Le monete barbariche


I barbari (Angli, Goti, Franchi, Sassoni, Vandali... ), i quali invasero l'Impero
Occidentale nel V secolo, non avevano monete proprie, perciò o rilevarono
quelle che trovarono o le ignorarono del tutto.


Così avvenne in Inghilterra per circa 200 anni.

Nella maggior parte degli altri paesi i barbari mantennero le zecche e le monete romane,
così come altre istituzioni imperiali. I loro sovrani, fregiandosi il diritto di rappresentare
il potere imperiale, emisero monete in nome del solo Imperatore che essi conoscevano:
quello di Costantinopoli !

Ma lo fecero riuscendo solo ad imitare rozzamente i tipi delle monete già esistenti.

I fenomeni di imitazione esistevano però secoli prima delle invasioni barbariche e
sonodescritti e analizzati in questo articolo del Circolo Numismatico di Milano:

Imitazioni barbariche di monete romane


In Occidente la monetazione in bronzo e le rare emissioni di argento cessarono a metà del
VI secolo ma per i seguenti cento anni si coniarono monete in oro, strana circostanza per
una econonomia povera, ma tale oro era usato solo per scopi fiscali, per le donazioni reali
e per i sussidi mentre per gli usuali scambi commerciali non vi era moneta.

Il nominale più importante era il triens, che corrispondeva a un terzo del solidus 
tardo-romano. Le monete si diffondevano e si scambiavano anche da regno a regno.

Ad esempio il territorio svizzero odierno si collocava in posizione periferica all'interno
del regno merovingio. In base ai ritrovamenti, in Svizzera circolavano prevalentemente
monete galliche e in parte anche coniazioni ostrogote, visigote e longobarde.

Il passaggio dal sistema aureo a quello argenteo, che nel regno franco avvenne nel tardo VII secolo, in un primo momento non ebbe alcuna ripercussione nell'odierno territorio svizzero.


Monete di Eruli e Goti

Odoacre, Re degli Eruli, passato alla storia come destitutore dell'ultimo imperatore
Romano d'Occidente, Romolo Augustolo, fu il primo a battere moneta nella officina
monetaria di Roma e nella nuova di Ravenna, tra il 476 e il 489.*

il suo regno finì nel 493 quando Teodorico re degli Ostrogoti, inviato dall'imperatore
d'Oriente Zenone, lo sconfisse e fondò il suo regno in Italia. Durante la guerra entrambi i contendenti emisero monete in oro e in argento in nome di Zenone, ma l'esatta attribuzione
è molto complessa. Il riconoscimento come re d'Italia a Teodorico però avvenne solo nel 497
sotto il nuovo Imperatore Anastasio, il quale lo "autorizzò" a coniare monete in suo nome.
Non si trattava quindi, come nei casi di altre popolazione barbariche, di imitazioni ma di
piuttosto di esatte riproduzioni e di buona lega.

In seguito batterono moneta tutti re Goti nella loro frammentaria dominazione dell'Italia,
sempre a Roma e a Ravenna, sporadicamente a Pavia (541 - 553): monete di scarsissima
qualità e oggi di estrema rarità.


Il loro periodo dura tra il 493 e il 552, quando avvenne la "Riconquista" di Giustiniano.


Solido emesso da Atalarico (524-534) o da Teodato (534-536) per Giustiniano I


Monete dei merovingi

Invece nell'attuale Francia comparvero le monete del sovrano merovingio Teodeberto
di Austrasia (534-548), il primo re che ruppe il monopolio imperiale sull'oro.
Erano artisticamente meno coraggiose: la legenda "DN Theodebertus Victor"
proclamava l'indipendenza dei Franchi ma il ritratto frontale era ancora
quello di un imperatore Bizantino.*


Austrasia. Solido d'oro, Teodoberto (534 - 548)

Questa è la prima moneta emessa al nome di un sovrano franco; quantunque il nome
sia quello di Teodoberto, il viso è ancora quello di un impoeratore bizantino.


Approfondimento sulle monete dei Merovingi.

 

Monete dei Frisoni

I Frisoni erano un antico popolo dei Germani stanziati verso la zona costiera del Mare del
Nord, nell'area degli odierni Paesi Bassi. Attorno al 600 costituirono un loro regno noto anche
come Magna Frisia. Spesso in lotta con i vicini Franchi, nel 734 Carlo Martello li sconfigge alla
foce del fiume Boorne; ulteriormente assogettati da Carlo Magno durante la conquista della Sassonia, entrono nel regno dei franchi.

Attorno al Mare del Nord, tra i regni Anglo-Sassoni, lo Jutland e la Frisia, fiorì tra VII e
VIII sec. la produzione e circolazione di piccole monete in argento in genere di peso
attorno al grammo, note oggi come Sceattas. La città frisone di Dorestad, già romana, poi carolingia, è tra i centri di difusione di queste monete; ad oggi però difficilmente
attribuibili, poichè il commercio aumentò la confusione tra monete frisoni, inglesi e merovinge.

Infatti le monete dei Frisi, per nulla originali nei loro conii e a volte di bontà inferiore, erano per
lo più anepigrafi e con una ricca varietà di figurazioni spesso fantastiche; ricordano molto le
stilizzazioni operate dai Celti nella riproduzione delle monete ellenistiche.


Il Regno di Audulf (600 d.C. - 621 d.C.) Modifica Audulf basò principalmente il suo regno nel decidere meglio su come amministrare il proprio stato dividendo il proprio regno in una forma primitiva di quella che sarà poi quella feudale. Diede molto potere ai più ricchi di ogni città che in cambio avrebbero dovuto dargli parte delle tasse che avrebbero dovuto riscuotere, degli uomini per l'esercito e avrebbero utilizzato da quel momento in poi il primo sistema monetario Frisone: la Frisia. La moneta, così facendo, si diffuse velocemente in tutto il territorio e prese già da subito grande importanza. Inoltre introdusse un sistema di pagamento delle tasse molto particolare: il signore di ogni città doveva costruire una casa con due stanze, in una ci doveva essere uno scudo e l'altra doveva essere vuota. I cittadini avrebbero dovuto versare il denaro nella stanza vuota e il signore gli avrebbe poi raccolti.


Monete dei Visigoti

Tra le monetazioni di oro più abbondanti c'era quella dei Visigoti di Spagna e della Gallia Narbonense. Questa monetazione venne emmessa da 19 dei 20 re di breve durata regnanti
dal 568 sino all'estinzione del regno visigoto di Spagna ad opera dei mori nel 711.
Era costituita da una sola moneta il triente
(o tremisse) ma più grande e più sottile
di prima, aveva quasi il diametro del solido.*


Spagna visigotica - Triente d'oro, Svinthila (621 - 631), zecca di Merida

Ogni moneta era emessa con il nome del sovrano e di una delle 80 zecche tra Oporto e
Narbona; i Visigoti avevano inoltre un sistema di zecche altamente organizzato. Lo stile
benchè barbaro non era degenerato e presenta forme nuove ricavate dagli originali romani,
erano ben definite e ben equilibrate.




Quanto al pagamento delle imposte, i re germanici avevano inizialmente ereditato il sistema
fiscale romano ma essi ebbero sempre meno forza di esigere le vecchie tasse romane: la Chiesa
si era fatta presto riconoscere il diritto all'esenzione, i capitribù che diventavano latifondisti rifiutavano simili pagamenti e la nobiltà fondiaria romana era abituata da tempo a non pagare.
Solo costituendonsi un ricco patrimonio fondiario, ancora una volta poggiante sulle spalle dei
servi e dei contadini, i re germanici riuscirono a crearsi i mezzi per nutrire, vestire e armare
il proprio seguito.

Il dissolvimento dell'economia monetaria non fu totale e non perchè erano rimaste poche
isole di fatti monetari; anche quando gli scambi di mercato avvenivano nella forma del
baratto, si misurava in unità monetarie il valore dei beni barattati. Gli uomini penavano
in termini di prezzi anche se la moneta era assente. In molti casi dietro una apparente
vendita contro denaro, c'era in realtà un baratto, ma l'apprezzamento del vaolre restava
un fatto monetario.


Monete dei Longobardi

Nemmeno i Longobardi giunti in Italia verso il 565/570 avevano monete proprie e quindi
si adeguardono ben presto al sistema monetario esistente, ovvero il romano-bizantino.

I re Longobardi tra il 686 e il 756/769 coniarono nella loro capitale Pavia, dove accentrarono
la coniazione, piccole monete d'oro e d'argento in scarsa quantità e oggi rarissime:
si trattava dei soliti tremissi, un terzo di solido, una moneta sottile d'oro con il peso
oscillante tra 1,20 e 1,40 grammi; se ne conoscono diversi tipi pricipalmente di Pavia
ma anche delle officine monetarie della Tuscia Longobarda (l'odierna Toscana) quali
Lucca, la capitale, quali Pisa, il porto, e di Pistoia, con forse qualche emissione anche a
Chiusi e Cortona. Monete longobarde sono state rinvenute anche in Svizzera.

A Milano coniarono monete tra il 553 e il 661 e tra il 756 e il 774, a Ravenna tra il 749
e il 756, a Piacenza tra il 749 e il 774 e qualcosa anche a Treviso. Inoltre si spinsero
molto a sud governando i Ducati d Spoleto e di Benevento come attestano le emissioni
effettuate nelle officine monetarie di Benevento tra il 788 e 895, Salerno (861 - 1075)
e Capua (863 - 1007).

Con Astolfo, comunque, il nome del re si impose su tutte le emissioni rendendo dunque esplicitamente regie anche le emissioni toscane che, peraltro, doveva essere state tali
già in precedenza, malgrado l’appariente autonomia suggerita dall’originale iconografia.

La monetazione di Desiderio, l’ultimo re, è senza dubbio la più compiutamente regia
di tutta la serie: infatti, unificò due diversi filoni della monetazione longobarda.

Il primo fu introdotto da Cuniperto tra il 688 e il 700 e in seguito adottato anche da
Liutprando mentre il secondo è rappresentato dalle emissioni della Tuscia (Etruria) dove
la produzione iniziò a partire dal 700 circa, con rari tremissi caratterizzati dalla presenza,
al diritto, del monogramma di Lucca, e proseguendo con i più noti e diffusi stellati.

Il sussistere nel sistema monetario dell’VII secolo di piccoli nominali d’argento denota
una certa complessità economica che giustifica la produzione di moneta divisionale a
fianco del tremisse aureo in una fase che, in ambito longobardo, vide probabilmente
uscire di scena la moneta di bronzo tardo romana ancora circolante.**

Fu proprio il tipo dello stellato ad essere adottato da Desiderio sia per le emissioni delle
officine monetarie toscane sia per quelle settentrionali. La sola eccezione è rappresentata
da un tremisse, recante al rovescio la figura del san Michele, rinvenuto in un ripostiglio
a Novara.**

L’azione riformatrice di Desiderio non si limita agli aspetti iconografici. Il re sembra infatti
mettere in atto una vera e propria riorganizzazione della produzione monetaria. La novità
fu il consistente aumento delle zecche nell’Italia settentrionale.**

I Re Merovingi in Francia o quelli Longobardi in Italia continuarono a coniare monete d'oro,
più raramente d'argento. Sarebbe forse erroneo però vedere in ciò un interesse diretto a promuovere la circolazione dei beni. I re barbarici pensavano di accrescere il loro prestigio
coniando monete d'oro auree ad imitazione di quelle bizantine. Tali monete con un potere di acquisto piuttosto elevato avevano poi solo due funzioni: l'acquisto di beni di lusso e il
pagamento di penalità pecuniarie.


Economia di feudale espressa in natura: non c'era bisogno di monete di alto valore o eccessivamente raffinate perchè richieste dalle minoranze che vivevano del commercio estero.
Non costituivano un grande agente monetario commerciale ma rispondevano alle necessità dell'epoca. Nell'ovest, quindi in pratica i trienti sostituirono largamente il Solido d'oro, base
dell'economia dell'Impero Bizantino. L'argento era raro e per l'uso comune c'era solo il bronzo.

 

Bleda e Attila, nel trattato di Margo, volevano la riconsegna dei cittadini romani fuggiti;
ai romani veniva però lasciata la soluzione di pagare 8 solidi per ogni schiavo!

Teodosio tergiversò sul pagamento di un tributo di 700 libbre d'oro agli Unni.

Attila potrebbe essere non un nome unno, forse non era il nome proprio ma un titolo
germanico che significava "padre" e dei reperti di monete romane ritrovate nella zona di
Reggio Emilia sembrano confermarcelo.

 

 

* John Porteous - "Monete"

** Alessia Rovelli - Università degli studi della Tuscia, Viterbo