La nascita del Tallero e del Guldiner


Il Tallero nacque all'inizio del Cinquecento, dopo l' aperture di nuove miniere
d'argento in Europa, le quali fornirono il metallo per coniare monete di una
grandezza e quindi di un valore, molto superiore a quelle delle passato.


Dopo il 1450, si riebbe l'aumento della produzione d'argento dopo un secolo di scarsità (erano esaurite le miniere della Sardegna) e ciò dipese dalla scoperta di nuove produttive miniere in
Tirolo e in seguito nei monti tra Slesia e Boemia.

Sul versante ceco dei monti, nella Joachimtal si coniò una nuova moneta dal peso di circa
27 grammi d'argento. Il nome Thaler deriva dalla parola tedesca "Tal" che significa "valle".

Questa moneta rappresenta la quarta grande innovazione monetaria del Medioevo, dopo il
denaro della riforma carolingia, il grosso d'argento e l'introduzione delle monete d'oro delle
città italiane della seconda metà del Duecento (genovino, fiorino, ducato).

Il Tallero riscosse subito successo e fu imitato in molte regioni dell'area germanica, principalmente settentrionali, restandone la moneta di riferimento sino alla creazione dell'Impero Germanico nel 1871.

Il suo genitore era una nuova moneta coniata in Tirolo. Nel 1486, nella zecca di Hall, vicino a Salisburgo, fu coniata dall'Arciduca Sigusmondo una grande moneta di 31,7 grammi d'argento,
chiamata Guldiner perchè di valore pari ad un gulden (o fiorino) d'oro.

La creazione di questa moneta fu possibile per una serie di circostanze fortuite. All'epoca le monete di maggior valore erano il fiorino (sia l'originale fiorentino sia la sua variante renana) e il ducato d'oro. Il Tirolo però non aveva oro ma una grossa produzione di ottimo argento nelle miniere di Schwaz e la produzione di piombo a Monteneve (BZ), metallo che era utilizzato nel processo di estrazione dell'argento. I grossi tirolesi battuti da molto tempo a Merano, la cui zecca fu trasferita nel 1477 ad Hall, avevano già un largo credito e diffusione in molti stati confinanti. Per l'Arciduca era quindi molto più conveniente coniare argento piuttosto che oro e quindi da ciò nacque l'idea di battere una moneta d'argento del valore paragonabile ad una d'oro.

Già nel 1493 il guldiner fu adottato da Berna. Inizialmente utilizzato solo a scopi di rappresentanza, divenne presto una moneta indispensabile per gli scambi commerciali. Offrì a diversi abili incisori di conii delle fam. Stampfer, Gessner e Dassier la possibilità di realizzare effigi di grande intensità espressiva.

Le sue caratteristiche innovative furono due:

- il peso e quindi la dimensione enorme rispetto ai precedenti denari o grossi, e adatta a raffigurazioni molto più ampie di quelle viste dalla nascita della moneta
- l'essere paragonata direttamente ad una moneta d'oro semplificando molto il mercato dei cambi

Si deve precisare che il rapporto alla pari tra Guldiner e fiorino fu dovuto Nei decenni successivi il valore dell'oro aumentò molto rispetto all'argento, soprattutto nella seconda metà del Cinquecento in seguito alla scoperta di enormi giacimenti di argento in America (Messico, Potosì in Perù) e quindi i successivi Talleri, pur rimanendo di buon valore, non erano quasi mai equivalenti ad una moneta d'oro!

Sigismondo produsse ad Hall più di 30 tonnellate d'argento tra il 1482 e il 1490.*

La storia è paragonata ad una ruota che gira sempre avanti e tende a ripetersi; difatti come nel caso dei denier o del genovino e fiorino, l'esempio fu presto riprodotto anche in altri luoghi.

Nei primi anni del Cinquecento, i principi della Sassonia e del Württemberg coniarono altre maxi-monete, denominate guldengroschen perché il loro valore corrispondeva sempre a quello del
fiorino o gulden e del ducato d'oro.

Verso il 1520 i conti di Schlick, proprietari delle miniere argentifere di Sankt-Joachimsthal (Jáchymov), coniarono anch'essi tali monete e si distinsero per una coniatura molto intensa,; questa denominazione prevalse su quella precedente e divenne generale.

 

La moneta di Sigusmondo del 1486 sviluppò con grande profitto il tipo prettamente medioevale del cavalleggero armato. Nelle monete ritratto le quali mostrano notevoli influenze italiane la bellezze reale fu spesso sacrificata ad un realismo più incisivo, ma almeno il soggetto trovò libero per la prima volta il centro del campo. Per temperamento gli incisori germanici preferivano il pittoresco e la loro inclinazione era di sopraffare il disegno con una quantità di dettagli.

Il grande fondo del Tallero procurò un campo assai promettente agli incisori di monete. Il suo rivale Leone Leoni ottiene un assia più grandioso effetto con arditi rilievi di gusto romano sui conii che incise a Milano per Carlo V.

Gli stessi allineamenti idealizzati a Milano, furono trattati con realismo brutale sul grande fiorino d'argento che Carlo V introdusse nei Paesi Bassi, come rivale del Tallero.
Le grandi monete incominciarono ad avere vasta diffusione perchè l'enorme afflusso di oro e argento dalle Americhe prese ad avere effetto sull'economia europea. Giungendo dapprima in Spagna, buona parte del metallo l'attraversava per pagare le massicce ordinazioni all'estero del re, soprattuto nelle Fiandre e Paesi Bassi spagnoli. L'aumentare delle riserve monetarie condusse positivamente ad una rapida espansione del commercio esterno ed interno ma negativamente condusse a un rapido aumento dei prezzi. Anche i metalli preziosi sebbene abbondanti, aumentarono di prezzo a mano amano che i governi, spinti dal bisogno dei fondi, rivalutavano artificialmente ora le monete d'oro ora quelle d'argento. In tutta Europa si ebbe un continuo aumento del numero di monete e del loro valore nominale in termini di moneta di conto, accompagnato da una regolare caduta del loro potere di acquisto.

Cartina dell'Europa dopo l'anno 1000; nel cerchietto blu l'area delle nuove miniere.


 

Il Tallero dell'Europa

Tali monete incontrarono subito il favore dei mercati che abbondavano di argento e, quando Carlo V, nonostante l'opposizione dei possessori delle miniere, riuscì nel 1524 a regolarne l'emissione e a introdurle nella monetazione imperiale, ebbero diffusione larghissima, non soltanto nei territorî dell'Impero, ma anche in tutti i luoghi che erano in rapporti commerciali con essi fino al più remoto oriente. Come "talleri dell'Impero", si chiamarono anche Reichsthaler (in Olanda rijksdaaler) o risdalleri. Non è possibile anche soltanto enumerare i luoghi che emisero talleri e accennare alle variazioni di peso e di lega che essi ebbero a subire, sia per effetto delle varie valutazioni locali sia per le speculazioni cui diedero luogo.

la più famosa fu quella da 8 Reales di Spagna

Per quanto riguarda l'Italia si può dire che quasi tutti i principi più o meno grandi ne ebbero a fare, o per ostentazione, o per speculazione o anche per falsificazione e contraffazione, soprattutto poi per farne oggetto di commercio col Levante dove erano ricercati. La repubblica di Genova progettò un tallero per il Levante; quella di Ragusa, che tanti rapporti aveva coi paesi musulmani, lo introdusse con due tipi nel proprio sistema monetario. I granduchi di Toscana crearono tre talleri diversi detti tolleri, uno col porto, l'altro con la fortezza di Livorno e il terzo con lo stemma mediceo sovrapposto alla croce di S. Stefano: i primi due portano il nome di Livorno e l'ultimo quello di Pisa, non già perché vi fossero coniati ma perché la bontà dell'argento minore di quella dell'antica moneta fiorentina non avesse a screditare quella che portava il nome di Firenze dove erano fabbricate effettivamente.

 

In Francia lo scudo pari a 36 e 1/4 soldi tornesi nel 1515 aumentò a 75 soldi tornesi nel 1614, nonostante le successive riduzioni di misura, mentre il Testone aumentò da 10 soldi tornesi nel 1515 sino a 14 e mezzo nel 1575, quando fu sostituito dal franco.

Il suo nome passò nei secoli ad indicare centinaia di tipi monetali, tutti caratterizzati dall'elevato valore, passando dal Tallero di Maria Teresa sino a quello prussiano.

Anche Venezia nel 1759 sotto il doge Loredan coniava dei talleri e dei mezzi talleri sotto il modello austriaco: al rovescio un immagine muliebre simile a MT con la scritta  Republica veneta e al dritto il solito leone… era il Tallero per il levante !

La repubblica di Venezia nella seconda metà del secolo XVIII allestì un macchinario apposito per la coniazione di talleri per il Levante; prese a modello il tallero di Maria Teresa che tanto credito godeva sui mercati orientali sostituendo al busto della imperatrice quello della repubblica. Questo tallero, che si continuò a fabbricare con due tipi diversi fino alla caduta della Repubblica, ebbe vita non inutile per quanto non raggiungesse lo scopo di eliminare dalla circolazione quello di Maria Teresa. Questo continua ancora a fabbricarsi nella zecca di Vienna ed era prima della conquista italiana la moneta base delle contrattazioni in Abissinia (detta anche girsh, piastra, tumun). Questo paese ebbe pure un tallero proprio fatto coniare a Parigi da Menelik II nel 1893. Poco prima (1890-1891) era stato coniato in Italia un tallero per la Colonia Eritrea col busto del re Umberto I. Nel 1918 si fece nella zecca di Roma la prova di un nuovo tallero destinato ai commerci con l'Abissinia, ma non fu poi emesso. Dopo la conquista italiana, il tallero continua ad aver corso nel territorio dell'ex-impero etiopico accanto alla lira italiana, al cambio di lire cinque per tallero. Si ebbero anche i mezzi talleri e le frazioni del mezzo, quarto, ottavo.

Il tallero è il precursore delle moderne moneta chiamate scudi d'argento, i cinque franchi o le 5 lire.

Il Tallero fu e rimase sempre una moneta d'argento. L'unico esemplare d'oro che conosciamo fu rinvenuto da Zio Paperone nell'Oceano Atlantico.

 

* Zecca di Hall e sito di Monteneve

** John Porteous - "Monete"