopravvivendo sino al 1369. Altre grandi abbazie tipo Souvigny nel Borbonese o Saint Martial di Limoges prendono per tipi delle loro monete le teste dei santi patroni copiandole dai reliquari.

Luigi IX il Santo, fu il primo regnanate dopo quasi 600 anni a coniare una moneta d'oro per alimentare i commerci con l'estero, sulla scia dei successi ottenuti dalla città italiane.
Emise tra il 1263 e il 1265 una moneta denominata "écu d'or" o Scudo in italiano.

Lo scudo d'oro francese

Lo scudo francesce non ebbe all'inizio il successo sperato; tuttavia nel secolo successivo,
i sovrani Filippo VI (1337) e Carlo VI ne ripresero la coniazione in quantitativi sempre
maggiori, ma con peso e valore diversi. Il tempo portò il successo a questa monete,
al punto di soppiantare addirittura il Fiorino verso la metà del Cinquecento.

Luigi IX non aveva però aspettato il 1266 per interessarsi al ruolo del denaro nel suo regno:
Aveva coniato solo denari tornesi ma si era nondimeno preoccupato di garantire un corso
regolare in Francia alle sue monete e aveva emesso una serie di misure per la circolazione monetaria in Francia. Eccole dalle ricerche di Etienne Fournial:

1) Nel 1263 fu stabilito che i denari tornesi e parigini (questi ultimi non più coniati dopo la
morte di Filippo Augusto) dovessero circolare ed essere accettati nei versamenti di
somme dovute al re

2) Nel 1265 fu stabilito il rapporto tra il valore delle due monete a 2 tornesi per 1 parigino

3) In un epoca in cui la contraffazione era frequente, il re vietò le monete imitanti le sue,
vale a dire i denari prodotti in Poitou, in Provenza e a Tolosa; era un segnale che la
monarchia francese radicata a nord intendesse imporsi anche al sud

4) Siccome il popolo ritiene non esserci sufficienti tornesi e parigini, fu provvisoriamente autorizzata la circolazione di nantois, angevins, mansois e anche delle sterline inglesi ma a un tasso fissato dalla tesoreria regia; il mancato rispetto della condizione avrebbe dapprima comportato il pagamento di un'ammenda e in seguito la confisca

Il divieto imposto alle monete baronali, meridionali o inglesi che fossero nojn esprimeva solo il desiderio di affermare il primato del conio regio ma anche la volomnta di alimentare l'afflusso di metallo prezioso alle regie officine monetarie. Non dimentichiamo che erano secoli in cui l'Europa
riscontrava una penuria di afflusso di argento causato dalla rapida chiusura dei principali centri
di estrazione dei minerali preziosi.

Le principali riforme monetarie emanate da Luigi IX coll'ordinanza del 24 luglio 1266 erano:

- la ripresa del conio del parigino

- la creazione del grosso tornese

- la creazione dello scudo d'oro

 

La maggior parte delle monete francesi attualmente reperibili sul mercato, è stata emessa negli ultimi 250 anni, ovvero dal tempo di Luigi XV (1715 - 1774) in avanti. Esse riflettono la storia florida ma turbolenta del paese durante questo periodo: la corrotta lussuria della corte francese!

 

La Lira Tornese, il denaro d’argento

Il tornese, denominato anche denaro tornese, era un denaro realizzato in argento emesso per la prima volta dall’Abbazia di San Martino a Tours in Francia, agli inizi del XI secolo. La lira tornese decretò la moneta ufficiale della Francia sino al 1789, anno della riforma monetaria con l’introduzione del franco germinale.

Questa moneta, così come la moneta parisino e all’angevino, caratterizza il denaro più importante all’epoca della Francia Medievale.

Sotto il dominio di Luigi VIII e Luigi IX la moneta venne estesa al resto del regno, emettendo una valuta di grosso taglio, possedente un valore di 12 denari, coniando anche la “maglia bianca”, la moneta da mezzo grosso e la “maglia terza” da 1/3 di “grosso”. Soltanto in seguito fu coniata anche la lira tornese da 240 denari (rappresentata da Franc à cheval di Giovanni il Buono, 1350 – 1364). Furono posti dei limiti alla moneta tornese nei regni franchi dell’Oriente Latino, in Germania, nei Paesi Bassi e in Portogallo, mentre in Italia fu coniata dal regno di Alfonso I d’Aragona (Napoli) fino alla fine del Regno delle Due Sicilie. La moneta tornese rimase in vigore sino alla Rivoluzione Francese, dopodiché fu coniato il franco, per indicare una moneta d’oro dal valore di una lira tornese, al tempo di Giovanni il Buono.

Agnel d'or è una moneta d'oro battuta per la prima volta dal re franceseFilippo il bello agli inizi del XIV secolo (circa 1311).

Filippo lo fece coniare una prima volta al taglio di 58 1/3 pezzi al marco di Parigi (4,19 g) con un titolo di 24 carati e per un valore di una livre tournois.

Nel settembre del 1313 Filippo fece battere una seconda emissione con un taglio di 59 pezzi al marco e cioè da 4,14 grammi con conseguente riduzione del valore a 15 sol delle livre tounois.

La moneta fu emessa con queste condizioni da Luigi X, Filippo V e Carlo IV.

La prima emissione è stata in passato erroneamente attribuita a Luigi IX, ma le monete con la scritta LU REX (Ludovicus Rex) sono di Luigi X.[1]

Il tipo fu ripreso poi da Carlo VI ed Enrico V nel 1417 e 1419, per coniare il mouton, una moneta che aveva tipi simili all'agnel di Filippo ma un peso di ca 2,55 g.

Come noto, i luigini nacquero in Francia comedodicesimi di scudo d’argento o cinque soldi, a seguito della riforma monetaria del 1642 voluta da Luigi XIII re di Francia. Successivamente, con Luigi XIV – diventando il commercio con il Levante latino sempre più importante – per agevolare i commercianti di Marsiglia e per la necessità di avere in uso moneta corrente più “spicciola” rispetto alle piastre d’argento, vennero utilizzati i dodicesimi di scudo non più da 11 denari di argento fino per libbra, ma da 10. Dal 1658, con l’assenso del re, tutte le zecche meridionali di Francia assieme a Monaco (e illegalmente Orange e Avignone), batteranno per Marsiglia questo tipo monetale.

 

* John Porteous - "Monete"