Storia del Ducato d'oro.


La moneta d'eccellenza di Venezia fu il ducato, famoso per il suo contenuto d'oro puro e chiamato in seguito zecchino. Erede del solido bizantino, era la più accettata nei commerci in Oriente, sia in Africa sia in Asia, dove rimase poi a lungo nella tradizione e nella pratica.


Moneta emessa da un'autorità ducale.
Erano dette ducati due monete d'argento, una di Ruggero II col figlio duca di Puglia
(1140-1148) e l'altra di Guglielmo I del pari col figlio (1156-1160); e ducato fu da principio chiamato il grosso d'argento, emesso dal doge di Venezia Enrico Dandolo verso il 1202.

La voce ducato rimase a indicare la moneta d'oro purissimo coniata da Giovanni Dandolo
nel 1284. I lati presentano le seguenti caratteristiche iconografiche:

- al diritto San Marco aureolato e con sontuosa veste tiene il Vangelo nella mano sinistra e, volgendosi a destra, porge al Doge genuflesso un'orifiamma, su cui si trova la croce;
il Doge ha un manto ornato con pelliccia, il capo con il berretto ducale e stringe l'asta
con ambo le mani

- al rovescio Gesù Cristo in piedi, di fronte, con un nimbo crociato di forma greca, avvolto
in una lunga veste. Con la mano sinistra tiene il Vangelo e con la destra benedice.
Il Redentore è in un'aureola ellittica cosparsa di stelle (4 a sinistra e 5 a destra)

Il ducato veneziano fu coniato per la prima volta il 31 ottobre 1284 con lo stesso peso di grammi 3,559 e lo stesso titolo dell'oro = quasi 1000,* del fiorino di Firenze che circolava da oltre trent'anni. Ma per alcuni il ducato deriverebbe da un Duca di Ferrara, che l'avrebbe fatto battere nel XVIº secolo, per altri da Ruggero IIº di Sicilia, Duca delle Puglie che l'avrebbe voluta nel 1110, con l'immagine del Cristo. In ogni caso i ducati presero questo nome in quanto vi era impressa la figura del Doge (Duca).

Furono monete diffusesi in tutta Europa, sinonimo di qualità e valore, accettate in decine di
paesi per secoli durante la fine del Medioevo e il Rinascimento. Solo il fiorino di Firenze può vantare altrettanta diffusione.

Difatti i governanti Veneziani volevano una moneta "tam bona et fina quam fiorino"; questo perchè in pochi decenni il fiorino aveva avuto un successo straordinario !!

Il nome passò quindi alle monete d’oro coniate in vari paesi che, per la massa e la bontà,
si approssimavano al ducato d’oro veneziano: si ebbero così ducati papali, dell’Impero,
di Milano, ecc...

Da questa il nome passò alle monete d'oro, che si vennero coniando in quasi tutti i paesi col
peso e bontà approssimativa di essa. Quindi i ducati papali, dell'Impero, del Regno, di Rodi,
di Savoia e delle minori zecche italiane e straniere e anche a volte il fiorino e il genovino presero indistintamente il nome di ducato. In letteratura non specialistica, gli storici chiamano spesso ducato qualsiasi moneta d'oro del basso medioevo.

Il ducato d'oro veneziano (dall'arabo Sikka, che era il diritto di essere nominati
sulle monete e dalla radice araba Sakk, che significa scavare) fu, durante tutto l'autunno del medioevo e l'alba dell'eta' moderna, la principale misura delle ricchezze. D'oro purissimo e di peso costante, era un punto di riferimento per ogni valutazione. La quantita' di oro fino (tre grammi e mezzo) di cui era costituito, era quella giusta per un pagamento di media importanza, quale un abito non di lusso, una ricca cena tra amici, le grazie di una cortigiana di media belta'.

La moneta originale araba è il dinar equivalente quasi all'italiano zecchino; la parola zecchino o sequin non sembra che sia italiana ma piuttosto orientale; nel suo senso primitivo indica una moneta come cosa distinta dal metallo in verga e noi possiamo pronunciarla sicca conoscendola con questa ortografia nella sicca rupee ecc...

Il successo del Ducato presto si diffuse ampiamente e lontano: conquistò i mercati d'Europa mediterranea, del Medio Oriente, di India, Egitto e Africa. Il peso costante, l'altissimo titolo
dell'oro e la finezza del conio permisero a ogni nazione del mondo transazioni commerciali
sicure con tutte le altre, costituendo quindi un metodo di pagamento unificato. Non passò
molto tempo prima che il Ducato Veneziano diventasse la moneta internazionale privilegiata.

Questo è il motivo per il quale la possiamo definire moneta di tre continenti, degna
erede del solido o bizante di Constantinopoli!

E' assai curioso notare come, dopo la scoperta dell'America e l'afflusso di oro che ne
consegui', questa quantita' ottimale di metallo prezioso si sia progressivamente assestata
su pesi considerevolmente maggiori: nel sei-settecento, la pistola (o doblone) con circa
sei grammi, poi il Luigi con lo stesso peso di oro puro e la sterlina con oltre un grammo di
piu'. Prima di tanta inflazione pero' lo zecchino domino' incontrastato non solo in Europa
ma anche in Africa ed in Asia dove rimase poi a lungo nella tradizione e nella pratica e trovò
il modo di spingersi persino in India.

Un esempio di acquisto in ducati effettuato in Portogallo

Il più antico planisfero portoghese è la famosa “Carta del Cantino”, formato da sei fogli di pergamena incollati, di circa 2 metri di lughezza e 1 di altezza; splendido per le raffigurazioni miniate e dorate, è uno dei più preziosi documenti cartografici di tutti i tempi, ora custodito in
una biblioteca di Modena. Alberto Cantino, agente diplomatico del duca di Ferrara in Portogallo, contrabbandò la mappa, probabilmente copiata da un anonimo cartografo di Corte.

In una lettera del 19 novembre 1502, Cantino annunciava al Duca di aver riportato dal soggiorno portoghese una carta aggiornata alle ultime scoperte: era costata la cifra esorbitante di dodici ducati d’oro, cui si erano aggiunti altri venti ducati per il trasporto da Genova a Ferrara, via Roma, ma la soddisfazione per lo scopo raggiunto era palese, considerata l’eccezionalità del documento e l’espresso divieto del Re del Portogallo di esportare carte nautiche oltre confine.

I ducati in India

Nel 1498 il portoghese Vasco da Gama, primo europeo ad arrivare in India dopo aver circumnavigato
l'Africa, trovò ducati e genovini a Calicut, sulla costa occidentale indiana!!

Altri navigatori e mercanti confermarono gli avvistamenti di zecchini in molte parti dell'India,
a Malacca e nelle isole della Sonda e si creraono adirittura elle tavole di conersioni con le
monete locali, soprattutto col formidabile esempio di Gasparo Balbi.

Tra il XIV e il XVIII Secolo, il commercio fra Venezia e l'India aveva portato il Ducato aureo,
emesso dai Dogi Francesco Loredan, Paolo Renier e Pietro Grimani, in molte parti dell'India,
in particolare nel Kerala e nel Tamil Nadu. Queste monete veneziane ebbero molto successo soprattutto nell'India Meridionale, erano molto ambite nel Kerala medievale e i Governanti
indiani le compravano per donarle a sacerdoti e studiosi. Per il fatto di portare la figura di San Marco, queste monete erano viste come sacre dai Siriaco-Cristiani del Kerala e molte donne
fedeli di quella Religione indossavano collane di monete veneziane. Per questo motivo molti
Ducati ci sono giunti bucati o con estensioni applicate per legarli e indossarli.

Anche in India il Ducato era usato nella gioielleria e spesso cambiava di mano con le doti
nuziali. Si trovano monete d'oro veneziane anche in altre località dell'India. Nel 1981, il
Direttorato per l'Archeologia e i Musei nel Karnataka ha acquisito un gruzzolo di 39 Ducati
veneziani di ben nove diversi Dogi, da Bartolomeo Gradenigo (1339-1341) a Tommaso
Mocenigo (1414-1423).

A Ceylon era particolarmente gradito perche' gli indigeni vedevano nelle figure la
rappresentazione di uno dei loro mestieri piu' popolari: la raccolta del nettare di cocco.
Chiunque era infatti capace di riconoscere la figura di un santo nimbato, mentre non c'era spiegazione per l'uomo inginocchiato davanti a lui se non immaginarlo nell'atto di
prepararsi a salire la palma (la lunga asta tra i due, con in cima il vessillo o la croce).**

Quella moneta era così apprezzata che quando una delle "cripte segrete" del Tempio Padmanabhaswamy
a Thiruvananthapuram fu aperta nel 2011, tra altri tesori saltarono fuori anche i Ducati d'oro.***


La rivalità col fiorino di Firenze

Nonostante la sua enorme diffusione e fama in tutta Europa, al punto di definirla la "moneta della Cristianità", il fiorino non ebbe successo in Africa e Asia, dove era molto più preferito il ducato veneziano. Si incorreva così in certi casi al limite dell'assurdo.

Il primo "viaggio di levante" delle galee fiorentine ci illustra uno di questi incredibili aneddoti.

Il 12 luglio 1422 partiva da Pisa la prima galea armata con destinazione Alessandria, alla quale
se ne unì subito una seconda. Sulle navi viaggiavano anche più "merchanti fiorentini" i quali portavano drappi dal valore di 4.000 fiorini e in contanti per acquisti di spezierie, 56.000 ducati. Si noti la sproporzione tra il valore delle merci da vendere e il denaro da investire in compere. Quanto al fatto che si portassero ducati e non fiorini, i fiorentini dovettero accettare questa mortificazione perchè solo il ducato veneziano era ammesso ad Alessandria come moneta di scambio, e gli ambasciatori della Signoria, proprio fra le prime richiesta da rivolgere al sultano, dovevano domandare la parificazione del fiorino al ducato! ****

Le notizie citate su Avignone e Limburg nel testo sul fiorino d'oro testimoniano invece che in
Europa non c'era quasi paragone tra la presenza del fiorino rispetto a quella del ducato,
un rapporto di almeno cento a uno.

Si discute sempre tra collezionisti e studiosi su quale delle due monete fu la più diffusa, forse è
questione di simpatia indicarne una; di certo per oltre tre secoli nessuna predominò sull'altra, si spartirono semplicemente il mondo.

Nessuna delle due monete quindi raggiunse mai il predominio assoluto avuto in passato dal
solido bizantino
, il vero dollaro del Medioevo.


Il cambio di nome

L'ultimo Doge in cui si ebbero i ducati fu Pietro Lando (1539-1545).

La moneta aurea veneziana mantenne sempre peso e titolo invariati (aveva al massimo 3
per mille d'impurita' cioe' 0,997). Nel 1455 il valore legale del ducato fu fissato in 124
soldi di piccoli d'argento; il ducato divenne percio' una moneta di conto, alla quale fu
dato un corrispondente battendo ducati d'argento. E fu da questo momento che si
chiamò zecchino (da Zecca) e non piu' ducato.

Al nome Ducato si sovrappose quello di Zecchino dopo il 1540 nel territorio veneziano
ma con questo nome si indicavano anche monete di Bologna, di Genova, di Napoli,
dei Papi, e anche dell'Austria e dell'Europa centrale (Ungheria, Transilvania ...).
Il termine Zecchino sembra derivare certamente dalla formula 'ducato d'oro in oro di zecca'
o 'ducato zecchino', intendendo così sottolineare che la moneta era di oro puro, garantito
dalla zecca in cui era coniata.

Il re di Serbia Stefano II, nello stesso contesto dei sovrani corrotti, falsificò il ducato
veneziano e lo mise in circolazione allo scopo di causare un danno economico a Venezia—
Dante lo cita nel cielo di Giove, quello dedicato alla Giustizia:
«che male ha visto il conio di Vinegia» (Pd XIX 141).

Fu infatti sotto il dogado di Francesco Dona' (1545-1553) che si trova sempre piu' spesso la
parola "cechino", da cui zecchino, per indicare il ducato d'oro anche nei documenti pubblici.

Anche ora noi usiamo il termine “oro zecchino” per indicare un oggetto di oro quasi
puro (24 carati).

Poi con Francesco Dona' (1545-1553) e Marcantonio Trevisan (1553-1554), le monete si chiamarono indifferentemente ducati o zecchini. La moneta coniata per Francesco Dona' (o Donato) aveva titolo d'oro = 1000, cioe' 24 carati di fino e pesava 3,494 gr; al diritto : sopra una linea orizzontale San Marco e' in piedi e porge il vessillo al Doge genuflesso; al rovescio : il Redentore appare benedicente in un'aureola ellittica cosparsa di 9 stelle a 5 raggi (4 a sinistra e 5 a destra) Il primo Doge sotto il quale la moneta si chiamo' pubblicamente "zecchino" fu Francesco Venier (1554-1559). Anch'essa aveva titolo d'oro = 1000 (24 carati di fino) e pesava 3,494 gr. Essa mostrava : al diritto : sopra una linea San Marco in piedi che porge, al Doge genuflesso, il vessillo; al rovescio : il Redentore benedicente e' entro un'aureola ellittica con 12 stelle a 5 punte, 6 a sinistra e 6 a destra.

I Dogi che fecero coniare ducati o zecchini furono 73 a partire da Giovanni Dandolo (1284)
il quale fu il 48º e finendo con Ludovico Manin, il 120º. Con quest'ultimo termina anche
la storia entusiasmante (1797) della Repubblica della Serenissima.

Una moneta di tanta bontà fece subito aggio e mentre era stata emessa alla parità di lire 2 e
soldi 8 della moneta d'argento, salì subito sul mercato a prezzi più alti, che lo stato fu costretto
a sanzionare di volta in volta, e così nel 1472 valeva lire 6 e soldi 4 e nel secolo XVIII lire zz. Amenniamo a questa intermedia valutazione di soldi 124, perché il ducato divenne moneta di conto col nome di ducato corrente e quante volte si ragiona di ducati s'intende di questo corrente, se non vi sono espresse le altre qualifiche di ducati d'oro in oro, ducato mozzo o a moneta di 120 soldi (valutazione anteriore a quella del 1472 che rimase moneta di conto per alcuni speciali contratti e divenne effettiva per poco tempo sotto Marino Grimani nel 1601-1602), ducato di banco con aumento del 20% sul corrente.


A questa valutazione si riferiscono tutte le monete, con le quali si volle di volta in volta rendere effettivo il ducato di conto: il ducato d'oro (gr. 1, 166), creato sotto Leonardo Donà nel 1608, che ebbe brevissima durata; il ducato d'argento (gr. 32,896, titolo 948) battuto per la prima volta nel 1563 insieme con il mezzo e il quarto portanti l'indicazione del valore in soldi: 124, 62, 31 e quello pure d'argento detto delle galere, emesso nel 1572 (gr. 28, 10), che poi prese il nome di Giustina minore.più tardi detta zecchino


Anche questi ducati ebbero presto un aumento di valore nel corso su quello nominale e vennero allora detti ducatoni, finché nel 1665, sotto Domenico Contarini, per rendere nuovamente effettivo il ducato di conto, se ne fece uno nuovo diminuito di peso e d'intrinseco (gr. 23,40, titolo 826), che prese il nome di ducatello.


Anche il ducato d'argento venne coniato in quasi tutte le zecche d'Italia e si conoscono quelli ossidionali di Roma ai tempi di Clemente VII, di Mantova, di Modena, di Napoli, di Parma,
di Ragusa e di altri luoghi, con pesi e leghe diverse.

 

Sultana: Nome attribuito in Egitto e nel Maghreb all'alt?n (in turco, oro), moneta aurea ottomana di gr 3,56, coniata con una percentuale di 980‰ di fino, introdotta nel 1477 da Mehmed II (1444-1446; 1451-1480), come equivalente del fiorino o del ducato.

 

* Propabilmente tra i 986 e i 996 millesimi, il titolo più alto raggiungibile con i mezzi di affinamento dell'oro allora noti (a seconda delle fonti)

** Krutika Haraniya - The Venetian Ducat's Quaint India - 2018 - Traduzione di Umberto Sartori
L'autore cita inoltre: "Nell'ottobre 2018, il Ducato veneziano è stato esposto in una mostra dal titolo: "Arte sulle Monete - L'India e il Mondo", tenutasi allo NCPA di Mumbai, assieme ad altre interessanti monete e valute."

*** https://postcard.news).

**** Armando Sapori